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Igiene e Sanità Pubblica è una rivista scientifica fondata nel 1945
da Gaetano Del Vecchio.

Editoriale
La cronaca solleva problemi di sanità pubblica

Negli ultimi mesi sono tre gli eventi clamorosi che hanno interessato la sanità pubblica e che hanno avuto l'onore, se così si può dire, delle prime pagine dei giornali e del massiccio interessamento dei mass media: la morte di alcuni pazienti nell'incendio della camera iperbarica in una casa di cura di Milano, la grave infezione postoperatoria con perdita del bulbo oculare in alcuni ricoverati nel Policlinico Umberto I di Roma, le manifestazioni popolari in varie città a favore del trattamento anticancro del prof. Di Bella. Si è discusso in realtà su veri problemi di sanità pubblica, interrompendo per un momento un dibattito tutto centrato su questioni di organizzazione e di finanziamento del servizio sanitario nazionale, anche se in termini scandalistici, purtroppo uno dei mezzi per suscitare l'attenzione della pubblica opinione. I problemi organizzativi sono necessari ma non sufficienti a risolvere quelli che sono gli obiettivi di salute che stanno a cuore ai cittadini. Questi tre episodi, che si possono ritenere solo la punta di un iceberg della situazione sanitaria italiana, hanno messo in evidenza carenze attribuibili proprio ai servizi di prevenzione in senso lato chiamando in causa una responsabilità, se non giuridica almeno morale, dei loro operatori.
Nel primo caso è stata invocata, a giustificazione della 'dis-grazia' (termine da era pre-scientifica della Medicina, quando la previsione degli eventi era affidata agli oracoli), la mancanza di una specifica disposizione normativa, deprecabile e diffusa abitudine che deve essere attuato solo ciò che è previsto da leggi e regolamenti, in uno stato che peraltro soffre proprio di ipertrofia legislativa. Viene trascurato il contributo che può dare alla previsione e prevenzione degli eventi la specifica preparazione ed il comune buon senso, di cui deve essere dotato un igienista e si avalla quella nociva trasformazione di un professionista esperto di prevenzione a funzionario burocrate, a tutti sgradito, solerte applicatore delle norme. L'avvenimento ha rivelato in sostanza, venendo meno contemporaneamente vigilanza e controllo dei fattori di rischio sia nell'ambiente di vita che nell'ambiente di lavoro, una crepa nel campo della sicurezza che ha ottenuto se non le risorse almeno il giusto riconoscimento nei dipartimenti di prevenzione.
Il secondo episodio potrebbe essere definito, se non fosse per il carattere epidemico e la gravità delle conseguenze, un banale caso di infezione ospedaliera, nel senso che potrebbe rientrare entro una percentuale statistica, incomprimibile e presente in ogni paese del mondo. Appare però ingiustificabile (almeno da quanto riportato dalla stampa di informazione) la mancanza di sistematici controlli igienico-ambientali nei reparti operatori, pratica di garanzia di qualità della quale si è fin troppo parlato in questi ultimi anni: si manifestano, per giunta in ambiente universitario, simili episodi, pur essendo la epidemiologia e prevenzione delle infezioni ospedaliere diventata una vera e propria disciplina (basti citare l'autorevole rivista scientifica Journal of Hospital Infection dedicata all'argomento). Gli igienisti dovrebbero cavalcare l'ondata di attenzione pubblica per far valere la propria professionalità nei confronti di coloro che sono restii ad applicare più rigide forme di controllo igienico-ambientale. Potrebbe anche essere l'occasione per riportare l'accreditamento obbligatorio delle strutture sanitarie alla sua iniziale accezione di perseguimento della qualità con la valutazione in modo dinamico dei processi e risultati assistenziali, in aggiunta all'autorizzazione che riguarda la valutazione dei requisiti a priori ed in modo statico.
Il terzo episodio, il cosiddetto caso Di Bella, è significativo per dimostrare, in primis agli igienisti, la veridicità e profondità dello slogan dell'OMS: "la sanità si fa con, e non per, i cittadini": l'intensità e la potenzialità della mobilitazione della pubblica opinione sui temi della salute potrebbe venire stimolata e sfruttata dagli igienisti per finalità di promozione della salute e prevenzione delle malattie. Per perseguire questo obiettivo mai come ora risulta fondamentale l'opera degli igienisti, perchè è di continuo necessario fare scelte per una allocazione di risorse scarse. E le scelte, come ha dimostrato l'esperienza svedese (cfr. IgSanPubl suppl. al n. 4/1996), non si possono fare senza il coinvolgimento dei cittadini adeguatamente preparati. Senza contare che il momento della allocazione delle risorse è essenziale se si vuole perseguire la efficacia ed efficienza del sistema sanitario, una missione che viene sbandierata nei tanti corsi di cultura manageriale che riempiono l'Italia accademica.
C'è sufficiente materia per non lasciare gli igienisti inoperosi e dimostrare le ampie possibilità di rivitalizzare l'Igiene e la sanità pubblica.