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Igiene e Sanità Pubblica è una rivista scientifica fondata nel 1945
da Gaetano Del Vecchio.

Editoriale
La ricerca scientifica in Igiene e sanità pubblica

La mia esperienza di membro del Comitato di Biologia e Medicina del Cnr mi induce a formulare alcune considerazioni sullo stato della ricerca scientifica in Sanità Pubblica, la cui vitalità è presupposto essenziale ad una garanzia di sopravvivenza dignitosa della nostra disciplina.
I livelli di finanziamenti pubblici per la ricerca scientifica in senso lato, rapportati al prodotto interno lordo, ci pongono fra gli ultimi posti nei paesi cosiddetti industrializzati: come ha scritto recentemente il premio Nobel Carlo Rubbia, il nostro paese è al quinto posto mondiale per il PIL, ma occupa la trentaduesima posizione per la competitività scientifica. La quota di queste esigue risorse che viene dedicata al settore biomedico, è poi nel nostro paese fortemente penalizzata rispetto per esempio agli USA, non più del 20% delle risorse messe a disposizione.
In questa situazione non brillante il settore della prevenzione, tranne rare eccezioni, non ha trovato spazio adeguato alla importanza che effettivamente ha e che noi igienisti insistentemente sottolineiamo, con il risultato che tutte le belle intenzioni sul ruolo della prevenzione e sull'importanza della tutela della salute diventano spesso facile preda di organismi di ricerca che fanno capo ad altre discipline mediche, alcune delle quali sicuramente di prestigio ma che, in ogni caso, non trovano un (auspicabile) coordinamento igienistico, né tanto meno una collaborazione degli igienisti (spesso non richiesta, ma che quando lo è non trova a volte la sensibilità di cogliere l'occasione). Sia a livello europeo che nazionale, non mancano programmi di ricerca scientifica in cui la prevenzione non figuri in alcuni casi come titolo generale del progetto di ricerca, senza tuttavia la partecipazione degli igienisti. Gli ultimi due programmi quadro della Comunità Economica Europea lo testimoniano. In tali programmi figurano titoli che si riferiscono a tutte le principali tematiche della nostra disciplina. A livello nazionale i progetti Finalizzati del Cnr 'Medicina Preventiva e Riabilitativa', 'Fattori di rischio delle malattie', 'Invecchiamento' vedono il titolo legato alla prevenzione ma sono affidati in termini di progetti finalizzati al settore oncologico ed infettivologico. Esistono poi altre fonti finanziarie per la ricerca scientifica, in particolare il Murst e il Ministero della Sanità che negli ultimi anni ha promosso importanti programmi di ricerca (Aids, Tbc, Epatiti virali, etc.) che sono stati gestiti in modo analogo a quanto sinora detto. In tutti questi progetti molti nostri colleghi, se hanno avuto un ruolo nel dirigere unità operative, raramente hanno avuto una funzione di proponimento o di coordinamento.
Con i fondi Murst ultima generazione nessun programma scientifico igienistico è stato finora finanziato sollevando critiche per questa scelta, anche se gli igienisti a mio avviso hanno qualche responsabilità. Infine, si sta avviando in questi giorni, nell'ambito della politica di ricerca e sviluppo del Ministero della Sanità finanziata ai sensi dell'art. 12, comma 2, lettera a, decreto legislativo 502/92, un programma per la ricerca finalizzata nel settore biomedico sanitario e veterinario, strumentale agli obiettivi esplicitati nel piano sanitario nazionale 1998 -2000. Non ho fatto un conto preciso ma credo che non meno del 30% dei temi proposti per i programmi di ricerca dovrebbero interessarci perché riguardano argomenti legati al mondo della epidemiologia, della prevenzione, dell'ambiente, dell'informatizzazione, dell'organizzazione sanitaria, etc. Quanti di noi ricercatori igienisti hanno partecipato? Quanti riusciranno ad avere il finanziamento?
Nei diversi settori di ricerca scientifica orientata alla prevenzione che ho sommariamente elencato l'igienista avrebbe tutti i titoli per un ruolo di primo piano, anche di coordinamento. Di fatto risulta troppo spesso una figura marginale, tranne evidenti eccellenti eccezioni. Marginale per mancanza di capacità di imporre le proprie idee e per scarsa forza di competizione, ma credo anche per carenza obiettiva di ricercatori qualitativamente selezionati che possano confrontarsi con livelli di preparazione esplicitamente riconosciuti; penso che i concorsi universitari dovrebbero servire a questa selezione.
Se la finalità della ricerca igienistica è costituita essenzialmente dalla prevenzione, l'igienista con i titoli e la cultura adeguati, potrebbe e dovrebbe essere in grado di condurre e coordinare programmi di ricerca anche ampi e a carattere multidisciplinare: solo la vera competenza ed un serio accreditamento scientifico, cui dobbiamo arrivare nell'ambito della nostra società e che dobbiamo rispettare, costituiscono i presupposti essenziali per poter rivendicare tale ruolo. Se ne avvantaggerebbero sia la categoria che la disciplina.
Non dobbiamo chiuderci in noi stessi, ma avere il coraggio di confrontare le nostre capacità e i nostri obiettivi istituzionali con le altre realtà che a torto o a ragione spesso sono concorrenziali con noi. I settori di ricerca scientifica igienistica che promettono i risultati più ragguardevoli riguardano l'igiene dell'ambiente nei suoi riflessi sulla salute, la epidemiologia e prevenzione delle malattie infettive e cronico-degenerative, l'educazione sanitaria e la ricerca sui Servizi sanitari. La ricerca legata all'igiene ambientale trova tuttavia una forte concorrenza in altri settori (biologico, chimico, fisico, ingegneristico): tale concorrenza è stata favorita dall'istituzione del Ministero dell'Ambiente e dal trasferimento verso di esso di competenze e di programmi tradizionalmente igienisti. La ricerca sulla epidemiologia e prevenzione delle malattie cronico-degenerative trova forti e validi concorrenti ed interlocutori nei ricercatori clinici (pediatri, infettivologi, cardiologi, etc.). La ricerca nel campo dell'educazione sanitaria costituisce probabilmente un aspetto della ricerca igienistica tra i più consoni ai nostri obiettivi di prevenzione e meno inflazionato da concorrenti di prestigio. A questo proposito, grazie alla tradizione legata all'opera di insigni nostri maestri, in primis il prof. Seppilli, esistono importanti argomenti che dovrebbero trovare più spazio e più fondi non solo per attività formative ma anche per ricerche specifiche.
Infine anche la ricerca sui servizi sanitari costituisce occasione di studio per economisti, sociologi, aziendalisti, statistici, programmatori che concorrono, non senza ragioni, con gli igienisti ad esplorare la materia: nel quadro legislativo sanitario degli ultimi anni e nella continua riorganizzazione dei servizi sanitari in atto la ricerca sui servizi sanitari costituisce uno dei campi più promettenti per gli igienisti per un duplice ordine di motivi: uno legato alla formazione in questa materia degli operatori sanitari medici e non medici, l'altro intrinseco agli argomenti di questa area di ricerca, tipicamente e tradizionalmente di sanità pubblica, legati come sono alla organizzazione e gestione dei servizi sanitari. Lo studio sui servizi sanitari dovrebbe costituire un esplicito filone di ricerca per gli igienisti ed essere ampiamente potenziato nel prossimo futuro anche qui per un duplice ordine di motivi. Il primo è per dare a questa disciplina un orientamento preventivo e di sanità pubblica che è prerogativa tipica dell'igiene. Il secondo punto è che i servizi sanitari dovrebbero essere utilizzati, oltre che per la cura della malattia ed l'efficiente uso delle risorse, come un fattore per la tutela e la promozione della salute della popolazione. Esistono già iniziative in questa direzione che io individuo nella epidemiologia dei servizi sanitari ovvero la 'evidence-based health care' degli autori anglosassoni che va distinta, pur tenendo conto di importanti apporti specifici, da un lato dalla ricerca sul management, spesso identificata con l'aziendalismo, e dall'altro dalla ricerca epidemiologica clinica, indirizzata verso la evidence-based medicine. Va rilevato che i progetti di ricerca Cnr dei ricercatori igienisti italiani hanno pressoché totalmente trascurato il tema dei servizi sanitari.
Quali sono in conclusione le prospettive in Italia della ricerca scientifica per l'Igiene? Occorre mettere le basi per una rigorosa credibilità scientifica dei nostri ricercatori e dei meccanismi di selezione che ne regolano l'affermazione professionale, per un accreditamento non più procrastinabile delle istituzioni e di tutte le sedi in cui si svolge attività formativa e di ricerca scientifica ed infine è necessaria la coagulazione delle forze della nostra categoria per raggiungere il "peso specifico" necessario a cambiare gli attuali equilibri.