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Igiene e Sanità Pubblica è una rivista scientifica fondata nel 1945
da Gaetano Del Vecchio.

Editoriale
 
Il recente censimento delle riviste igienistiche italiane (Signorelli C, Gentiloni Silverj F. I metodi di valutazione della produzione scientifica. View and Review 1996; 6: 4-12) invita, all'inizio del 53' anno di pubblicazione, a riflettere su quella che dovrebbe essere la prima delle considerazioni di un editore e cioè se la sua Rivista sia necessaria o meno al "mercato" pubblicistico ovvero se esista un benché minimo valore aggiunto per il suo sforzo ed il suo lavoro. Per rimanere in termini economici, non è possibile invocare interessi commerciali per Riviste, come Igiene e Sanità Pubblica, che non hanno né inserzioni pubblicitarie a pagamento né contributi di enti pubblici c/o privati che siano. La sopravvivenza di queste Riviste rimane affidata all'interesse di alcuni - gli abbonati - ai contributi di conoscenza della disciplina; al desiderio di altri - gli autori - di far conoscere i risultati delle proprie ricerche o quanto meno le loro opinioni di esperti; ed alla buona volontà degli organizzatori che ritengono una 'giusta causa' soddisfare queste esigenze.
Da aggiungere che la ormai imminente rivoluzione delle trasmissioni informative in versione elettronica (Internet), che permette la comunicazione diretta e rapida tra autore ed utente senza la mediazione dell'editore, promette alle riviste una vita sempre più grama.
Le 8 testate recensite (con l'anno di inizio delle pubblicazioni) sono: Annali di Igiene, Medicina preventiva e di comunità (1889), l'Igiene Moderna (1908), Rivista Italiana d'Igiene (194 1), Igiene e Sanità Pubblica (1945), Educazione sanitaria, promozione della salute (1956), Journal of Preventive Medicine and Hygiene (1960), Tecnica sanitaria (1962), View and Review (1990). A queste, senza tener conto delle numerose e prestigiose riviste straniere, andrebbe aggiunto un troppo lungo elenco di pubblicazioni periodiche che possono interessare il potenziale lettore interessato all'Igiene ed alla Sanità pubblica. Anche se ognuna di esse cerca di rispondere ad esigenze diverse, ed a ritagliarsi una propria sfera di interessi, si registra senza dubbio una inflazione informativa che solleva il vero problema di come aiutare i lettori a selezionare gli argomenti e come ottenere una migliore utilizzazione delle informazioni che possono aumentare le loro capacità professionali e la qualità delle loro prestazioni lavorative.
A questo proposito si presenta un evidente paradosso: tanto più aumentano le conoscenze sui determinanti della salute e tanto più si arricchisce la trasmissione di informazioni, tanto meno i risultati delle ricerche influenzano le decisioni di sanità pubblica e si riescono a modificare le politiche per la tutela della salute: né i cittadini né i fornitori di servizi sanitari sono attualmente incoraggiati ad ottimizzare la salute con significative e fattive politiche incentivanti; mentre si creano, anche contrattualmente, incentivi a produrre una maggiore quantità di prestazioni non ci sono sufficienti stimoli a mantenere la popolazione in buona salute. In un ambiente che ha introdotto il pagamento a prestazioni mediante tariffe, sia per i ricoveri che per le prestazioni ambulatoriali, il sistema è premiante quando la gente si ammala e richiede un maggior numero di servizi sanitari. Né appare un buon segnale di contenimento della spesa sanitaria il fatto che i vaccini, di cui certamente non si può parlare di consumo "voluttuario", siano stati inseriti tra i farmaci nqn concedibili gratuitamente dal SSN (fascia C).
Eppure si potrebbero vantaggiosamente sfruttare le opportunità di riorganizzazione del SSN per riorientare il sistema sanitario verso la tutela della salute come era nello spirito della mai sufficientemente applicata L. 833/78. In particolare si assiste in questo momento al dibattito politico e sociale sulla "riforma" dello stato sociale (welfare-state) che appare travolto non solo da problemi di carattere finanziario, ma dalla mancata risposta a nuove esigenze assistenziali; e specialmente il modello italiano ha ricevuto puntuali critiche che ne impongono una rapida modifica (cfr. AA. Vari. Welfare mix. Stato, mercato, terzo settore: luci ed ombre di uno scenario mobile. L'assistenza sociale 1996; n. 1). Ci sarà un grande sforzo per limitare le funzioni statali a quelle "essenziali" e cioè indispensabili ad assicurare la protezione della salute solo a coloro che ne hanno effettivamente bisogno e si corre ora il rischio che anche la Sanità pubblica possa non uscire indenne dalle modifiche proposte.
Eppure pochi contributi sono stati portati dagli igienisti su come sostenere l'attività di tutela della salute nel momento in cui lo Stato non si dimostra più in grado di rispondere ad una domanda indiscriminata di assistenza e sostegno. Si tratta di diventare propositivi sul come assicurare l'assistenza sanitaria minima essenziale ad esempio con scelte di priorità (cfr. lgSanPubl 577/96) e come modificare l'organizzazione in modo da ridurre le superate attività burocratiche e stataliste per acquisire una sensibilità alle esigenze e desideri dei cittadini (si avverte ad esempio la carenza di un modello di Carta dei servizi per i Dipartimenti di prevenzione). Per gli operatori di sanità pubblica è necessario produrre un notevole sforzo non solo e non tanto per acquisire conoscenze e competenze manageriali, che sono di grande attualità e seduzione, quanto per cambiare atteggiamenti, più culturali che organizzativi, passando da comportamenti tipici di polizia sanitaria a quelli di servizio e difesa del cittadino (preferendo, per intenderci, alla qualifica, forse più prestigiosa e sicuramente più "comoda", di pubblico ufficiale quella di incaricato di pubblico servizio). Date queste premesse, la rivista Igiene e Sanità pubblica intende proporsi come strumento per questi auspicati cambiamenti e come prima iniziativa ricostituisce da questo primo numero del 1997 un comitato scientifico (che era presente fino al numero 1/2 -1994). E' solo casuale che il prestigioso British Medical Journal ha sentito anch'esso il bisogno di costituire, a partire dal primo numero del 1997, un comitato editoriale internazionale (Smith R. BMJ creates an editorial board. BMJ 1997; 314: 52-8). Lo scopo principale di questo Comitato, dice l'editore, è "aiutarci a predisporre una rivista per il prossimo secolo", un obiettivo ambizioso ma che osiamo condividere a pieno.
La Redazione della Rivista intende avvalersi della guida e della collaborazione dei membri del Comitato, tutti autorevoli esponenti del mondo accademico ed amministrativo sanitario, nella loro qualità di elaboratori dei principi in base ai quali le azioni diventano razionali e conformi ai valori dell'Igiene, di esperti di Sanità pubblica che possono suggerire le conoscenze più adatte per raggiungere un determinato fine e di intellettuali che avvertono la responsabilità di esprimere pubblicamente le loro idee.