HOME RIVISTA CATTEDRA IGIENE MESS PROMETEO INFO

 
Ultimo numero
Indici rivista
Ricerca
Redazione
Comitato Scientifico
Norme editoriali
Abbonamento


Igiene e Sanità Pubblica è una rivista scientifica fondata nel 1945
da Gaetano Del Vecchio.

Editoriale
Le continue riforme del sistema sanitario

La sanità pubblica, per gli stretti legami che la unisce alla Politica (1), non può che risentire degli avvenimenti accaduti nel 2001, il primo di un nuovo secolo e di un nuovo millennio. Un importante elemento è stato il cambiamento di direzione politica del Paese, avvenuto a maggio, a seguito del risultato elettorale favorevole alla coalizione di centrodestra, dopo molti anni di governo di quella di centrosinistra. Il Federalismo (2) rappresenta un secondo elemento di grande impatto sanitario, carico di potenziali attese ma anche fonte di grandi preoccupazioni (3).
Si è subito iniziato un dibattito - e non poteva essere diversamente - sulle modifiche da apportare al sistema sanitario che era stato appena ridisegnato dalla cosiddetta "riforma ter" (4), e che aveva ottenuto un lusinghiero apprezzamento nella valutazione dei sistemi sanitari di tutto il mondo fatta dall'Organizzazione mondiale della sanità (5).
È apparso subito chiaro che non sarebbe bastato un cambiamento di obiettivi politici (federalismo verso centralizzazione) e dell'orientamento ideologico del sistema (privatistico verso statalista) se non accompagnato a modifiche istituzionali e/o strutturali. In caso contrario, le esistenti strutture organizzative e di gestione avrebbero continuato a funzionare secondo modalità tradizionali, ostacolando qualsiasi tentativo di trasformazione, senza contare che tutte le proposte di cambiamento di una organizzazione di servizi, in particolare quelle di carattere professionale, finiscono per invocare invariabilmente la necessità di un "mutamento culturale" o di "un cambio di mentalità" dei suoi attori, fornitori e consumatori di servizi sanitari.
In una situazione di un nuovo indirizzo politico generale a livello nazionale e di impulso alla istituzione dei sistemi sanitari regionali occorre ribadire gli obiettivi sostanziali di
ogni sistema sanitario:
1. il miglioramento dello stato di salute medio della popolazione;
2. la riduzione delle diseguaglianze dello stato di salute;
3. l'aumento del benessere percepito dagli individui, attraverso una maggiore attenzione ai desideri ed alle aspettative dei cittadini.
Per quanto riguarda il primo obiettivo, si sta prendendo atto che l'assistenza sanitaria
ha come missione il miglioramento dello stato di salute medio della popolazione.
Una consapevolezza che appare ovvia ma che è stata messa in discussione dall'accertamento che questa relazione non è né lineare né scontata, perché non
sempre l'assistenza sanitaria, intesa come erogazione di interventi sanitari, produce un miglioramento dello stato di salute della popolazione (6) ed in ogni caso sussiste una chiara difficoltà di determinare gli effetti degli interventi sanitari. Si spiegano così gli sforzi che si stanno compiendo di misurare, con analisi di costo-efficacia, cosa si può ricavare dagli interventi sanitari in termini di salute a parità di risorse impiegate.
Le diseguaglianze dello stato di salute nella popolazione, secondo obiettivo, spingono all'approfondimento non solo delle loro cause ma anche di chi trae maggiore (e chi minore) beneficio dalla spesa pubblica sanitaria. Anche se questo tipo di studi,
a confine tra il sanitario ed il sociologico, sono iniziati da pochi anni, è stato facile individuare clamorose diseguaglianze, in associazione o a causa, delle diseguaglianze socioeconomiche nella popolazione (7). L'assistenza sanitaria dovrebbe essere uno strumento per alleviare la carenza di salute, intesa in senso più ampio possibile, privilegiando i soggetti relativamente più poveri, in modo da massimizzare il rapporto costo-beneficio per la società nel suo complesso. Le ricerche sulle diseguaglianze dello stato di salute sono ancora sporadiche in Italia mentre dovrebbero diventare sistematiche. La riduzione delle diseguaglianze di salute, soprattutto se correlata alle diseguaglianze economiche, non è un obiettivo orientato ideologicamente, ma risponde
a concrete esigenze economiche: dato l'elevato livello di salute raggiunto nel nostro Paese (8), risulta infatti oggettivamente più conveniente (9) cercare di eliminare le diseguaglianze che cercare di raggiungere livelli di salute ancora più elevati, utilizzando politiche di promozione della salute non affidate al solo sistema sanitario (10). Di fatto l'assistenza sanitaria è stata a lungo destinata indiscriminatamente a tutti coloro che venivano colpiti da condizioni per le quali erano disponibili interventi sanitari, senza nemmeno la garanzia che si trattava di interventi di elevato costo-efficacia.
Per quanto riguarda il terzo obiettivo è certo che per le persone la salute è un valore, forse in assoluto il più importante: il singolo individuo, quando si accorge di una perdita
o un declino dello stato di salute, pretende servizi sanitari, senza badare a spese (11).
Di qui il dilemma di una scelta politica che si deve collocare fra, da una parte, l'affidare completamente ai singoli individui la responsabilità di tutelare la propria salute (riducendo l'impegno dello Stato) e, all'estremo opposto, "guidare" in maniera più o meno cogente
i comportamenti individuali (atteggiamento paternalistico dello Stato). L'orientamento politico dei Governi stabilisce sia l'estensione dell'offerta pubblica di servizi, che potrebbe essere limitata a quelli per i quali il mercato non può funzionare (ad esempio la prevenzione), sia il grado di libertà dei cittadini di scegliere, a loro insindacabile giudizio, il luogo di cura, pubblico o privato che sia.
Le Riforme della Sanità italiana finora non sembra abbiano sufficientemente prestato attenzione alla "centralità del cittadino", intesa come partecipazione attiva e collaborativa del cittadino con le autorità sanitarie, se una fonte non sospetta può affermare che "il giudizio che gli italiani generalmente riservano al Ssn appare a tutt'oggi piuttosto negativo" (12). Le riforme future dovranno faticare non poco per ottenere successi in questa direzione. Tutto l'impianto legislativo socio-sanitario-assistenziale del nostro paese ha carattere prescrittivo e poco è stato fatto per "la formazione di una moderna coscienza sanitaria sulla base di una adeguata educazione sanitaria del cittadino e della comunità" che pure era un obiettivo della istituzione del nostro Servizio sanitario nazionale. Non è un caso che la sanità pubblica sia diventato un territorio presidiato più dalle forze dell'ordine pubblico (Magistratura, Carabinieri, Pubblica sicurezza, Guardia di Finanza) (13) che dagli operatori sanitari e che le misure di controllo e punitive prevalgano su quelle educative e persuasive (come ad esempio
nella lotta al fumo).
I medici di sanità pubblica, nel corso delle continue Riforme del sistema sanitario, sono stati troppo coinvolti nei complicati procedimenti organizzativi e gestionali e hanno invece prestato scarsa attenzione ai tre obiettivi fondamentali dei sistemi sanitari: determinazione degli effetti degli interventi sanitari sulla salute della popolazione,
misura delle diseguaglianze dello stato di salute nella popolazione, acquisizione dell'attiva partecipazione sia degli individui che delle comunità in tutte e decisioni che interessano la salute.
Qualsiasi sia la soluzione che il Governo si accinge a compiere nei confronti del sistema sanitario, non potrà evitare di richiedere l'impegno dei medici di sanità pubblica, con le conseguenti responsabilità che sono state finora eluse.

Note  
[1] Se la sanità pubblica viene definita come la scienza e l'arte di prevenire le malattie, di prolungare la vita e di promuovere la salute attraverso gli sforzi organizzati della società (= Politica), la Politica può essere definita la scienza ed l'arte di governare come ricerca dei mezzi più adatti a dirigere l'azione dei singoli nell'ambito della società civile al fine di assicurare il benessere di tutti i cittadini
(= sanità pubblica).
[2] Dopo la riforma della Costituzione (Legge costituzionale n. 3 del 18 ottobre 2001), la definizione del nuovo quadro di poteri e responsabilità fra Stato e Regioni nella Sanità è attribuita alla Conferenza Stato-Regioni. Gli Accordi presi in quella sede sono diventati il più importante strumento normativo della Sanità.
[3] Dal Federalismo sanitario ci si attende la soluzione di molti dei problemi (migliore gestione dei servizi, contenimento della spesa sanitaria, attenzione alle aspettative dei cittadini) che affliggono il Servizio sanitario nazionale. Per lo stesso motivo si temono tuttavia discordanze nella gestione delle risorse pubbliche, difformità nel contenimento della spesa, diversità nel trattamento dei cittadini.
[4] Decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229 concernente Norme per la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale, a norma dell'articolo 1 della legge 30 novembre 1998, n. 419 (SO n. 132/L alla GU n. 165 del 16 luglio 1999) e Decreto legislativo 28 luglio 2000, n. 254 concernente Disposizioni correttive ed integrative del decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229, per il potenziamento delle strutture per l'attività libero-professionale dei dirigenti sanitari (SO n. 149/L alla GU n. 213 del 12 settembre 2000).
[5] Cfr. il Rapporto dell'Organizzazione mondiale della sanità per l'anno 2000 "Migliorare la performance dei sistemi sanitari" (pubblicato sul numero 1/2001 di questa rivista)
[6] Numerosi e famosi autori hanno sollevato critiche impietose al potere delle Scienze mediche di migliorare lo stato di salute della popolazione (a livello aggregato); si è cioè sostenuto che le maggiori modifiche dello stato di salute, sia in senso migliorativo che peggiorativo, dipendono più da profondi cambiamenti dell'ordine sociale (socio-politico, socioeconomico e socio-comportamentale) che dagli interventi sanitari (Cochrane AL: Effectiveness and Efficiency: random reflections on health care. Nuffield Hospital trust, London 1972; Mckeown T, Lowe CR: Introduction to social medicine. Blackwell ed, London 1974; Illich I: Medical Nemesis. Pantheon, New York 1976; Charlton JRH, Velez R: Some international comparisons of mortality amenable to medical intervention. BMJ 1986, 292,
295-300)
[7] Esiste ogni anno un tale rilevante numero di pubblicazioni che riguardano le ineguaglianze socioeconomiche dello stato di salute da rendere necessario un centro specializzato di documentazione con sede in Olanda (Stronks K, Van Trirum H, Mackenbach JP: A documentation centre on socioeconomic inequalities in health. J. Epidem. Comm. Med. 1996, 50:5).
[8] Gli usuali indicatori biostatistici di mortalità e morbosità dimostrano che l'Italia gode di uno dei più elevati livelli di salute del mondo (WHO: World health statistics quarterly. Geneve, 2000). Anche un altro indicatore quale la mortalità evitabile presenta un progressivo decremento (Prometeo, Atlante della sanità italiana, edizione 2001 in www.igiene.org/prometeo)
[9] Anche in questo caso vale la legge dell'utilità marginale decrescente per cui i servizi sanitari "rendono" sempre di meno nella produzione di salute all'aumentare del livello di salute conseguito.
[10] "Le condizioni sociali, economiche, politiche, storiche del Paese sono tali da consentire senza dubbio il salto di qualità necessario a intraprendere la strada della promozione della salute" (Ministero della sanità, Direzione generale studi, documentazione sanitaria e comunicazione ai cittadini. Relazione sullo stato sanitario del paese 2000. Roma, aprile 2001).
[11] Gli economisti hanno ideato il metodo della disponibilità o volontà di pagare (willingness to pay) per attribuire un valore monetario alla vita, in particolare alla vita sana. Si basa sulla determinazione degli importi che gli individui sarebbero disposti a pagare per evitare le malattie, o le loro conseguenze più rilevanti, date certe probabilità di accadimento.
[12] Ministero della sanità, Servizio studi e documentazione. Relazione sullo stato sanitario del paese 1999. Roma, 2000
[13] La cronaca segnala costantemente episodi in cui i cittadini preferiscono rivolgersi alle forze dell'ordine non solo per segnalare disfunzioni del sistema sanitario, ma anche per ottenere i servizi che si aspettano di ottenere.