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Igiene e Sanità Pubblica è una rivista scientifica fondata nel 1945
da Gaetano Del Vecchio.

Editoriale
Encefalopatie spongiformi trasmissibili
Nell'Aprile 1996 la rivista Inglese Lancet ha pubblicato un lavoro, firmato da autorevoli ricercatori europei, circa la comparsa in Gran Bretagna di una nuova variante clinica della Malattia di Creutzfeld-Jacob (CJ). Tale patologia ha colpito 10 persone, di cui 8 decedute, e ha costituito il motivo principale che ha sollecitato il Ministro della Sanità ed il governo britannico a denunciare ufficialmente la eventualità che i casi umani avessero in qualche modo rapporto epidemiologico con la Encefalopatia Spongiforme del Bovino (BSE). Ne è derivata un'ondata di preoccupazione diffusa in tutto il mondo, con importanti riflessi di ordine sanitario, economico e organizzativo, che impegna in primo luogo la sanità pubblica e quella veterinaria.
La malattia di Creutzfzeld-Jacob è nota da molti decenni e casi umani, anche italiani, si sono sempre verificati (l'incidenza attuale in Italia è di circa 0,5 casi per milione di abitanti per anno). Anche la BSE è conosciuta ormai da alcuni anni da quando cioè, alla fine degli anni '80, si identificò tale sindrome nei bovini inglesi alimentati con farine organiche prodotte con carni di scarto proveniente da ovini. Alcuni di questi risultarono affetti da "Scrapie", encefalopatia spongiforme specifica di tale specie, presente quasi in tutto il mondo, la cui 'tipica' sintomatologia (scrapie = grattamento) era nota da almeno 200 anni. Successivamente si scoprì che i bovini furono anche alimentati con farine organiche preparate da altri bovini infetti ed in questo modo la epidemia si è enormemente diffusa in tale specie colpendo centinaia di migliaia di capi di bestiame.
Perché in questa circostanza sono stati presi provvedimenti di polizia sanitaria che non si ricordavano dal tempo delle grandi 'vecchie' epidemie (cordoni sanitari, controlli a tappeto, intensificazioni delle diagnosi, blocco delle importazioni di carne inglese etc. da parte delle autorità sanitarie nelle principali nazioni?
Per tentare di rispondere a questo interrogativo occorre brevemente rammentare le caratteristiche delle encefalopatie spongiformi trasmissibili che, analizzate nel loro complesso e alla luce dei recenti avvenimenti, costituiscono un tema scientifico che coinvolge problematiche di vario ordine, biologico, epidemiologico, genetico e di sanità pubblica e veterinaria di particolare e stimolante interesse.
Queste malattie costituiscono un gruppo che comprende numerose patologie, alcune tipiche dell'uomo (il Kuru, la malattia di Creutzfeld-Jacob classica, la sindrome di Gerstmann-Straussler-Scheinker e l'insonnia familiare fatale), e altre di interesse veterinario (lo Scrapie degli ovini ed altre encefaliti del visone, del cervo, del bovino e del gatto). Sul piano patogenetico in tutte queste malattie è stata dimostrata la sistematica presenza, in misura maggiore o minore, di una proteina patologica amiloidea (proteina prionica o PrPSc) che si deposita nei tessuti nervosi dell'ospite. Questa proteina amiloidea deriva da una analoga proteina cellulare normale (PrPc) che è il suo precursore.
Più specificamente nei cromosomi di molte specie, tra cui quella umana, è presente il gene che codifica la proteina PrPc; durante le fasi di sintesi di questa proteina si assiste ad un cambio della conformazione: essa perde la caratteristica struttura a spirale, che costituisce le Alfa-eliche, trasformandosi in una struttura a foglietti e producendo così la PrPsc. Questa proteina prionica è responsabile della formazione della sostanza amiloide a livello dei neuroni, ha la capacità di trasformare altre PrPc normali in patologiche ed ha caratteristiche infettive in quanto sperimentalmente trasmissibile a molte specie di animali di laboratorio nei quali causa una encefalopatia.
La possibilità della proteina normale di trasformarsi in patologica sembra essere favorita da una predisposizione genetica che spiega certe forme di CJ di tipo familiare; sembra possibile che sia già presente, a livello genetico, l'informazione per uno "spontaneo" instaurarsi del processo di trasformazione della proteina normale in prione patologico. Inoltre è essenziale la presenza, negli animali da esperimento, della proteina normale perché quella patologica possa produrre i suoi effetti; infatti in topi transgenici, privi di tale PrPc, l'infezione sperimentale non produce nessun effetto. Accanto alla teoria cosiddetta prionica, che interpreta l'instaurarsi della patologia come l'azione del prione modificato che è capace di autoreplicarsi in assenza di acido nucleico, viene introdotta una teoria meno "biologicamente eretica" e cioè quella che dà la responsabilità della trasformazione della proteina normale in patologica ad una agente virale ancora sconosciuto. A sostegno di tale ipotesi vi è la descrizione di particelle simil-virali che sono state viste in certe circostanze sperimentali associate o meno alla proteina patologica.
Le forme cliniche dell'animale e dell'uomo sostenute dai prioni sono note da molto tempo e, sebbene sia stato spesso ipotizzato un rapporto tra di loro, e sia stata anche dimostrata la loro trasmissibilità sperimentale in molte specie animali, non erano mai state riscontrate evidenze epidemiologiche che facessero ritenere gli animali, o certe professioni più a contatto con essi, responsabili dell'insorgenza dei casi umani. A seguito dell'ondata epidemica di BSE nei bovini inglesi sono stati condotti degli studi di meta-analisi e degli studi caso-controllo i cui risultati hanno fatto ritenere che i casi di malattia di CJ umani, del resto sempre numericamente contenuti, non potessero essere collegabili al consumo o al contatto con gli animali eventualmente infetti. Tali rapporti del resto non erano mai stati evidenziati per lo Scrapie, malattia diffusa in quasi tutto il mondo, probabilmente a causa della presenza della barriera di specie.
Nell'uomo invece erano state segnalate forme iatrogene della malattia legate all'uso di ormone pituitario bovino, al trapianto di dura madre, al trapianto di cornea e anche per contaminazione di medici e di tecnici di laboratorio durante la effettuazione di indagini anatomopatologiche. Il motivo che ha scatenato l'allarme sanitario dopo gli ultimi casi inglesi di CJ è legato al riscontro di un aumento dei casi in Gran Bretagna, come anche in altri paesi europei, e soprattutto dalla constatazione che le caratteristiche cliniche, anatomopatologiche, elettroencefalografiche degli ultimi 10 casi erano completamente diverse da quelle da tempo note della malattia di CJ. Talmente differenti (colpita l'età giovanile - media 27 anni - decorso più rapido) da far parlare di una nuova malattia CJ simile.
Dal punto di vista epidemiologico gli esperti affermano che in tutti questi casi non è stato possibile evidenziare un particolare fattore di rischio e concludono ritenendo che il consumo di carne bovina infetta, pur non essendo ancora scientificamente dimostrabile, rappresenta l'evento più plausibile. Si stanno pertanto conducendo indagini per tentare di dimostrare se il ceppo prionico responsabile di tali casi sia sovrapponibile al ceppo responsabile della malattia nei bovini.
L'osservazione di ciò che avverrà nei prossimi anni in Gran Bretagna, e negli altri paesi europei, permetterà di capire se si sta assistendo ad un inizio di una epidemia umana di questa sindrome, legata al consumo nei precedenti 15 anni di carne bovina infetta, epidemia che potrebbe avere il suo culmine, dato il lungo tempo di incubazione, oltre l'anno 2000. Inoltre si potrà rilevare se i cordoni e controlli sanitari sulla carne importata siano realmente efficaci; al di là della sicura buona organizzazione degli uffici veterinari europei, ed in particolare italiani, resta l'ipotesi che le organizzazioni del mercato clandestino possano, saltando i cordoni sanitari, diffondere il consumo di carne infetta. Un aspetto interessante dal punto di vista igienico è la grande ed inusuale resistenza dell'agente infettante ai presidi di disinfezione e di inattivazione. Praticamente non esiste nessun mezzo chimico e fisico capace di rendere inattivo tale agente all'infuori dell'azione dell'ipoclorito di sodio al 2% e dell'associazione dell'idrossido di sodio con l'azione del vapore saturo sotto pressione alla temperatura di 134° C per non meno di 10'. Se la malattia dovesse estendersi sarà necessario tenere presente tale particolare resistenza.
In conclusione si può affermare che tale vicenda costituisce un importante avvertimento di come certe eccessive forzature della natura - in questo caso alimentazione di erbivori con farine carnee - possono causare la rottura di delicati equilibri nelle specie animali con probabili danni, o quanto meno rischi, per la salute di intere popolazioni.