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| Editoriale
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| Le
riforme sanitarie europee: analisi delle attuali strategie |
Ancora
una volta, e a distanza di tempo sempre più ravvicinata, si pone
mano in sede legislativa ad un cambiamento sostanziale dell'organizzazione
e gestione del Ssn così come si era delineata col D.lgs 502/92 e
successive modifiche (1).
Quali sono le ragioni profonde di questo permanente cambiamento
che sicuramente provoca uno stentato funzionamento del sistema oltre
che sconcerto e difficoltà di inserimento a tutti gli operatori
sanitari che lavorano nel Ssn? Per i cittadini queste modifiche
sono ancora più arcane e incomprensibili?
Almeno un fatto è certo. Alla complessità del problema si aggiunge
una oscurità di linguaggio che può nascondere una voluta mancanza
di chiarezza, per rendere le decisioni politicamente accettabili,
celando vinti e vincitori o, forse peggio, una confusione di scelte
arbitrariamente interpretabili. In ogni caso, nella determinazione
degli indirizzi normativi è fortemente presente la dimensione europea,
perché in tutti i paesi sono presenti analoghi problemi e perché
gli orientamenti non possono non seguire la strada che parte da
Maastricht per giungere ad una futura Unione Europea. Non a caso
anche nel vicino Regno Unito si è proceduto recentissimamente a
riordinare lo 'storico' National Health Service (2).
La profonda ed intelligente analisi dei sistemi sanitari europei
eseguita di recente dall'Ufficio europeo dell'organizzazione mondiale
della sanità (3) , merita in questo contesto
una attenzione particolare. La ricerca è compendiata nel documento
"European health care reform: analysis of current strategies", molto
ampio ed articolato, di cui la Redazione ha chiesto ed ottenuto
l'autorizzazione ufficiale alla traduzione italiana. Per motivi
di spazio riteniamo sufficiente portare a conoscenza dei nostri
lettori il sommario conclusivo (Allegato 1.5 del documento originale).
La lettura di questa densa sezione dovrebbe essere sufficiente a
chiarire la difficoltà di realizzare un sistema sanitario al passo
dei tempi che coniughi in misura sostenibile efficacia, efficienza,
solidarietà ed attenzione al paziente. L'analisi rende agevole inserire
le misure di riordino, proposte ma anche almeno in parte attuate,
entro un chiaro schema interpretativo. Allo stesso tempo, il testo
lascia chiaramente trasparire quanto faticosa e impegnativa sia
risultata la ricerca dell'equilibrio tra le diverse ed anche conflittuali
esigenze affrontate.
Ne emerge però un certo numero di indirizzi condivisi ed irrinunciabili,
espressi in modo chiaro e semplice. Merita evidenza, perché argomento
da sempre a cuore della Rivista, il ruolo della formazione del personale
e della ricerca scientifica in Sanità, in particolare per i frequenti
ed espliciti richiami ai contenuti della Epidemiologia dei servizi
sanitari. È un orientamento che ci conforta, per l'autorevolezza
della fonte, e ci spinge a proseguire i programmi di sviluppo della
disciplina, attraverso il taglio editoriale della Rivista, ma anche
attraverso il Master in Epidemiologia dei servizi sanitari e le
attività dell'Osservatorio sui servizi sanitari presso la Cattedra
di Igiene dell'Università di Roma Tor Vergata, istituito, già dal
lontano 1993. |
| Note |
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(1) |
Basti
citare le modifiche introdotte dalla legge Finanziaria 1998 (L.
27.12.1997, n. 449), a cui si è aggiunto il D.Lgs. in corso di emanazione
che disciplina il decentramento amministrativo in attuazione alla
Legge 59/97 (legge Bassanini); mentre è in discussione alla Camera
il disegno di legge delega al Governo (ddl 4230) sulla razionalizzazione
del servizio sanitario nazionale. |
| (2)
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Cfr.
Our healthier nation: a contract for health. London, Stationery
Office, 1998. |
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(3)
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Questa
analisi fa seguito a quella pubblicata nel lontano 1981 "Health
Services
in Europe". |
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