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| Editoriale
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| Ricordo
del prof. Bruno Angelillo (1923-1999)
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All'alba
del 28 febbraio è deceduto in Napoli il prof. Bruno Angelillo, circondato
dall'affetto dei suoi cari e degli allievi. La sua scomparsa oltre
che un lutto per la cultura igienistica italiana rappresenta una
perdita dolorosa per la Comunità Accademica e per la Rivista. Nato
a Cremona il 1° luglio 1923, deportato civile in Germania, si era
laureato nella facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università degli
Studi di Parma. Assistente con il prof. Marginesu negli Istituti
di Igiene, prima di Parma e poi di Sassari, è succeduto al Maestro
nell'insegnamento e nella Direzione dell'Istituto di Igiene di Sassari
dal 1956 come Incaricato e, dal 1962 al 1966, come Titolare della
Cattedra. Aveva conseguito la Libera Docenza sia in Igiene, nel
1956, che in Microbiologia, nel 1958. Chiamato, con voto unanime
della facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Napoli,
alla Cattedra di Igiene ed alla Direzione del relativo Istituto
il 1° novembre 1966, si è trasferito presso la nuova Facoltà Medica
della stessa Università il 1° novembre 1973. È stato Presidente
nazionale della S.It.I., Presidente di Sezione del Consiglio Superiore
di Sanità, Medaglia d'Oro della Sanità e della Istruzione Pubblica,
socio onorario della Società italiana di Igiene, riconoscimento
quest'ultimo conferitogli nella giornata conclusiva del Congresso
nazionale di Igiene di Fiuggi dello scorso settembre 1998.
Il prof. Angelillo ha guidato la formazione e la crescita culturale
di numerosi giovani, studenti, frequentatori e allievi che attualmente
ricoprono prestigiose cariche universitarie e nelle Direzioni di
Sanità del Servizio Sanitario Nazionale. Del suo valore di Scienziato,
di Maestro, di Educatore, del suo amore per i giovani si potrebbe
scrivere a lungo. Desidero quindi esprimere, sulle pagine della
Rivista che ha onorato con la sua presenza nel Comitato Scientifico,
la partecipazione più sentita e commossa del Direttore, del Condirettore,
del Comitato Scientifico e della Redazione, unitamente al Consiglio
Direttivo della S.It.I Lazio, per la perdita che ci ha profondamente
colpiti. |
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Augusto
Panà |
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La
sanità pubblica e la tutela dell'ambiente
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Malgrado
gli sforzi di ricercatori appartenenti alle più diverse discipline
e la fondazione di una disciplina scientifica come l'Epidemiologia
ambientale, dedicata specificamente all'argomento, la conoscenza
approfondita dei rapporti tra stato di salute della popolazione
ed inquinamento ambientale diffuso rimane un problema non risolto.
I motivi sono numerosi, primo tra tutti la difficoltà di raccogliere
prove sperimentali sul campo ed "il carattere in notevole misura
congetturale di questi studi epidemiologici, dal momento che la
valutazione della relazione tra ambiente e salute è soggetta a
modificarsi con l'evolvere delle conoscenze scientifiche, il che
trova riscontro nell'evoluzione delle varie legislazioni nazionali,
che nelle norme di tutela ambientale hanno riconosciuto una progressiva
riduzione dei livelli di concentrazione dei fattori inquinanti
ritenuti dannosi per la salute; ciò determina una potenziale espansione
delle aree a rischio, dal momento che non può essere escluso che
in futuro siano ritenuti pericolosi per la salute livelli di esposizione
alle sostanze inquinanti fino ad ora ritenuti accettabili". Questa
frase è trascritta non da un lavoro scientifico ma dal documento
approvato nella seduta del 15 dicembre 1998 dalla 12ª Commissione
permanente (Igiene e Sanità) del Senato della Repubblica. Questo
documento, intitolato "Sullo sviluppo di patologie ad eziologia
ambientale e sulla tutela della salute pubblica nelle aree ad
inquinamento ambientale diffuso" (Doc. XVII, n. 10), riporta la
conclusione dell'indagine conoscitiva svolta dalla Commissione
"avente lo scopo di verificare lo stato epidemiologico delle malattie
ad eziologia ambientale nelle aree ad inquinamento ambientale
diffuso e, partendo da questi dati, di fare il punto sugli strumenti
attualmente disponibili in Italia per la tutela della salute pubblica
e sulla loro concreta utilizzazione".
Il documento nulla dice di nuovo dal punto di vista epidemiologico
ed igienico, né lo poteva stante la modalità di raccolta dei dati
(una specie di consensus conference sullo stato delle conoscenze)
e la qualifica dei componenti della Commissione. Il suo interesse
deriva invece dalle implicazioni che riguardano direttamente la
sanità pubblica e l'attuale organizzazione dei servizi di tutela
ambientale in Italia. Non è infatti assolutamente una novità che
"si rileva la maggiore incidenza nelle aree ad inquinamento ambientale
diffuso della mortalità per neoplasie e malattie dell'apparato
respiratorio" né che è stato evidenziato "un rapporto costante,
ancora non chiarito dal punto di vista eziologico ma ormai indubitabile
sotto il profilo fenomenologico, tra l'incremento delle polveri
sospese - che vengono così a configurarsi come un indice critico
del livello di inquinamento urbano e sono legate soprattutto,
ma non solo, al traffico veicolare - e la mortalità giornaliera
legata a problemi cardiorespiratori". Risulta invece di profondo
interesse per la nostra disciplina la sezione che riguarda gli
aspetti organizzativi perché, a seguito del referendum abrogativo
di alcune norme della 833/78 (cfr. IgSanPubbl 153/98), si sta
faticosamente attuando la separazione (a dispetto della sua razionalità)
delle attività di tutela della salute, affidata sostanzialmente
ai dipartimenti di prevenzione delle Aziende sanitarie locali
(ASL), e la tutela dell'ambiente, affidata alla rete di agenzie
regionali per l'ambiente (ARPA).
Dal "quadro emerso dai sopralluoghi appare, pur nell'estrema difformità
delle varie situazioni, singolarmente uniforme. Il problema di
fondo sembra infatti essere quello di un insufficiente coordinamento
tra le autorità preposte a vario livello alla tutela della salute
e alla tutela dell'ambiente […] tale è la situazione nelle zone
visitate, dove è pressoché generale il rimpianto per il precedente
sistema di controllo incentrato sulle unità sanitarie locali e
venuto meno a seguito del referendum […]; resta tuttavia il problema
di una mancanza di dati epidemiologici affidabili".
Questi preoccupanti risultati sullo stato della sanità pubblica
sono quanto mai attuali e significativi: l'indagine è stata svolta
dal giugno 1997 al dicembre 1998 e ha riguardato zone notoriamente
ad elevato inquinamento, quindi dotate presumibilmente di servizi
in qualche modo potenziati rispetto al restante territorio nazionale.
Da tempo gli igienisti hanno denunciato i pericoli di questa situazione
e cioè, citando testualmente il rapporto, che "l'indirizzo politico
fino ad oggi prevalente in materia di inquinamento diffuso è stato
quello di affrontare il problema in una ottica squisitamente ambientale,
intervenendo con specifici provvedimenti in materia di inquinamento
e di rischi di incidenti rilevanti […] ma che lasciano in ombra
la fondamentale questione della tutela sanitaria dei cittadini
e della percorribilità di interventi specificatamente correlati
alla prevenzione degli effetti patogeni del degrado dell'ecosistema".
Gli igienisti non possono che condividere le valutazioni conclusive
della commissione senatoriale: "appare in primo luogo opportuno
sottolineare l'intima connessione che deve porsi, soprattutto
in una prospettiva di prevenzione, tra le problematiche ambientali
e quelle sanitarie […]; sembra poi necessario, anche al fine di
perseguire efficacemente gli obiettivi indicati dal Piano sanitario
nazionale in materia di miglioramento del contesto ambientale,
privilegiare la creazione di strumenti di conoscenza epidemiologica
affidabili, che consentano una accurata valutazione eziologica
di tutti i fenomeni di scostamento dai dati attesi".
È finalmente una forte ed esplicita sollecitazione nei confronti
dei dipartimenti di prevenzione delle Asl che "anche per poter
svolgere un ruolo di promozione e stimolo dell'attività dell'Agenzia
regionale (ARPA), devono essere messi in grado di funzionare in
maniera finalmente efficace, anche attraverso una programmazione
nazionale e regionale che dirotti risorse adeguate dal settore
dell'assistenza a quello della prevenzione".
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Armando
Muzzi |
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