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| Editoriale
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Il
recente censimento delle riviste igienistiche italiane (Signorelli
C, Gentiloni Silverj F. I metodi di valutazione della produzione
scientifica. View and Review 1996; 6: 4-12) invita, all'inizio
del 53' anno di pubblicazione, a riflettere su quella che dovrebbe
essere la prima delle considerazioni di un editore e cioè se la
sua Rivista sia necessaria o meno al "mercato" pubblicistico ovvero
se esista un benché minimo valore aggiunto per il suo sforzo ed
il suo lavoro. Per rimanere in termini economici, non è possibile
invocare interessi commerciali per Riviste, come Igiene e Sanità
Pubblica, che non hanno né inserzioni pubblicitarie a pagamento
né contributi di enti pubblici c/o privati che siano. La sopravvivenza
di queste Riviste rimane affidata all'interesse di alcuni - gli
abbonati - ai contributi di conoscenza della disciplina; al desiderio
di altri - gli autori - di far conoscere i risultati delle proprie
ricerche o quanto meno le loro opinioni di esperti; ed alla buona
volontà degli organizzatori che ritengono una 'giusta causa' soddisfare
queste esigenze.
Da aggiungere che la ormai imminente rivoluzione delle trasmissioni
informative in versione elettronica (Internet), che permette la
comunicazione diretta e rapida tra autore ed utente senza la mediazione
dell'editore, promette alle riviste una vita sempre più grama.
Le 8 testate recensite (con l'anno di inizio delle pubblicazioni)
sono: Annali di Igiene, Medicina preventiva e di comunità (1889),
l'Igiene Moderna (1908), Rivista Italiana d'Igiene (194 1), Igiene
e Sanità Pubblica (1945), Educazione sanitaria, promozione della
salute (1956), Journal of Preventive Medicine and Hygiene (1960),
Tecnica sanitaria (1962), View and Review (1990). A queste, senza
tener conto delle numerose e prestigiose riviste straniere, andrebbe
aggiunto un troppo lungo elenco di pubblicazioni periodiche che
possono interessare il potenziale lettore interessato all'Igiene
ed alla Sanità pubblica. Anche se ognuna di esse cerca di rispondere
ad esigenze diverse, ed a ritagliarsi una propria sfera di interessi,
si registra senza dubbio una inflazione informativa che solleva
il vero problema di come aiutare i lettori a selezionare gli argomenti
e come ottenere una migliore utilizzazione delle informazioni che
possono aumentare le loro capacità professionali e la qualità delle
loro prestazioni lavorative.
A questo proposito si presenta un evidente paradosso: tanto più
aumentano le conoscenze sui determinanti della salute e tanto più
si arricchisce la trasmissione di informazioni, tanto meno i risultati
delle ricerche influenzano le decisioni di sanità pubblica e si
riescono a modificare le politiche per la tutela della salute: né
i cittadini né i fornitori di servizi sanitari sono attualmente
incoraggiati ad ottimizzare la salute con significative e fattive
politiche incentivanti; mentre si creano, anche contrattualmente,
incentivi a produrre una maggiore quantità di prestazioni non ci
sono sufficienti stimoli a mantenere la popolazione in buona salute.
In un ambiente che ha introdotto il pagamento a prestazioni mediante
tariffe, sia per i ricoveri che per le prestazioni ambulatoriali,
il sistema è premiante quando la gente si ammala e richiede un maggior
numero di servizi sanitari. Né appare un buon segnale di contenimento
della spesa sanitaria il fatto che i vaccini, di cui certamente
non si può parlare di consumo "voluttuario", siano stati inseriti
tra i farmaci nqn concedibili gratuitamente dal SSN (fascia C).
Eppure si potrebbero vantaggiosamente sfruttare le opportunità di
riorganizzazione del SSN per riorientare il sistema sanitario verso
la tutela della salute come era nello spirito della mai sufficientemente
applicata L. 833/78. In particolare si assiste in questo momento
al dibattito politico e sociale sulla "riforma" dello stato sociale
(welfare-state) che appare travolto non solo da problemi
di carattere finanziario, ma dalla mancata risposta a nuove esigenze
assistenziali; e specialmente il modello italiano ha ricevuto puntuali
critiche che ne impongono una rapida modifica (cfr. AA. Vari. Welfare
mix. Stato, mercato, terzo settore: luci ed ombre di uno scenario
mobile. L'assistenza sociale 1996; n. 1). Ci sarà un grande
sforzo per limitare le funzioni statali a quelle "essenziali" e
cioè indispensabili ad assicurare la protezione della salute solo
a coloro che ne hanno effettivamente bisogno e si corre ora il rischio
che anche la Sanità pubblica possa non uscire indenne dalle modifiche
proposte.
Eppure pochi contributi sono stati portati dagli igienisti su come
sostenere l'attività di tutela della salute nel momento in cui lo
Stato non si dimostra più in grado di rispondere ad una domanda
indiscriminata di assistenza e sostegno. Si tratta di diventare
propositivi sul come assicurare l'assistenza sanitaria minima essenziale
ad esempio con scelte di priorità (cfr. lgSanPubl 577/96) e come
modificare l'organizzazione in modo da ridurre le superate attività
burocratiche e stataliste per acquisire una sensibilità alle esigenze
e desideri dei cittadini (si avverte ad esempio la carenza di un
modello di Carta dei servizi per i Dipartimenti di prevenzione).
Per gli operatori di sanità pubblica è necessario produrre un notevole
sforzo non solo e non tanto per acquisire conoscenze e competenze
manageriali, che sono di grande attualità e seduzione, quanto per
cambiare atteggiamenti, più culturali che organizzativi, passando
da comportamenti tipici di polizia sanitaria a quelli di servizio
e difesa del cittadino (preferendo, per intenderci, alla qualifica,
forse più prestigiosa e sicuramente più "comoda", di pubblico ufficiale
quella di incaricato di pubblico servizio). Date queste premesse,
la rivista Igiene e Sanità pubblica intende proporsi come
strumento per questi auspicati cambiamenti e come prima iniziativa
ricostituisce da questo primo numero del 1997 un comitato scientifico
(che era presente fino al numero 1/2 -1994). E' solo casuale che
il prestigioso British Medical Journal ha sentito anch'esso
il bisogno di costituire, a partire dal primo numero del 1997, un
comitato editoriale internazionale (Smith R. BMJ creates an editorial
board. BMJ 1997; 314: 52-8). Lo scopo principale di questo Comitato,
dice l'editore, è "aiutarci a predisporre una rivista per il
prossimo secolo", un obiettivo ambizioso ma che osiamo condividere
a pieno.
La Redazione della Rivista intende avvalersi della guida e della
collaborazione dei membri del Comitato, tutti autorevoli esponenti
del mondo accademico ed amministrativo sanitario, nella loro qualità
di elaboratori dei principi in base ai quali le azioni diventano
razionali e conformi ai valori dell'Igiene, di esperti di Sanità
pubblica che possono suggerire le conoscenze più adatte per raggiungere
un determinato fine e di intellettuali che avvertono la responsabilità
di esprimere pubblicamente le loro idee. |
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