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Igiene e Sanità Pubblica è una rivista scientifica fondata nel 1945
da Gaetano Del Vecchio.

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Presentazione
Augusto Panà
Direttore della Cattedra di Igiene dell'Università di Roma Tor Vergata
Per la prima volta da decenni l'annuale Rapporto dell'Organizzazione mondiale della
sanità (OMS) è totalmente dedicato, invece che allo stato di salute dei cittadini degli stati componenti la OMS, ai sistemi sanitari di cui dispongono (The World Health
Report 2000. Health Systems: improving performance
. WHO, Geneva, 2000).
Il volume, di oltre 150 pagine, consta di 6 capitoli, una prefazione e una appendice statistica. Questo testo potrebbe tranquillamente diventare, per la sua ampiezza e profondità, un buon manuale di studio scientifico dei sistemi sanitari utile per la organizzazione e gestione dei servizi sanitari, di cui si sente fortemente la mancanza,
e non solo in Italia. Il Rapporto prende le mosse dalla precedente edizione 1999 (WHO:
The World Health Report 1999: Making a difference.
Geneva, WHO, 1999) e cerca di dare una risposta al quesito che era stato avanzato in quella sede: per sapere quali
sono le riforme sanitarie che possono avere successo o che invece abortiscono, si
può ricorrere alle esperienze degli altri o si deve fare affidamento solo sulla propria esperienza?
I sistemi sanitari, per la loro diretta integrazione con il sistema politico, economico e sociale, sono largamente peculiari e specifici di ogni singola nazione. Solo lo studio scientifico dei sistemi sanitari e dei loro risultati può fornire gli elementi concettuali,
ed in parte anche pratici, per la comprensione dei fenomeni comuni almeno ai paesi sviluppati, e per ottenere lo stimolo ai cambiamenti che deriva dal confronto sui
risultati ottenuti. Vi sono alcune buone ragioni, oltre alla autorevolezza dell'estensore (gruppo di esperti dell'OMS), per analizzare il contenuto di questo Rapporto.
  • La prima ragione è che, dopo decenni in cui i servizi sanitari sono stati prevalentemente analizzati dal punto di vista culturale di economisti e aziendalisti, l'Organizzazione mondiale della sanità (Agenzia internazionale di sanità pubblica)
    ha ritenuto di "entrare con uno squillo nel dibattito dei sistemi sanitari". Ha infatti, rivendicando il primato della produzione della salute, dedicatoall'argomento, oltre al Rapporto annuale, un numero monografico del suo Bollettino (Feachem RGA:
    Health systems: more evidence, more debate.
    Bull WHO 2000, 78(6), 715).
    Si tratta di un impegno diretto ad offrire gli elementi per un onesto, apolitico e aggiornato dibattito da cui ciascun paese potrà trarre elementi, non prescrizioni o "ricette", per orientare soluzioni organizzative riferite alla propria peculiare realtà.
  • Il secondo motivo è che l'approccio al problema ed i metodi dell'indagine, basati sul confronto tra i sistemi sanitari delle 191 nazioni che sono rappresentate nell'OMS, possono essere una utile guida nella sanità italiana che sta perdendo la monoliticità del Ssn attraverso processi in atto di regionalizzazione (federalismo sanitario) e aziendalizzazione. La lettura del volume aiuta a comprendere meglio, utilizzando il metodo dei confronti (benchmarking), il significato delle differenti formule organizzative del sistema sanitario che le regioni italiane si accingono ad adottare.
  • Il terzo fattore stimolante è che il posizionamento del nostro paese nell'ambito
    delle graduatorie di "qualità" dei sistemi sanitari di tutto il mondo ha suscitato
    molto interesse nella stampa a larga diffusione.
    I mass media hanno dato risalto all'ottima "performance" del nostro sistema
    sanitario ma hanno sorvolato sugli aspetti "negativi" che meritano di essere
    segnalati perché possono essere migliorati. Ma soprattutto hanno attribuito i
    meriti del successo italiano solo al nostro sistema sanitario ignorando tutte le
    altre condizioni che notoriamente sono determinanti del livello e del miglioramento dello stato di salute.
  • Un quarto motivo di interesse è che il Rapporto insegna ad affrontare e dipanare i problemi dei sistemi sanitari con un occhio squisitamente "politico" ma su basi scientifiche. Nel nostro paese per politica sanitaria si intende solo quella prodotta da "professionisti della politica" ed espressa da norme codificate. La maggior parte degli operatori sanitari, anche quelli chiamati a prendere decisioni sostanzialmente politiche, è abituata a recepire passivamente tale normativa rinunciando troppo spesso a partecipare alla sua costruzione. Agli ostacoli semantici delle norme, dovuti al tentativo di coprire talvolta con linguaggio oscuro (burocratese) il disordine di pensiero o finalità contrastanti, si aggiungono le difficoltà interpretative, che riflettono le oscillazioni della volontà decisionale per adattarsi al variare delle condizioni ambientali. Il Rapporto ha il pregio diportare il dibattito al cuore dei problemi e cioè al significato ed alle tendenze delle "politiche sanitarie in senso ampio". In tal modo è più agevole seguire i faticosi percorsi che modellano i sistemi sanitari che, non va dimenticato, sono dei sistemi sociopolitici e socioeconomici tra i più complessi. Questo aspetto ha una grande rilevanza formativa in quanto allenerà quanto più possibile a collegare le norme in un quadro complessivo rappresentato dalle strategie di perseguimento di una migliore performance dei sistemi sanitari e, per ricaduta, di un più elevato livello dello stato di salute della popolazione.
  • Il quinto ed ultimo motivo, infine, è che il Rapporto sorvola sulle competenze manageriali ma dedica grande attenzione (e l'intero capitolo sesto) alla funzione di "gestione responsabile (stewardship)" dei servizi sanitari pubblicamente finanziati. Nel Ssn è richiesto formalmente l'attestato di formazione manageriale per tutte le figure dirigenziali mentre si trascura ogni riflessione sui temi della "gestione responsabile", una funzione che dovrebbe superare e trascendere quella manageriale introducendo una dimensione etica e di sanità pubblica in aggiunta a quella dell'efficienza economica.
    La "gestione responsabile" dovrebbe unire il comportamento efficiente, orientato al mercato, con quello basato su rapporti fiduciari e senso di responsabilità, un compito molto più vicino alla sensibilità delle professioni sanitarie e che comprende proprio per questo nozioni quali "spirito di servizio", "trasparenza delle decisioni", "interesse per il bene pubblico", "protezione del malato", "buon uso delle risorse", "scelte di priorità" e "onestà intellettuale". Tali qualità dovrebbero essere possedute, secondo stretto rigore semantico, da coloro che vengono definiti "professionisti". Ma dovrebbero in misura ancora maggiore contraddistinguere coloro che sono e diventano responsabili di organizzazioni sanitarie, a tutti i livelli.
La scelta di ospitare il lavoro per i tipi di Igiene e Sanità Pubblica deriva dalla convinzione che la materia trattata debba far parte del bagaglio culturale degli operatori di sanità pubblica, e quindi dei lettori della Rivista, e che su questo argomento debba alimentarsi un dibattito ancora non sufficientemente sviluppato. Per i medesimi motivi il volume si qualifica come un testo didattico per corsi di Sanità pubblica ed è stato già adottato dal Master di Epidemiologia dei Servizi Sanitari dell'Università di Roma Tor Vergata, da me diretto.