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Negli ultimi mesi sono tre gli eventi clamorosi che hanno interessato
la sanità pubblica e che hanno avuto l'onore, se così si può dire,
delle prime pagine dei giornali e del massiccio interessamento
dei mass media: la morte di alcuni pazienti nell'incendio della
camera iperbarica in una casa di cura di Milano, la grave infezione
postoperatoria con perdita del bulbo oculare in alcuni ricoverati
nel Policlinico Umberto I di Roma, le manifestazioni popolari
in varie città a favore del trattamento anticancro del prof. Di
Bella. Si è discusso in realtà su veri problemi di sanità pubblica,
interrompendo per un momento un dibattito tutto centrato su questioni
di organizzazione e di finanziamento del servizio sanitario nazionale,
anche se in termini scandalistici, purtroppo uno dei mezzi per
suscitare l'attenzione della pubblica opinione. I problemi organizzativi
sono necessari ma non sufficienti a risolvere quelli che sono
gli obiettivi di salute che stanno a cuore ai cittadini. Questi
tre episodi, che si possono ritenere solo la punta di un iceberg
della situazione sanitaria italiana, hanno messo in evidenza carenze
attribuibili proprio ai servizi di prevenzione in senso lato chiamando
in causa una responsabilità, se non giuridica almeno morale, dei
loro operatori.
Nel primo caso è stata invocata, a giustificazione della 'dis-grazia'
(termine da era pre-scientifica della Medicina, quando la previsione
degli eventi era affidata agli oracoli), la mancanza di una specifica
disposizione normativa, deprecabile e diffusa abitudine che deve
essere attuato solo ciò che è previsto da leggi e regolamenti,
in uno stato che peraltro soffre proprio di ipertrofia legislativa.
Viene trascurato il contributo che può dare alla previsione e
prevenzione degli eventi la specifica preparazione ed il comune
buon senso, di cui deve essere dotato un igienista e si avalla
quella nociva trasformazione di un professionista esperto di prevenzione
a funzionario burocrate, a tutti sgradito, solerte applicatore
delle norme. L'avvenimento ha rivelato in sostanza, venendo meno
contemporaneamente vigilanza e controllo dei fattori di rischio
sia nell'ambiente di vita che nell'ambiente di lavoro, una crepa
nel campo della sicurezza che ha ottenuto se non le risorse almeno
il giusto riconoscimento nei dipartimenti di prevenzione.
Il secondo episodio potrebbe essere definito, se non fosse per
il carattere epidemico e la gravità delle conseguenze, un banale
caso di infezione ospedaliera, nel senso che potrebbe rientrare
entro una percentuale statistica, incomprimibile e presente in
ogni paese del mondo. Appare però ingiustificabile (almeno da
quanto riportato dalla stampa di informazione) la mancanza di
sistematici controlli igienico-ambientali nei reparti operatori,
pratica di garanzia di qualità della quale si è fin troppo parlato
in questi ultimi anni: si manifestano, per giunta in ambiente
universitario, simili episodi, pur essendo la epidemiologia e
prevenzione delle infezioni ospedaliere diventata una vera e propria
disciplina (basti citare l'autorevole rivista scientifica Journal
of Hospital Infection dedicata all'argomento). Gli igienisti dovrebbero
cavalcare l'ondata di attenzione pubblica per far valere la propria
professionalità nei confronti di coloro che sono restii ad applicare
più rigide forme di controllo igienico-ambientale. Potrebbe anche
essere l'occasione per riportare l'accreditamento obbligatorio
delle strutture sanitarie alla sua iniziale accezione di perseguimento
della qualità con la valutazione in modo dinamico dei processi
e risultati assistenziali, in aggiunta all'autorizzazione che
riguarda la valutazione dei requisiti a priori ed in modo statico.
Il terzo episodio, il cosiddetto caso Di Bella, è significativo
per dimostrare, in primis agli igienisti, la veridicità e profondità
dello slogan dell'OMS: "la sanità si fa con, e non per, i cittadini":
l'intensità e la potenzialità della mobilitazione della pubblica
opinione sui temi della salute potrebbe venire stimolata e sfruttata
dagli igienisti per finalità di promozione della salute e prevenzione
delle malattie. Per perseguire questo obiettivo mai come ora risulta
fondamentale l'opera degli igienisti, perchè è di continuo necessario
fare scelte per una allocazione di risorse scarse. E le scelte,
come ha dimostrato l'esperienza svedese (cfr. IgSanPubl suppl.
al n. 4/1996), non si possono fare senza il coinvolgimento dei
cittadini adeguatamente preparati. Senza contare che il momento
della allocazione delle risorse è essenziale se si vuole perseguire
la efficacia ed efficienza del sistema sanitario, una missione
che viene sbandierata nei tanti corsi di cultura manageriale che
riempiono l'Italia accademica.
C'è sufficiente materia per non lasciare gli igienisti inoperosi
e dimostrare le ampie possibilità di rivitalizzare l'Igiene e
la sanità pubblica.
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