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Come gli Abbonati alla Rivista già sanno, il giorno 21 marzo 1994
è deceduto in Roma il prof. Gaetano Del Vecchio, maestro insigne
di Igiene ed infaticabile animatore, oltre che Fondatore e Direttore,
di questa Rivista. Alla morte, irreparabile, del maestro si accompagnava
così la possibile perdita dell'opera editoriale, che non trovava
più il suo insostituibile sostegno. Se la "scomparsa" di una pubblicazione
periodica è sempre da consìderarsi un lutto per la cultura in
genere, nel caso specifico di Igiene e Sanità Pubblica
sarebbe venuto a mancare uno strumento importante per la disciplina
che ci vede adepti ed operatori, strumento di informazione e diffusione
delle più attuali conoscenze, oltre che di forni azione, stimolo
e palestra di ricerca igienistica.
Per aderire ad un espresso desiderio del Fondatore e per tentare
di serbarne il ricordo nel modo più consono alle Sue aspirazioni
- sostenere cioè l'Igiene e fare opera di formazione degli Igienisti
- ho preso la decisione di rilevare la testata della Rivista e
continuarne la pubblicazione, affrontando le difficoltà tecnicoamministrative
ed editoriali che tale impresa comporta. Ho sentito l'impegno
morale a proseguire l'opera del prof. Del Vecchio per l'affetto
che a Lui mi legava e per rispetto alla nostra disciplina. Mi
è sembrato, in altri termini, irragionevole abbandonare una rivista
scientifica dedicata all'Igiene ed alla Sanità pubblica dopo anni
di battaglie culturali e scientifiche in difesa della identità
e della insostituibile importanza di questa materia; una Rivista
per giunta che conta tra i molti meriti anche quello di aver raggiunto,
quest'anno 1994, l'annata del cinquantenario.
E' forse utile chiedersi, in questa prima occasione per me di
dialogo con i lettori, se il nome della pubblicazione Igiene
e Sanità pubblica risulti ancora attuale: "è dopo il secondo
conflitto mondiale che si sono rallentati e complicati i rapporti
fra Sanità pubblica e Igiene e che quest'ultima ha subito l'azione
dirompente di fattori di varia indole" (A. Giovanardi: L'Igiene
tra il passato ed ilfuturo. In "Sanità,Scienza e Storia"
n. 1, 1989, p. 51). La Sanità pubblica, in altri termini, non
si riconosce più unicamente nelle funzioni "igieniche" di studio
(epidemiologia) dei pericoli per la salute dell'uomo e della loro
prevenzione (profilassi), ma ha assunto funzioni più numerose
e diversificate, con inevitabile ricaduta sull'organizzazione
sanitaria. Alla iniziale funzione statale che attuava i principi
dell'Igiene attraverso l'errianaziòne di leggi e regolamenti a
finalità sanitaria ed esercitava la pratica dell'Igiene come una
attività di "polizia sanitaria", si sono infatti aggiunte,
con l'istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, l'organizzazione
e la gestione dei servizi sanitari nelle loro molteplici diversifìcazioni.
La Sanità pubblica che prima erogava servizi di tutela della salute
più che assistenza, e piuttosto di tipo ambientale che personale,
deve ora fornire una miriade di servizi, garantendone la qualità,
con inclusione quindi di aspetti organizzativi oltre che medico-sanitari.
Giova sottolineare che dalle più comuni definizioni di Sanità
pubblica ("un sistema organizzato di protezione della salute della
popolazione"; "l'organizzazione di risorse locali, nazionali,
internazionali, finalizzata ad affrontare e risolvere i più importanti
problemi sanitari delle comunità" Oxford textbook of public
Health, 1984, vol. I, pag. 3 e 20), emerge prepotente la nozione
di organizzazione. La nuova Sanità pubblica è medicina sommata
ad organizzazione. Una realtà di cui bisogna prendere atto.
Così anche l'Igiene, da fondamento della istruzione e cultura
del medico, è diventata purtroppo una specializzazione, suddivisa
a sua volta seguendo l'inarrestabile evolversi del sapere scientifico,
in molteplici sottospecializzazioni, rami, non più radici, dell'albero
del sapere. Coltivata da pochi, ignorata dai più, tende progressivamente
a trasformarsi ìn una disciplina secondaria nell'ambito del bagaglio
culturale dei laureati in Medicina.
Nel particolare momento storico che stiamo vivendo sia l'Igiene
che la Sanità pubblica sono sottoposte (come le Scienze mediche
in generale) allo scrupoloso scrutinio della loro pubblica utilità.
Dalla fase di enunciazione dei principi della tutela della salute
(che potremmo chiamare fase idealista) si è passati alla pratica
realizzazione del fattibile (che potremmo chiamare fase pragmatica).
La legge n. 833 del 1978 può essere a buon diritto considerata
il testo rappresentativo della prima corrente di pensiero. Il
decreto legislativo n. 517 del 1993 il testo rappresentativo della
seconda. E non è senza conseguenze che le basi concettuali e culturali
della prima derivìno, per unanime riconoscimento, dagli igienisti
(padri fondatori della riforma sanitaria), mentre va invece sottolineata
una loro dichiarata assenza alla formulazione del più recente
iter legislativo.
E' cambiato non solo il contenuto, sempre più lontano dalla tradizione
igienistica, ma anche il linguaggio, mutuato soprattutto da discipline
economico-aziendalistiche. Viene messo in discussione il dogma
che tra salute individuale (salus), che ha valenza intensiva,
e salute collettiva (sanitas), che ha valenza estensiva,
esista un indìssolubile rapporto. La tutela della salute viene
ora sentita e vissuta come fatto individuale e privato, e pertanto
lasciata alla responsabìlità del singolo (autotutela); la sanità,
come fatto collettivo e sociale, viene di fatto subordinata alle
disponìbilità finanziarie.
Ci sono quindi tutte le premesse per reagire attivamente, per
non sopportare passivamente questo andamento delle cose, per rivolgere
a proprio vantaggio le modificazioni in corso (con uno slogan
caro al management: ogni cambiamento crea una opportunità). Certamente
quando in un gruppo sociale prevale la difesa ad ogni costo dell'esistente,
è difficile che chi propone una interpretazione dinamica della
realtà circostante non venga considerato un fastidioso testimone
di prospettive innovative che si preferisce rimuovere o ignorare.
D'altra parte, quando l'interesse degli operatori di Sanità pubblica
viene polarizzato dalla conservazione delle proprie competenze
e dall'adattamento ai veloci cambiamenti organizzativi, le tattiche
di sopravvivenza possono distogliere dai compiti prioritari di
tutela della salute. Sono pochi coloro che non diffidano pregiudizialmente
dalle novità, finché non vi si trovino immersi, o ne vengano travolti,
come avviene in tutti i momenti di crisi e di trasformazione sociale,
quando vacillano certezze che parevano consolidate, e gli strumenti
tradizionali di intervento del gruppo non appaiono più sufficienti
a mantencre la immutabilità delle cose. E' allora che occorrono
analisi culturali sistematiche degli eventi ed immaginazione a
sostegno delle azioni-reazioni che il gruppo intende intraprendere
nei confronti del nuovo. Ne nasce un dibattito di idee tra tattica
e strategia, tra approccio culturale ed operativo, tra pragmatismo
e ideologia che questa Rivista intende continuare a stimolare,
registrare e diffondere.
E sono due le materie a carattere igìcnistico sulle quali, a mio
avviso, si sono pesantemente abbattute le spinte innovative, e
sulle quali desidero attirare l'attenzione dei lettori di questa
Rivista: questiohe ambientale, per un verso, organizzazione
e gestione dei Servizi sanitari, per l'altro. Non a caso per
il governo di queste due aree si è sentita la necessìtà di creare
due Agenzie, organismi nuovi non solo come nome ma anche come
modello organizzativo: l'Agenzia nazionale per la protezione dell'ambiente
(Legge n. 61 del 21 gennaio 1994) e l'Agenzia per i servizi sanitari
regionali (decreto legislativo n. 266 del 30 giugno 1993).
A questo proposito desidero sottolineare che all'interno della
Rivista è da questo numero riportato un inserto dedicato appositamente
agli aspetti più attuali della gestione ed organizzazione dei
Servizi sanitari. L'inserto è realizzato a cura del Gruppo di
lavoro dell'Osservatorio sui servizi sanitari della cattedra di
Igiene - Università di Roma Tor Vergata. Il titolo, Quaderni
della ricerca sui servizi sanitari, è un pegno legato alla
sua pubblicazione, sotto forma di "opuscolo" universitario, a
partire dal novembre 1992.
Il dibattito sulla sottile linea di confine tra salvaguardia dell'ambiente
e tutela della salute umana, che il recente referendum (aprile
1993) ha artificiosamente tracciato, dimostra come la percezione
della tutela del patrimonio naturale, da parte dei cittadini,
sia andata progressivamente eguagliando quella, pur essenziale,
della tutela della salute umana. Ovviamente questa evoluzione
è attribuibile al superamento, almeno nei Paesi ad elevato sviluppo
economico, del pericolo della sopravvivenza della specie umana
che aveva finora polarizzato l'interesse scientifico e il destino
delle risorse. In campo ambientale occorre puntare a trovare,
prima teoricamente e poi praticamente, quel delicatissimo punto
di equilibrio, il cosiddetto sviluppo compatibile, tra una visione
antropocentrica, che in qualche caso ha concorso a determinare
delle vere e proprie catastrofì ambientali, e salvaguardia ambientale,
che talvolta è arrivata a vere e proprie forme di integralismo
ecologico. C'è quindi materia per non lasciare nessuno inoperoso.
La materia che si è inteso trattare, sinteticamente denominata
Epidemiologia dei Servizi sanitari, rende omaggio all'intenzione,
sempre perseguita dagli igienisti, di utilizzare i Servizi sanitari
come strumento per il vero obiettivo che rimane la tutela della
salute della collettività. Senza un approccio "epidemiologico"
risulta infatti assai difficile identificare le cause dei disservizi,
concernenti sia l'accesso alle strutture sanitarie che
il loro funzionamento, nell'ambito del Ssn (cosiddetta
malasanità), al fine di proporre opportuni rimedi.
Poiché le idee e le opere viaggiano "sulle gambe degli uomini"
non si può tralasciare di tentare di identificare i destinatari
di questa Rivista e, inevitabilmente, di qualìficare la figura
professionale del moderno operatore di Sanità pubblica.
Non ho voluto di proposito allontanare l'accenno storico, che
compare sulla copertina, all'Associazione dei medici provinciali
italiani. Ciò non per nostalgia del tempo passato, ma per
rammentare la ineguagliata struttura organizzativa della Sanità
pubblica che la figura del medico provinciale ha rappresentato.
Le rapide modifiche dell'organizzazione sanitaria hanno creato
uno stato di incertezza e confusione negli operatori di sanità
pubblica, in particolare negli igienisti, passati, ad esempio,
in pochi anni, da dipendenti statali a regionali, poi a comunali
ed infine ad aziendali.
Anche se personalmente favorevole al decentramento amministrativo
della Sanità non posso trascurare che la tutela della salute pubblica
ha sofferto della mancanza di unitarietà di governo e della frammentazione
territoriale degli interventi. Certamente esistono strumenti più
efficaci per eliminare questi inconvenienti ma questo periodico
scientifico, a diffusione nazionale, si pone anche l'ambizioso
obiettivo di tentare di creare un sottofondo culturale tendente
a sanare divari operativi che non sempre sono legati a carenza
di risorse.
Il dibattito sui servizi sanitari deputati alla tutela dei luoghi
di vita e di lavoro appare concentrato più sulle rivenditazioni
contrattuali e sindacali degli operatori, e meno sulla qualità
e sulla efficienza. Talvolta, pìù su elaborazioni teoriche e culturali
di modelli élitari che sulla pratica realtà quotidiana. Nel vasto
penorama editorìale dedicato a tutti questi argomenti non sfigura
quindi una pubblicazione che non può, né desidera, avere la rapidità
dell'informazione a scapito dell'approfondimento, né orientarsi
alla comunicazione dei risultati di ricerche troppo specialistiche.
L'indirizzo rimane quello di una raccolta di contributi eminentemente
pratici e quanto più possibile graditi ad una larga platea di
cultori delle discipline igienistiche, senza dimenticare che questa
materia è, per sua natura e vocazione, tipicamente multidisciplinare.
Questo numero, e gli altri che seguiranno a breve per completare
l'anno in corso, viene pubblicato in stretta aderenza alla linea
editoriale lasciata in eredità dal Fondatore. Sono state apportate
solo modeste modifiche tipografiche conseguenti al cambiamento
redazionale, senza, almeno per ora, profonde modificazioni alla
struttura ed alle norme editoriali. Viene in particolare mantenuta
l'attuale ripartizione in Parte scientifica e pratica e
Varia, mentre la sezione Problemi di interesse organizzativo
viene sostituita, per evitare duplicazioni, dai Quaderni
curati dalla cattedra di Igiene e Medicina preventiva dell'Università
di Roma Tor Vergata.
Come unica innovazione di un qualche spessore, ho voluto l'utilizzo
di carta riciclata per la stampa, come segnale ulteriore del rispetto
alle norme sull'ambiente che anche in questa sede possono essere
sostenute.
Sarò poi grato a tutti i lettori e cultori della materia che vorranno
intervenire nel dibattito inviando ad Igiene e Sanità pubblica
comunicazioni ed osservazioni personali. Sin dal prossimo. numero
mi impegno a pubblicare, con il nome dell'Autore, ogni lettera
o comunicazione che abbia dimensioni opportune (una o due cartelle)
e sia di interesse per la testata.
Spero che i lettori mostreranno indulgenza per i ritardi ed i
difetti che inevitabilmente si accompagnano alla nuova (per me)
iniziativa, ma spero altresì che sapranno apprezzare lo sforzo
che io, ed un gruppo di miei collaboratori, abbiamo compiuto per
tentare di essere all'altezza della tradizione dell'opera e delle
aspettative dei lettori tutti. Assicuriamo anzi coloro che si
sono fedelmente abbonati che continueranno a ricevere regolarmente
il periodico e che verrà presto recuperato il tempo forzatamente
perduto.
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