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| Editoriale
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Ogni sistema sanitario riconosce nel livello culturale e nelle capacità
tecniche degli esercenti le professioni sanitarie la base del funzioliamento
e, soprattutto, della qualità dei servizi forniti. Non può quindi
sfuggire all'attenzione degli operatori di Sanità pubblica il riassetto
normativo delle professioni sanitarie non mediche. Quelle che un
tempo erano professioni sanitarie ausiliarie ed arti ausiliarie
della sanità sono ora diventate vere e proprie professioni
sanitarie: hanno ottenuto finora formale riconoscimento 14 figure
professionali: il tecnico ortopedico (Dm 14.9.1994, n. 665); il
podologo (Dm 14.9.1994, n. 666); l'audiometrista (Dm 14.9.1994,
n. 667); l'audioprotesista (Dm 14.9.1994, n. 668); l'igienista dentale
(Dm 14.9.1994, n. 669); l'infermiere (Dm 14.9.1994, n. 739); l'ostetricalo
(Dm 14.9.1994, n. 740); il fisioterapista (Dm 14.9.1994, n. 741);
il logopedista (Dm 14.9.1994, n. 742); l'ortottista-assistente di
oftalmologia (Dm 14.9.1994, n. 743); la dietista (Dm 14.9.1994,
n. 744); il tecnico sanitario di laboratorio biomedico (Dm 26.9.1994,
n. 745); il tecnico sanitario di radiologia medica (Dm 26.9.1994,
n. 746); il tecnico di neurofisiopatologia (Dm 15.3.1995, n. 183).
Questo cambiamento è complesso, perché si basa su un movimento culturale
notoriamente di lunga ed incerta realizzazione, e costoso, perché
l'acquisizione di professionalità richiede ingenti spese di investimento,
ma è anche molto promettente perché, se ben condotto, si possono
ottenere notevoli benefici a lungo termine. Ci si può attendere,
infatti, oltre al miglioramento dei livelli assistenziali, una vigorosa
ventata innovativa dell'organizzazione sanitaria e, in sanità pubblica,
uno stimolo alle attività di promozione della salute e di prevenzione
dei rischi di malattia. Tutto ciò nella misura in cui si riuscirà
ad orientare la preparazione, soprattutto degli infermieri, verso
questi obiettivi eliminando i più vistosi errori formativi, tipici
della laurea in Medicina, quali l'istruzione a letto del paziente
invece che nella comunità, oppure la scarsa attenzione riservata
alle misure di prevenzione rispetto a quelle dell'assistenza al
malato. Per le figure professionali eminentemente tecniche si tratta
di un provvedimento volto a colmare un certo vuoto che si è venuto
a creare in talune attività emergenti rese indispensabili dal grande
balzo tecnologico. Il riconoscimento giuridico delle professioni
sanitarie alimenta anche la speranza di ottenere, almeno nel lungo
periodo, un corretto rapporto medici-infermieri nel nostro Paese
con possibilità di una nuova, più economica e più valida, ridistribuzione
di compiti ed attività assistenziali. Naturalmente aver conseguito
il ruolo di professionisti è cosa diversa dall'esserlo. Vengono
elencati molti elementi per definire una professione quali ilpossesso
di una vocazione, o una motivazione personale, tesa al servizio
degli altri; il rispetto di propri particolari principi etici; la
capacità di autoregolamentarsi assumendosi una responsabilità nei
confronti del singolo soggetto, della società, della stessa professione.
E, soprattutto, dimostrare un peculiare ed esclusivo corpo di conoscenze
che deve essere tenuto costantemente aggiornato.
L'occasione per fornire la base culturale cui si accennava è offerta
anche dall'istituzione, per molte di queste professioni, dei diplomi
universitari intermedi. In particolare per gli infermieri professionali
tale occasione è fondamentale per'formare delle figure professionali
che, al passo con la CEE, si affianchino alle attività mediche in
una collaborazione fattiva senza problemi di competizione o di sudditanza.
Si tratta di una vera e propria scommessa nella quale appare evidente
la responsabilità dell'Università che deve fornire le risposte che
numerose categorie sanitarie attendono fiduciose per la loro professionalizzazione.
Proprio per questi motivi questo numero della Rivista viene, in
gran parte, dedicato ad interventi provenienti dalla professione
sanitaria infermieristica. I lettori della Rivista potranno convenire
sull'opportu nità di fare opera di proselitismo dei futuri professionisti,
a tutto van taggio della nostra disciplina, e, nel contempo, saggiare
lo stato dell'arte della produzione scientifica delle scienze infermieristiche.
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