|
Tre argomenti ci preme mettere in evidenza. In questo numero presentiamo
gli atti del Workshop Qualità dell'assistenza e nuovo contesto
economico istituzionale. L'argomento trattato, consono ad
altri e numerosi dibattiti sul riordino del Servizio Sanitario
Nazionale, trova crediamo il suo interesse e la sua originalità
per la autorevole sede ed il taglio intelletuale degli interventi.
In secondo luogo, ripetendo l'iniziativa di dedicare un volume
di studio autonomo ad un tema monografico che riteniamo di particolare
interesse per i nostri lettori (cfr. Rapporto svedese sulle priorità,
allegato al n. 4/96), viene pubblicato il lavoro Epidemiologia
dei servizi sanitari: un modello informatizzato di indicatori,
di Giuseppe Cananzi. Questa ricerca, interamente realizzata presso
la Cattedra di Igiene dell'Università di Roma Tor Vergata, va
nella direzione di fornire uno strumento operativo per coloro
che sono in prima persona coinvolti nella direzione delle Aziende
Sanitarie, con una ottica epidemiologica piuttosto che con quella
più usuale di taglio economico od aziendale.
In terzo luogo, richiamiamo qui l'attenzione sull'Igiene degli
alimenti e della nutrizione, da sempre uno dei capitoli più interessanti
della sanità pubblica, che ha ottenuto in tempi recenti una rivalutazione
sia dal punto di vista scientifico che da quello organizzativo.
L'alimentazione e la nutrizione hanno sempre costituito, rinforzando
le capacità di difesa dell'organismo, preziosi alleati nella prevenzione
delle malattie oltre a costituire la base del benessere che consente
il pieno svolgimento delle potenzialità psicofisiche dell'uomo.
Non si tratta tanto di rimettere in discussione il ben accertato
rapporto tra stato di salute del singolo e della collettività
e livello alimentare quali-quantitativo, ma va attentamente rilevato
lo spostamento dell'attenzione dai nutrienti, che interessavano
particolarmente i biochimici ed i dietologi, agli alimenti, e
legare lo stato di salute alle abitudini ed agli stili alimentari
diventa argomento più consono per gli igienisti e gli operatori
di sanità pubblica: sono state accumulate nuove conoscenze ed
evidenze scientifiche sui rapporti tra regimi alimentari ed alterazioni
patologiche organiche. Sono stati acquisiti nuovi dati sulle abitudini
alimentari e sullo stato di nutrizione dei diversi gruppi che
compongono la popolazione compresa quella italiana. Non a caso
sono stati recentemente elaborati da parte della Società Italiana
di Nutrizione Umana i nuovi valori dei Livelli di assunzione
giornalieri raccomandati di energia e di nutrienti per la popolazione
italiana (LARN, revisione 1996).
Uno dei principali obiettivi di una sana alimentazione è quello
non solo di mettere in condizione ogni individuo di assumere la
quantità equilibrata di sostanze energetiche, vitamine o sostanze
minerali rispondenti ai suoi bisogni nutritivi ma di far si che
ciò accada in realtà. Questo compito delle autorità di sanità
pubblica si aggiunge a quello più tradizionale di protezione della
salute dei consumatori che tende ad assicurare la qualità dei
prodotti alimentari distribuiti, qualità definita come l'insieme
delle caratteristiche che li rendono sicuri, adatti al consumo,
facilmente digeribili, gradevoli, in grado di assicurare l'integrità
del valore nutritivo. A questo proposito è stata richiamata l'attenzione
sulla aggiunta ai prodotti alimentari, non già dei ben regolamentati
additivi alimentari, ma di vitamine o di sostanze minerali a dosi
che rischiano di compromettere lo stato di salute (Conseil
supèrieur d'hygiéne publique de France - Section de l'Alimentation
et de la Nutrition. Le limites de sécurité dans les consommations
alimentaires des vitamines et des minéraux. Techn. et docum. Ed.
Paris, 1996). Poiché l'uso indiscriminato di tali prodotti può
sortire effetti indesiderabili vengono proposte delle dosi soglia,
un limite di sicurezza determinato con un metodo analogo a quello
utilizzato proprio per gli additivi. Questo è solo un esempio
della ricaduta distorta di informazioni alimentari, per cui il
pubblico tende ad attribuire alle vitamine e sali minerali delle
virtù e delle proprietà che spingono a consumarne forti dosi per
prolungati periodi di tempo. Questa promozione consumistica, sollecitata
dai produttori di questi ed altri prodotti chimico-farmacologici,
viene propagandata come un rimedio naturale assolutamente non
nocivo e con finalità preventive della buona salute quando non
della giovinezza e dei suoi attributi.
Un altro argomento che deve suscitare l'interesse degli operatori
di sanità pubblica sono le relazioni tra produzione alimentare
ed ambiente. Lo sviluppo demografico ha richiesto, ed è stato
subordinato, alla crescita della produzione alimentare. Questa
produzione non poteva non avere delle contropartite: all'aumento
delle superfici coltivabili ha fatto seguito la deforestazione,
all'aumento degli allevamenti la desertificazione, all'uso massiccio
di pesticidi e conservanti l'inquinamento delle matrici ambientali
e così via. Tutto ciò allarga la missione della sanità pubblica
dalla tradizionale protezione ambientale a quella ecologica ed
alla ricerca di uno sviluppo sostenibile.
Anche dal punto di vista organizzativo, e cioè nella fase del
riordino del SSN, l'Igiene degli alimenti e della nutrizione,
ha avuto una imponente rivalutazione col "… prevedere che i servizi
delle unità sanitarie locali … siano organizzati nel dipartimento
di prevenzione, articolato almeno nei servizi di prevenzione ambientale,
igiene degli alimenti, prevenzione e sicurezza degli ambienti
di lavoro, igiene e sanità pubblica veterinaria …" (art. 1, comma
s), della legge 421/1992), facendo si che "le regioni istituiscono
presso ciascuna unità sanitaria locale un dipartimento di prevenzione
… articolato almeno nei seguenti servizi: a) igiene e sanità
pubblica; b) prevenzione e sicurezza degli ambienti di
lavoro; c) igiene degli alimenti e della nutrizione; d)
veterinari, articolati distintamente nelle tre aree funzionali
della sanità animale, dell'igiene della produzione, trasformazione,
commercializzazione, conservazione e trasporto degli alimenti
di origine animale e loro derivati, e dell'igiene degli allevamenti
e delle produzioni zootecniche" (art. 7 D. Lgs. 502/1992 e sue
modifiche). Questo significa che, oltre alla indispensabile integrazione
con l'omologo servizio veterinario, il servizio di igiene degli
alimenti e della nutrizione dovrà quanto meno articolarsi in un
settore di Igiene degli alimenti (Igiene alimentare = vigilanza
igienico-sanitaria ed educazione sanitaria) ed uno della nutrizione
(Igiene nutrizionale = sorveglianza nutrizionale ed educazione
alimentare) con specifici compiti. È facile prevedere una intensa
proliferazione di modelli organizzativi (a seconda delle forze
in campo) che però non devono far passare in seconda linea la
importanza della definizione precisa di compiti ed obiettivi tutti
mirati, com'è ovvio, alla tutela e promozione della salute. L'argomento,
oltre che suscitare l'interesse di molte cattedre universitarie
di igiene, con l'istituzione di corsi di aggiornamento e formazione,
ha anche indotto la SItI a costituire un apposito Comitato per
promuovere specifiche iniziative di studio e ricerca.
|