|

| Editoriale
|
 |
| Tentativi
e resistenze all'accertamento della performance dei sistemi sanitari
|
|
Nei
Paesi che attuano sistemi di welfare state le risorse disponibili,
anche se aumentano
in senso assoluto, non paiono mai sufficienti a soddisfare tutte
le richieste dei cittadini. Inoltre vi è spesso il sospetto che
i servizi pubblici assorbano risorse eccessive rispetto all'effettivo
servizio reso. È spontaneo interrogarsi su cosa si ottiene dalle
risorse impiegate e quale sia la migliore utilizzazione delle
risorse. La sanità, per i suoi crescenti costi, è quella che viene
sottoposta a scrutinio con maggiore attenzione e in molti paesi
sono stati messi in atto tentativi di misurare la performance
del sistema sanitario. In effetti senza misure di performance
e in un periodo di rapidi cambiamenti organizzativi del sistema
di erogazione dei servizi si rischia di non sapere dove andare
e soprattutto cosa funziona e cosa no (ed è suscettibile di miglioramento)
[1].
Molti ostacoli rendono arduo questo percorso, alcuni di natura
squisitamente ideologica, altri di natura tecnica.
Misurare la performance dei sistemi sanitari finanziati e/o gestiti
dallo Stato, sembra ad alcuni non solo superfluo ma "politicamente
scorretto". Secondo questa tesi la gestione pubblica dei servizi
sanitari eliminerebbe alla radice gli effetti perversi di profitto
o peggio
di speculazione tipici della gestione privata [2].
Questo
principio sarebbe quindi di per sé sufficiente a rendere superflua
la cultura delle misure di performance in quanto i possibili malfunzionamenti
non inficerebbero più di
tanto la bontà di fondo di una operazione finalizzata a fornire
assistenza sanitaria universale e gratuita al momento del bisogno.
Solo recentemente si sta prendendo coscienza che la misura della
performance, seguita da conseguenti provvedimenti di recupero
delle situazioni inadeguate, è l'unico modo per continuare a difendere
un servizio sanitario nazionale: per i sistemi sanitari finanziati
con fondi pubblici è sempre più necessario, a giustificazione
della spesa sostenuta, "dimostrare" la performance ovvero, seguendo
la definizione dell'OMS, dimostrare il raggiungimento dei migliori
risultati possibili a parità di risorse confrontando i risultati
ottenuti con ciò che il sistema dovrebbe essere in grado di raggiungere
con le risorse disponibili.
Un secondo ostacolo di natura ideologica è poi la ancora diffusa
convinzione, condivisa da molti cittadini ed operatori, che la
performance sanitaria sarebbe in ogni caso comunque già elevata,
e quindi non meritevole di ulteriore dimostrazione, per effetto
dei successi ottenuti in campo medico e sanitario, fatti conoscere
con dovizia di particolari, e che possono considerarsi sufficiente
garanzia di efficacia ed efficienza. Vengono attribuiti in questa
ottica alla sola assistenza sanitaria i miglioramenti raggiunti
in termini di salute dimenticando, o volontariamente ignorando,
quanto affermato da Thomas McKeown: "partendo dal passato, una
riflessione sulle influenze (della tecnologia medica) sullo stato
di salute suggerisce che il miglioramento della salute è attribuibile
non tanto a ciò che è accaduto ed accade quando cadiamo malati
ma al fatto che ci ammaliamo più raramente e rimaniamo più a lungo
sani, non a causa di specifiche misure sanitarie (come ad es.
la vaccinazione), ma perché possiamo godere di un più elevato
livello nutrizionale e vivere in un ambiente più sano" [1].
Un terzo ostacolo alle misure di performance, ancora di natura
ideologica, è la tendenziale ostilità della classe sanitaria a
sottoporre a scrutinio i sistemi/servizi sanitari in quanto inevitabilmente
ciò porta a mettere in discussione il proprio operato [3].
Anche in questo caso vi è un dilemma di fondo da dirimere: chiarire
se la missione dei sanitari sia quella di "curare" (raggiungere
un risultato misurabile in termini di performance) o quella di
"prendersi cura" (cioè espletare con scienza e coscienza una attività,
a sua volta misurabile, ma affatto differente in termini conoscitivi).
La classe sanitaria "giura", sulla scorta di precise norme etiche
e deontologiche, di fare tutto quanto è in sua facoltà a favore
dei pazienti. In questo modo, appunto, garantisce non il risultato
ma solo di operare al meglio. Questa dedizione (prendersi cura)
compensa eventuali errori (del curare) scusabili in quanto attribuibili
al grande colpevole che è la sfortuna ("errare humanum est").
Il fatto che questo dilemma non sia mai stato affrontato in modo
sufficientemente esplicito è una spiegazione affascinante del
perché una ricerca autorevole come l'Harvard medical practice
study [4] ha avuto scarso seguito e che
solo di recente la pubblicazione del rapporto dell'Institute of
Medicine dell'Accademia delle scienze americana [5]
ha richiamato l'attenzione sul problema degli errori in Medicina
e sulla tutela della sicurezza dei pazienti. Vi sono poi da superare
non poche difficoltà tecniche per giungere a misurare la performance
dei sistemi sanitari, in particolare come operare concretamente
e soprattutto come dimostrare la correlazione tra interventi sanitari
e risultati raggiunti.
La prima difficoltà è insita nel fatto che, per giungere a misurare
concretamente il prodotto dei sistemi sanitari è necessario inquadrarlo
in un sistema di indicatori. Virtualmente tutti coloro che si
sono cimentati nell'elaborazione delle misure di performance hanno
sperimentato, almeno una volta, la frustrante sensazione di dovere
ammettere l'inadeguatezza dei risultati conseguiti. Forse ciò
è dovuto alla semplicità apparente del processo: scegliere una
unità di osservazione, raccogliere i dati, evidenziare i risultati.
Tuttavia, decidere ciò che deve essere misurato, raccogliere i
dati veramente necessari, effettuare gli appropriati aggiustamenti
applicativi atti a bilanciare il rischio insito in ogni misura,
creare il consenso intorno alla scelta effettuata avvalorandola
con una dimostrazione basata sulle prove, stabilire la reale capacità
della misura di misurare ciò che si intende misurare, valutare
la sua affidabilità, la sua capacità discriminatoria ed il suo
rapporto costo-beneficio, ed infine tradurre i dati ottenuti in
informazioni utili ed applicabili, costituiscono un vero rompicapo
ed un processo estremamente complesso col quale confrontarsi.
Il secondo problema tecnico è metodologicamente più noto e si
riconduce alle difficoltà insite nel classico compito epidemiologico
di dimostrare, su basi quanto più possibile scientifiche, il nesso
di causalità tra un certo fattore ed un evento di natura biologica.
Nel caso dei sistemi sanitari la dimostrazione della correlazione
degli interventi sanitari con i miglioramenti dello stato di salute
è ancora più ardua, perché si tratta di passare dalla soluzione
di una singola equazione, per quanto complessa (evento in funzione
di uno o più fattori), ad un sistema di equazioni multifattoriali
fra loro interagenti difficilmente indagabili in condizioni sperimentali
[6].
Ambedue le questioni di natura tecnica appena citate sono un cavallo
di battaglia della epidemiologia applicata ai servizi sanitari
e dovrebbero rientrare esplicitamente tra i compiti degli operatori
di Sanità pubblica.
La teoria e la pratica degli indicatori sanitari sono una antica
tradizione della Sanità pubblica. Per conoscere entità complesse
e le relative variazioni nel tempo e nello spazio, si sono tradizionalmente
da tempo ricercate misure facili e comparabili, che semplificano
la realtà. Per rendere esplicito quello che altrimenti rimane
vaga osservazione o giudizio ma anche per consentire, a parità
di condizioni, comparazioni di eventi. Si tratta di una vera e
propria scienza ed arte di proporre, sperimentare e realizzare
indicatori sanitari che, applicata ai sistemi sanitari, deve tendere
ad un accertamento della performance dei servizi anche se molto
autorevolmente si afferma che "considerata l'importanza dell'assistenza
sanitaria appare inconcepibile il fatto che non disponiamo ancora
di validi metodi per valutare quanto stiamo facendo. Il fatto
è che non li abbiamo. I nostri sforzi per misurare in modo sistematico
la qualità dell'assistenza hanno meno di dieci anni di vita e
quindi si trovano in fase di adolescenza metodologica" [7].
Anche in Italia la storia degli indicatori per la valutazione
della performance dei sistemi/servizi sanitari non supera il decennio.
Dopo alcune iniziali proposte [8] e la emanazione
di appositi decreti ministeriali [9], sono
le singole regioni che si sono attivate in questa direzione [10]:
la più recente novità in termini di indicatori è inserita della
legge del federalismo fiscale [11] che prevede
un sistema di garanzia, basato appunto su indicatori e parametri
di riferimento, per accertare che non vada perduta, con il decentramento
sanitario, la unitarietà dell'azione del Ssn e soprattutto la
auspicabile eguaglianza dello stato di salute nella popolazione.
Tutti coloro che sono in qualche modo interessati ai sistemi sanitari
(ricercatori, economisti, politici, cittadini) sono attenti ai
tentativi che vengono fatti per valutare la performance a livello
locale, nazionale ed internazionale.
Gli atti dell'inaugurazione del 9° Master in Epidemiologia dei
servizi sanitari dell'Università di Roma Tor Vergata pubblicati
in questo numero, vogliono essere una registrazione di quanto
di più avanzato viene elaborato nel nostro Paese in Italia a livello
di sistemi informativi comparativi regionali e di Azienda sanitaria
locale, in linea con lo sforzo culturale della redazione iniziato
con la libera traduzione dell'ultimo rapporto OMS presentata con
il primo volume del 2001.
|
| Note |
|
| [1] |
Thomas
McKeown, uno dei padri della Epidemiologia dei servizi sanitari,
fin dal 1976 si chiedeva cosa riuscivano a produrre, in termini
di salute, i sistemi sanitari.
Cfr. MCKEOWN T: The role of Medicine: dream, mirage or nemesis.
London, England: The Nuffield Provincial Hospitals Trust; 1976.
|
| [2] |
A
questo proposito non vanno trascurate finalità non sanitarie dei
sistemi sanitari pubblici come l'assorbimento di manodopera con
ridotte capacità lavorative. |
| [3] |
Questa
ostilità ha radici più che millenarie. Come primo esempio storico
di valutazione di performance sanitaria può essere citato il codice
di Hammurabi
(1950 a.c.) che prevedeva che "se un medico opera un uomo per una
grave ferita con un coltello di bronzo e ne determina la morte od
apre un ascesso nell'occhio di un uomo con un coltello di bronzo,
e distrugge l'occhio dell'uomo, gli si dovranno tagliare le dita"
(Major RH: Storia della medicina. Sansoni ed., Firenze, 1959).
Si può ironicamente commentare che a Babilonia la scelta di un buon
chirurgo doveva essere facile in quanto doveva possedere tutte le
dita. |
| [4] |
Lo
studio, condotto negli ospedali di New York, esaminando oltre 30.000
cartelle cliniche, dimostrava che quasi il 4% dei ricoveri si accompagnava
a qualche errore medico e che il 14% di questi casi terminava con
la morte del paziente, in parte attribuibile all'errore medico (Brennan
TA et al: Incidence of adverse events and negligence in hospitalised
patients. Results of the Harvard medical practice study.
I. NEJM 1991, 324, 370-6; Leape LL et al: The nature of adverse
events in hospitalised patients. Results of the Harvard medical
practice study. II. NEJM 1991, 324, 377-84). |
| [5] |
Il
Rapporto indicava che ogni anno negli USA morivano in ospedale per
errori medici dalle 44.000 alle 98.000 persone. Anche usando la
cifra più bassa, il numero di morti per errori medici diventava
l'ottava principale causa di morte in tutto il paese, superiore
a quella per incidenti automobilistici (43.458), tumore della mammella
(42.297), o AIDS (16.516). Cfr. Kohn LT, Corrigan JM, Donaldson
MS: To Err Is Human:Building a Safer Health System. Committee on
Quality of Health Care, Institute of Medicine, Washington, 1999.
|
| [6] |
Il
caso più noto di questa difficoltà è la misura dell'efficacia attesa
o teorica (efficacy) e dell'efficacia reale o pratica o efficacia
'epidemiologica' (effectiveness) degli interventi sanitari. L'efficacia
teorica si riferisce ai benefici ottenuti quando un intervento è
applicato in condizioni ideali, controllando quanto più possibile
le variabili ambientali e le condizioni di esperimento (esperimenti
clinici controllati). La efficacia reale o pratica si riferisce
ai benefici osservati a livello di popolazione o alle persone alle
quali viene offerto un servizio o un trattamento cioè in condizioni
reali medie. |
| [7] |
Questa
frase del più noto degli studiosi americani di qualità dell'assistenza
sanitaria spiega la necessità dello studio della materia, di cui
gli indicatori sanitari rappresentano il capitolo forse più rilevante,
per superare la fase di adolescenza metodologica (Eddy DM: Performance
measurement: problems and solutions. Health Affairs 1998, 17, n.
4, 7-25). |
| [8] |
Nel
settembre 1993 è stato diffuso uno studio elaborato da Mediobanca,
distribuito qualche mese più tardi a cura dello stesso Ministero
della Sanità a tutte le USL italiane (Mediobanca: Indicatori per
il controllo dell'efficienza e dell'economicità della spesa nel
Servizio Sanitario Nazionale. Roma 9.1993). Si trattava di un primo
disegno di un sistema di indicatori sanitari di tipo "aziendalistico-gestionale",
come evidenziato nel titolo stesso. |
| [9] |
DM
Ministero Sanità 24.7.1995 concernente "Contenuti e modalità di
utilizzo degli indicatori di efficienza e di qualità del servizio
sanitario nazionale"; DM Ministero Sanità 15.10.1996 concernente
"Approvazione degli indicatori per la valutazione delle dimensioni
qualitative del servizio riguardanti la personalizzazione e l'umanizzazione
dell'assistenza, il diritto all'informazione, alle prestazioni alberghiere,
nonché l'andamento delle attività di prevenzione delle malattie".
|
| [10] |
Esempi
sono la Deliberazione Giunta regionale Lombardia n. 46582 del 26.11.2000
ed il Progetto Regione Piemonte della Direzione "Controllo delle
attività sanitarie" dell'Assessorato alla Sanità, Assistenza e Servizi,
Politiche degli Anziani e Provvedimento di Giunta n. 59-28477 del
25.10.1999 (pubblicato in Organizzazione sanitaria 1999, n. 3) |
| [11] |
Si
tratta dell'9, dedicato alle procedure di monitoraggio dell'assistenza
sanitaria, la cui rilevanza merita una quasi integrale citazione:
1. Al fine di consentire la tempestiva attivazione di procedure
di monitoraggio dell'assistenza sanitaria effettivamente erogata
in ogni regione […] viene definito […] un sistema di garanzia del
raggiungimento in ciascuna regione degli obiettivi di tutela della
salute perseguiti dal Servizio sanitario nazionale. 2. Il sistema
di garanzia […] comprende: a. un insieme minimo di indicatori e
parametri di riferimento, relativi a elementi rilevanti ai fini
del monitoraggio del rispetto, in ciascuna regione, dei livelli
essenziali ed uniformi di assistenza, nonché dei vincoli di bilancio
[…]; b. le regole e le convenzioni per la rilevazione, la validazione
e l'elaborazione delle informazioni e dei dati statistici necessari
per l'applicazione del sistema di cui alla lettera a.;
c. le procedure per la pubblicizzazione periodica dei risultati
dell'attività di monitoraggio e per l'individuazione delle regioni
che non rispettano o non convergono verso i parametri di cui alla
lettera a), anche prevedendo limiti di accettabilità entro intervalli
di oscillazione dei valori di riferimento (Decreto legislativo 18
febbraio 2000, n. 56 Disposizioni in materia di federalismo fiscale,
a norma dell'articolo 10 della legge 13 maggio 1999, n. 133). |
| |
 |
|