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La mia esperienza di membro del Comitato di Biologia e Medicina
del Cnr mi induce a formulare alcune considerazioni sullo stato
della ricerca scientifica in Sanità Pubblica, la cui vitalità
è presupposto essenziale ad una garanzia di sopravvivenza dignitosa
della nostra disciplina.
I livelli di finanziamenti pubblici per la ricerca scientifica
in senso lato, rapportati al prodotto interno lordo, ci pongono
fra gli ultimi posti nei paesi cosiddetti industrializzati: come
ha scritto recentemente il premio Nobel Carlo Rubbia, il nostro
paese è al quinto posto mondiale per il PIL, ma occupa la trentaduesima
posizione per la competitività scientifica. La quota di queste
esigue risorse che viene dedicata al settore biomedico, è poi
nel nostro paese fortemente penalizzata rispetto per esempio agli
USA, non più del 20% delle risorse messe a disposizione.
In questa situazione non brillante il settore della prevenzione,
tranne rare eccezioni, non ha trovato spazio adeguato alla importanza
che effettivamente ha e che noi igienisti insistentemente sottolineiamo,
con il risultato che tutte le belle intenzioni sul ruolo della
prevenzione e sull'importanza della tutela della salute diventano
spesso facile preda di organismi di ricerca che fanno capo ad
altre discipline mediche, alcune delle quali sicuramente di prestigio
ma che, in ogni caso, non trovano un (auspicabile) coordinamento
igienistico, né tanto meno una collaborazione degli igienisti
(spesso non richiesta, ma che quando lo è non trova a volte la
sensibilità di cogliere l'occasione). Sia a livello europeo che
nazionale, non mancano programmi di ricerca scientifica in cui
la prevenzione non figuri in alcuni casi come titolo generale
del progetto di ricerca, senza tuttavia la partecipazione degli
igienisti. Gli ultimi due programmi quadro della Comunità Economica
Europea lo testimoniano. In tali programmi figurano titoli che
si riferiscono a tutte le principali tematiche della nostra disciplina.
A livello nazionale i progetti Finalizzati del Cnr 'Medicina Preventiva
e Riabilitativa', 'Fattori di rischio delle malattie', 'Invecchiamento'
vedono il titolo legato alla prevenzione ma sono affidati in termini
di progetti finalizzati al settore oncologico ed infettivologico.
Esistono poi altre fonti finanziarie per la ricerca scientifica,
in particolare il Murst e il Ministero della Sanità che negli
ultimi anni ha promosso importanti programmi di ricerca (Aids,
Tbc, Epatiti virali, etc.) che sono stati gestiti in modo analogo
a quanto sinora detto. In tutti questi progetti molti nostri colleghi,
se hanno avuto un ruolo nel dirigere unità operative, raramente
hanno avuto una funzione di proponimento o di coordinamento.
Con i fondi Murst ultima generazione nessun programma scientifico
igienistico è stato finora finanziato sollevando critiche per
questa scelta, anche se gli igienisti a mio avviso hanno qualche
responsabilità. Infine, si sta avviando in questi giorni, nell'ambito
della politica di ricerca e sviluppo del Ministero della Sanità
finanziata ai sensi dell'art. 12, comma 2, lettera a, decreto
legislativo 502/92, un programma per la ricerca finalizzata nel
settore biomedico sanitario e veterinario, strumentale agli obiettivi
esplicitati nel piano sanitario nazionale 1998 -2000. Non ho fatto
un conto preciso ma credo che non meno del 30% dei temi proposti
per i programmi di ricerca dovrebbero interessarci perché riguardano
argomenti legati al mondo della epidemiologia, della prevenzione,
dell'ambiente, dell'informatizzazione, dell'organizzazione sanitaria,
etc. Quanti di noi ricercatori igienisti hanno partecipato? Quanti
riusciranno ad avere il finanziamento?
Nei diversi settori di ricerca scientifica orientata alla prevenzione
che ho sommariamente elencato l'igienista avrebbe tutti i titoli
per un ruolo di primo piano, anche di coordinamento. Di fatto
risulta troppo spesso una figura marginale, tranne evidenti eccellenti
eccezioni. Marginale per mancanza di capacità di imporre le proprie
idee e per scarsa forza di competizione, ma credo anche per carenza
obiettiva di ricercatori qualitativamente selezionati che possano
confrontarsi con livelli di preparazione esplicitamente riconosciuti;
penso che i concorsi universitari dovrebbero servire a questa
selezione.
Se la finalità della ricerca igienistica è costituita essenzialmente
dalla prevenzione, l'igienista con i titoli e la cultura adeguati,
potrebbe e dovrebbe essere in grado di condurre e coordinare programmi
di ricerca anche ampi e a carattere multidisciplinare: solo la
vera competenza ed un serio accreditamento scientifico, cui dobbiamo
arrivare nell'ambito della nostra società e che dobbiamo rispettare,
costituiscono i presupposti essenziali per poter rivendicare tale
ruolo. Se ne avvantaggerebbero sia la categoria che la disciplina.
Non dobbiamo chiuderci in noi stessi, ma avere il coraggio di
confrontare le nostre capacità e i nostri obiettivi istituzionali
con le altre realtà che a torto o a ragione spesso sono concorrenziali
con noi. I settori di ricerca scientifica igienistica che promettono
i risultati più ragguardevoli riguardano l'igiene dell'ambiente
nei suoi riflessi sulla salute, la epidemiologia e prevenzione
delle malattie infettive e cronico-degenerative, l'educazione
sanitaria e la ricerca sui Servizi sanitari. La ricerca legata
all'igiene ambientale trova tuttavia una forte concorrenza in
altri settori (biologico, chimico, fisico, ingegneristico): tale
concorrenza è stata favorita dall'istituzione del Ministero dell'Ambiente
e dal trasferimento verso di esso di competenze e di programmi
tradizionalmente igienisti. La ricerca sulla epidemiologia e prevenzione
delle malattie cronico-degenerative trova forti e validi concorrenti
ed interlocutori nei ricercatori clinici (pediatri, infettivologi,
cardiologi, etc.). La ricerca nel campo dell'educazione sanitaria
costituisce probabilmente un aspetto della ricerca igienistica
tra i più consoni ai nostri obiettivi di prevenzione e meno inflazionato
da concorrenti di prestigio. A questo proposito, grazie alla tradizione
legata all'opera di insigni nostri maestri, in primis il prof.
Seppilli, esistono importanti argomenti che dovrebbero trovare
più spazio e più fondi non solo per attività formative ma anche
per ricerche specifiche.
Infine anche la ricerca sui servizi sanitari costituisce occasione
di studio per economisti, sociologi, aziendalisti, statistici,
programmatori che concorrono, non senza ragioni, con gli igienisti
ad esplorare la materia: nel quadro legislativo sanitario degli
ultimi anni e nella continua riorganizzazione dei servizi sanitari
in atto la ricerca sui servizi sanitari costituisce uno dei campi
più promettenti per gli igienisti per un duplice ordine di motivi:
uno legato alla formazione in questa materia degli operatori sanitari
medici e non medici, l'altro intrinseco agli argomenti di questa
area di ricerca, tipicamente e tradizionalmente di sanità pubblica,
legati come sono alla organizzazione e gestione dei servizi sanitari.
Lo studio sui servizi sanitari dovrebbe costituire un esplicito
filone di ricerca per gli igienisti ed essere ampiamente potenziato
nel prossimo futuro anche qui per un duplice ordine di motivi.
Il primo è per dare a questa disciplina un orientamento preventivo
e di sanità pubblica che è prerogativa tipica dell'igiene. Il
secondo punto è che i servizi sanitari dovrebbero essere utilizzati,
oltre che per la cura della malattia ed l'efficiente uso delle
risorse, come un fattore per la tutela e la promozione della salute
della popolazione. Esistono già iniziative in questa direzione
che io individuo nella epidemiologia dei servizi sanitari ovvero
la 'evidence-based health care' degli autori anglosassoni che
va distinta, pur tenendo conto di importanti apporti specifici,
da un lato dalla ricerca sul management, spesso identificata con
l'aziendalismo, e dall'altro dalla ricerca epidemiologica clinica,
indirizzata verso la evidence-based medicine. Va rilevato che
i progetti di ricerca Cnr dei ricercatori igienisti italiani hanno
pressoché totalmente trascurato il tema dei servizi sanitari.
Quali sono in conclusione le prospettive in Italia della ricerca
scientifica per l'Igiene? Occorre mettere le basi per una rigorosa
credibilità scientifica dei nostri ricercatori e dei meccanismi
di selezione che ne regolano l'affermazione professionale, per
un accreditamento non più procrastinabile delle istituzioni e
di tutte le sedi in cui si svolge attività formativa e di ricerca
scientifica ed infine è necessaria la coagulazione delle forze
della nostra categoria per raggiungere il "peso specifico" necessario
a cambiare gli attuali equilibri.
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