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| Editoriale
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| Attuazione
delle conoscenze scientifiche in Sanità pubblica |
La
Sanità pubblica è una branca delle Scienze mediche, tanto da prendere
il nome di Medicina di sanità pubblica ("Public Health Medicine").
In tutta la sua storia si è sempre sostenuta su due pilastri: 1.
la conoscenza, affidata alla ricerca epidemiologica, e 2. le conseguenti
azioni dirette alla promozione, tutela e recupero della salute.
I migliori risultati sono stati ottenuti combinando armonicamente
conoscenza e azioni, ma non sono mancati momenti di tensione quando
l'azione non è stata supportata dalla conoscenza o quando, più spesso,
alla conoscenza non è seguita l'azione. Nel primo caso si tratta
di un attivismo empirico che, salvo casuali ed eccezionali eventi
(ad es. vaccinazione jenneriana), mal si adatta alla attuale pretesa
di ogni attività basata su prove certe ('evidence-based health care');
al secondo caso consegue la frustrazione di non poter realizzare
quanto scienza e ragione imporrebbero.
Laddove nella pratica clinica si è preso documentatamente atto che
le conoscenze scientifiche non vengono tempestivamente applicate,
nell'area della sanità pubblica e della organizzazione dei servizi
sanitari questa stessa attenzione al problema sembra mancare. La
ricerca epidemiologica ha ottenuto significativi successi nella
determinazione dei fattori causali e/o di rischio delle malattie,
molta minore attenzione si è prestata alla questione altrettanto
importante, di come, in che tempi e mediante quali meccanismi le
conoscenze scientifiche vengono tramutate in azioni, specialmente
mediante modifiche e adattamenti dell'organizzazione sanitaria.
Molte ragioni spiegano questo fenomeno che è opportuno conoscere
per tentare di porvi rimedio. |
- La
prima osservazione è che, per prendere decisioni, si hanno a
disposizione risultati di ricerca che spesso non si maturano
in vere conoscenze scientifiche: "Nell'ultimo secolo e mezzo
lo sviluppo scientifico è stato sbalorditivo ma l'interpretazione
di questo progresso è drammaticamente cambiata in quanto caratterizzata
dalla transizione dalla cultura della "scienza" alla cultura
della "ricerca". La scienza è certezza, la ricerca incertezza.
La scienza, si pensa, è indifferente, seria, imparziale; la
ricerca è appassionata, coinvolgente, rischiosa. La scienza
pone fine alle divagazioni delle dispute umane; la ricerca crea
controversie. La scienza produce obiettività sfuggendo, per
quanto possibile, ai vincoli dell'ideologia, delle passioni,
delle emozioni; la ricerca si alimenta di tutte queste cose
per rendere familiare l'oggetto della ricerca stessa. Esiste
una filosofia della scienza ma sfortunatamente non esiste una
filosofia della ricerca" (1). In sanità
pubblica le decisioni si accompagnano sempre ad un certo grado
di incertezza in quanto riguardano fenomeni probabilistici che
si verificheranno in futuro ma senza certezza del tempo e del
luogo di accadimento.
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- Le
seconda osservazione è che in sanità pubblica è ancora poco
sviluppata, rispetto alle scienze cliniche, la cosiddetta ricerca
secondaria. Uno dei problemi che devono affrontare e risolvere
coloro che si interessano di assistenza sanitaria è quello di
estrarre dalla larghissima messe di risultati di ricerche che
vengono annualmente pubblicate (oltre 2 milioni di pagine in
oltre 20.000 riviste) qualche verità al duplice scopo di realizzare
una evidence-based Medicine ed una "evidence-based health care"
e di mettere a disposizione degli interessati (per ragioni di
studio e/o di lavoro) quelle utili al miglioramento dell'assistenza
sanitaria. La revisione sistematica (systematic review) e le
tecniche di meta-analisi (meta-analysis) sono i metodi più moderni
per questa finalità. Abbiamo gestito risorse economiche e strutturali,
umane ed energetiche; ora è necessario gestire la più preziosa
delle risorse del XXI secolo: la conoscenza teorica e quella
applicata.
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La terza osservazione è che occorre superare la vastità che
può tradursi in vaghezza dei contenuti della sanità pubblica
che "sta dappertutto ma non si trova in alcun luogo" (2),
cosa da tempo segnalata ma ancora non risolta. L'autorevole
volume "The future of Public Health" (3) inizia
con questa frase: "negli ultimi anni si è manifestata una crescente
sensazione che la sanità pubblica, come professione, come attività
di governo, e come impegno della società non sia né chiaramente
precisata, né adeguatamente sostenuta, né completamente compresa".
Più recentemente anche Dever rincarava la dose affermando che
se i servizi di sanità pubblica sono ritenuti inutili, marginali
ed improduttivi la colpa è degli operatori che non sono capaci
di dimostrare il contrario (4).
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- La
quarta ed ultima osservazione è che le realizzazioni di sanità
pubblica, ovvero il compito/dovere di promuovere la salute della
popolazione, non sono e non possono essere limitate ai detentori
delle conoscenze. Devono intervenire i politici e la stessa
popolazione informata. Anche se alcuni ricercatori, in nome
della apoliticità della scienza, ritengono che le conoscenze
dovrebbero rimanere separate dal processo di formulazione della
politica sanitaria (5), la ricerca in
generale, e la epidemiologia in particolare, non possono essere
apolitiche (mentre dovrebbero essere apartitiche). L'obiettività
della scienza viene intaccata dalla scelta dei dati da reperire,
dall'interpretazione di questi dati, e dal suggerimento delle
priorità delle azioni da attuare. La stessa decisione di isolare
la ricerca dal contesto sociale e politico è, a ben guardare,
una scelta 'politica' perché tende ad aumentare l'autorità delle
ricerche scientifiche (6).
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In Sanità pubblica occorre che venga messo in atto il desiderio
della società affidato ai decisori politici (la volontà politica)
di sviluppare, finanziare o modificare i programmi per la salute.
Il principale strumento di manifestazione della volontà politica
è l'attività legislativa. La legge serve a regolare fenomeni e
situazioni relativamente complessi, dove sono in giuoco interessi
di rilevanza collettiva e dove si rendono obbligatori certi comportamenti
piuttosto che altri. Compito della legge è definire ed imporre
una linea di azione e, nel medesimo tempo, quello di impedire,
con opportune sanzioni, scelte ed interventi che si scostino da
tale linea. Il decisore politico ha chiaramente grandi difficoltà
stretto com'è tra opzioni evidence-based e ricerca del consenso.
Per questo è altrettanto importante la partecipazione di tutti
coloro che, condividendo gli obiettivi di salute, non solo modificano
i propri comportamenti ma non si oppongono o meglio ancora sollecitano
i decisori politici a proporre ed attuare programmi di promozione
della salute. Tutto ciò non deve servire agli operatori di sanità
pubblica come giustificazione della mancata e tempestiva attuazione
delle conoscenze perché essi hanno su di sé la responsabilità
di trasmettere le conoscenze (sia espresse in esempi concreti
che come informazioni teoriche in termini di probabilità e prognosi),
di sensibilizzare i politici all'azione (indicando le priorità
in base alle risorse disponibili ed elencando le possibilità,
teoriche e pratiche, di intervento), di coinvolgere infine la
popolazione in aperte discussioni sui problemi sanitari e in primo
luogo sulla tutela della salute.
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| Note |
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| [1] |
Latour
B. From the world of science to the world of research? Science 1998;
280: 208-209. |
| [2] |
Wylie I, Griffiths S, Hunter DJ. Everywhere and nowhere - a Socratic
dialogue on the new public health. BMJ 1999; 319: 839-840. |
| [3] |
Institute
of medicine. Committee for the study of the future of Public Health:
The future of Public Health. National Academy of Sciences, Washington,
1988. |
| [4] |
Dever
GEA: Improving outcomes in Public Health practice: strategy and
methods. Aspen publ. inc., Gaithersburg, Maryland, 1997. |
| [5] |
"La ricerca scientifica dovrebbe essere indirizzata solo a spiegare
i fenomeni naturali senza perseguire obiettivi politici o sociali.
La politiche sono modulate da equilibri (o squilibri) politici che
usano le conoscenze scientifiche senza esserne condizionate" (Rothman
KJ, Poole C. Science and policy making. Am J Public Health 1985,
75: 341-351). |
| [6] |
Cfr.
Brownson RC et al: Policy research for disease prevention: challenges
and practical raccomendations. Am J Public Health 1997; 87: 735-739
e Atwood K et al. From public health science to prevention policy:
placing science in its social and political contexts. Am J Public
Health 1997; 87: 1603-1606. |
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