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Speciale
Mess:
Il Distretto: luogo di gestione dei servizi territoriali o centro
di responsabilità dell'assistenza sanitaria primaria? |
| (Medline
- Index - Medicus) | Presentazione
Augusto Panà | Professore
ordinario di Igiene Università di Roma Tor Vergata Direttore Master
di Epidemiologia dei Servizi sanitari |  |
Ritengo
necessario spendere poche parole sui motivi che ci hanno indotto, in occasione
della ormai tradizionale giornata conclusiva del Master in Epidemiologia dei Servizi
sanitari, a trattare l'argomento del Distretto sanitario e soprattutto a fornire
una spiegazione dell'interrogativo posto come tema del Seminario. Sul primo punto
la risposta è semplice. Il Master di Epidemiologia dei Servizi sanitari,
che dal prossimo anno accademico prenderà la denominazione di Moduli di
Epidemiologia dei servizi sanitari, è indirizzato a coloro che hanno responsabilità
di dirigere i Servizi sanitari ed il Distretto rappresenta la sede privilegiata
di erogazione dei Servizi sanitari. Inoltre il Direttore di distretto è
da ritenersi un nostro "interlocutore privilegiato" in quanto è
l'unica figura professionale che ha avuto l'onore di vedere un intero articolo
di legge (art. 3-sexies, d.lgs 229/1999) a lui completamente dedicato (l'art.
3-bis del d.lgs 229/1999 cita insieme direttore generale, direttore amministrativo
e direttore sanitario). C'è un altro motivo, ancora più sentito,
per fare del Distretto l'argomento del Seminario. Storicamente il Distretto,
visto come ideale prosecuzione della gloriosa condotta medica, ha rappresentato
un momento centrale dell'organizzazione della sanità pubblica e numerosi
sono gli igienisti, a cominciare da padri della disciplina quali Giovanardi
e Seppilli, che hanno trattato sapientemente questo argomento [1].
Il fallimento della realizzazione di una rete capillare di Distretti può
essere attribuito ad un deficit culturale dovuto alla mancata creazione di
personale preparato per le funzioni distrettuali (medici ed infermieri di
famiglia e/o di comunità); c'è da sperare che il nuovo orientamento
degli studi del corso di laurea in Medicina e soprattutto delle nuove classi
delle lauree universitarie delle professioni sanitarie possa colmare questo
deficit. Ma veniamo ai motivi del titolo dell'odierno seminario posto sotto
forma di quesito. Le indicazioni fornite alle Regioni dall'art. 3-quater del d.lgs
229/1999 non sono state sufficientemente precise e cogenti da impedire di seguire
sostanzialmente due modelli organizzativi di Distretto (pur nella molteplicità
della variabilità di singoli particolari). Le Regioni si sono equamente
divise tra quelle che hanno rappresentato il Distretto luogo di gestione dei servizi
territoriali e quelle che lo hanno inteso centro di responsabilità dell'assistenza
sanitaria primaria. Questo dilemma, per la verità, non è nuovo.
Achille Ardigò così si esprimeva nel 1987 [2]:
"Il Distretto deve essere fatto vivere a partire dal suo primato strutturale
o invece dal primato funzionale? Il che significa, bisogna prima organizzare
strutture e norme, partire con le strutture fisiche: almeno un poliambulatorio
per distretto, o un entro polifunzionale, con relativo personale in organico
e un coordinatore, insieme con normative regolanti rapporti dell'Ufficio di
Direzione della USL con il Comune, la Circoscrizione? Oppure si può partire
con sperimentazioni che facciano perno su alcune funzioni sanitarie e socio-sanitarie
e comunicativeinformative comunque assolte, anche col ricorso a personale del
Comune, o convenzionato o volontario, ma con qualche forma di partecipazione e
di integrazione che smuova le tendenze verticali e burocratiche dell'USL?"
Più recentemente, nel 2001, la Delibera della Giunta Regione Piemonte
per l'adozione dell'Atto aziendale delle Asl recitava: "Nella situazione
attuale il Distretto si configura più come luogo di gestione di alcuni
servizi territoriali che come centro di responsabilità della tutela della
salute del cittadino/utente. Nel corso del presente documento verranno evidenziate
le fasi per un'evoluzione graduale, flessibile e programmata, sulla base delle
specificità locali, da una configurazione tradizionale del Distretto, operante
in modo settoriale e per attività e prevalentemente concentrato sul versante
della produzione delle singole prestazioni territoriali, verso una configurazione
di Distretto concentrato in via prioritaria sul governo della domanda e sulla
garanzia di salute, in cui la responsabilità è attribuita sulla
globalità della presa in carico dell'utente e non sulle singole attività,
le quali invece fanno capo alle strutture produttive territoriali o ospedaliere".
Contemporaneamente la Delibera della Regione Campania sull'Atto aziendale riportava:
"In più parti del PSN e del d.lgs 229/1999 viene sottolineata l'importanza
strategica delle funzioni distrettuali in termini di vere e proprie unità
di misura e di controllo ove rilevare sia la domanda di salute che la qualità
e quantità di servizi offerti. In altri termini, il distretto unità
di misura e di controllo, che ha come obiettivo primario la soddisfazione dei
bisogni di salute della popolazione del proprio territorio, deve avere la corretta
conoscenza degli stessi, diversificandoli da una mera domanda di prestazioni,
indotta e non reale. In tal modo potranno essere individuate la tipologia
e la quantità dei servizi necessari per la loro soddisfazione. La conoscenza
dello stato di salute della popolazione residente nel distretto diviene infatti
fondamentale per rimodulare l'offerta dei servizi e qualificare la domanda, oggi
ancora impropriamente rivolta in luoghi di ricovero, che, infatti, stentano ad
assumere appieno il ruolo attribuito dalla programmazione regionale".
Questi esempi mostrano gli estremi delle possibilità organizzative di un
Distretto: un modello orientato prevalentemente ad acquirente di servizi
nel primo caso ed un modello produttore diretto di servizi nel secondo caso.
Essendo quindi giustificato il quesito posto a base dell'odierno Seminario, il
moderatore ed i relatori dovranno cercare di fornire gli elementi per stabilire
se il distretto può essere concepito come una struttura fisica che racchiude
sotto lo stesso tetto diversi servizi di assistenza primaria oppure come una funzione
finalizzata ad assicurare l'erogazione coordinata di tutti i servizi primari dovunque
allocati nell'ambito di un territorio o una comunità. Per quanto mi
concerne, mi sentirei di suggerire lo spunto che, pur essendo il Distretto uno
dei livelli di governo dell'Azienda sanitaria locale, occorre evitare di far prevalere
solo gli obiettivi aziendali in quanto si profila il rischio che le funzioni distrettuali
si riducano a mera ricerca del contenimento della spesa sanitaria e a produzione
di meccanismi di gestione efficiente di risorse piuttosto che diventare un'offerta
qualificata di salute. Si tratta di affermare cioè che il ruolo del Distretto
è sì quello di organizzare e gestire in modo ottimale i servizi,
ma anche quello di essere l'anello terminale dell'offerta di servizi in grado
di coprire tutte le necessità assistenziali (specialmente quelle non espresse). |
| Note |
| [1] | Si
è infatti sviluppato il dibattito sulla Medicina di Comunità una
materia a cavallo tra l'Igiene e la Medicina di base o di famiglia che doveva
trovare nel Distretto la sede operativa naturale. | | [2] | Consiglio
Sanitario Nazionale : I Distretti sanitari di base: attualità e prospettive.
Atti Seminario di Udine: 26-27 gennaio 1987. | |
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