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Igiene e Sanità Pubblica è una rivista scientifica fondata nel 1945
da Gaetano Del Vecchio.

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Speciale Mess:

Il Distretto:
luogo di gestione dei servizi territoriali
o centro di responsabilità
dell'assistenza sanitaria primaria?
(Medline - Index - Medicus)
Presentazione
Augusto Panà
Professore ordinario di Igiene Università di Roma Tor Vergata
Direttore Master di Epidemiologia dei Servizi sanitari
Ritengo necessario spendere poche parole sui motivi che ci hanno indotto, in occasione della ormai tradizionale giornata conclusiva del Master in Epidemiologia dei Servizi sanitari, a trattare l'argomento del Distretto sanitario e soprattutto a fornire una spiegazione dell'interrogativo posto come tema del Seminario. Sul primo punto la risposta è semplice. Il Master di Epidemiologia dei Servizi sanitari, che dal prossimo anno accademico prenderà la denominazione di Moduli di Epidemiologia dei servizi sanitari, è indirizzato a coloro che hanno responsabilità di dirigere i Servizi sanitari ed il Distretto rappresenta la sede privilegiata di erogazione dei Servizi sanitari. Inoltre il Direttore di distretto è da ritenersi un nostro "interlocutore privilegiato" in quanto è l'unica figura professionale che ha avuto l'onore di vedere un intero articolo di legge (art. 3-sexies, d.lgs 229/1999) a lui completamente dedicato (l'art. 3-bis del d.lgs 229/1999 cita insieme direttore generale, direttore amministrativo e direttore sanitario).
C'è un altro motivo, ancora più sentito, per fare del Distretto l'argomento del
Seminario. Storicamente il Distretto, visto come ideale prosecuzione della gloriosa
condotta medica, ha rappresentato un momento centrale dell'organizzazione della
sanità pubblica e numerosi sono gli igienisti, a cominciare da padri della disciplina
quali Giovanardi e Seppilli, che hanno trattato sapientemente questo argomento [1].
Il fallimento della realizzazione di una rete capillare di Distretti può essere attribuito
ad un deficit culturale dovuto alla mancata creazione di personale preparato
per le funzioni distrettuali (medici ed infermieri di famiglia e/o di comunità); c'è
da sperare che il nuovo orientamento degli studi del corso di laurea in Medicina
e soprattutto delle nuove classi delle lauree universitarie delle professioni sanitarie
possa colmare questo deficit.
Ma veniamo ai motivi del titolo dell'odierno seminario posto sotto forma di quesito. Le indicazioni fornite alle Regioni dall'art. 3-quater del d.lgs 229/1999 non sono state sufficientemente precise e cogenti da impedire di seguire sostanzialmente due modelli organizzativi di Distretto (pur nella molteplicità della variabilità di singoli particolari). Le Regioni si sono equamente divise tra quelle che hanno rappresentato il Distretto luogo di gestione dei servizi territoriali e quelle che lo hanno inteso centro di responsabilità dell'assistenza sanitaria primaria.
Questo dilemma, per la verità, non è nuovo. Achille Ardigò così si esprimeva nel 1987 [2]:
"Il Distretto deve essere fatto vivere a partire dal suo primato strutturale o invece
dal primato funzionale? Il che significa, bisogna prima organizzare strutture e
norme, partire con le strutture fisiche: almeno un poliambulatorio per distretto,
o un entro polifunzionale, con relativo personale in organico e un coordinatore,
insieme con normative regolanti rapporti dell'Ufficio di Direzione della USL con il Comune, la Circoscrizione? Oppure si può partire con sperimentazioni che facciano perno su alcune funzioni sanitarie e socio-sanitarie e comunicativeinformative comunque assolte, anche col ricorso a personale del Comune, o convenzionato o volontario, ma con qualche forma di partecipazione e di integrazione che smuova le tendenze verticali e burocratiche dell'USL?"
Più recentemente, nel 2001, la Delibera della Giunta Regione Piemonte per l'adozione dell'Atto aziendale delle Asl recitava: "Nella situazione attuale il Distretto si configura più come luogo di gestione di alcuni servizi territoriali che come centro di responsabilità della tutela della salute del cittadino/utente. Nel corso del presente documento verranno evidenziate le fasi per un'evoluzione graduale, flessibile e programmata, sulla base delle specificità locali, da una configurazione tradizionale del Distretto, operante in modo settoriale e per attività e prevalentemente concentrato sul versante della produzione delle singole prestazioni territoriali, verso una configurazione di Distretto concentrato in via prioritaria sul governo della domanda e sulla garanzia di salute, in cui la responsabilità è attribuita sulla globalità della presa in carico dell'utente e non sulle singole attività, le quali invece fanno capo alle strutture produttive territoriali o ospedaliere".
Contemporaneamente la Delibera della Regione Campania sull'Atto aziendale riportava:
"In più parti del PSN e del d.lgs 229/1999 viene sottolineata l'importanza strategica delle funzioni distrettuali in termini di vere e proprie unità di misura e di controllo ove rilevare sia la domanda di salute che la qualità e quantità di servizi offerti. In altri termini, il distretto unità di misura e di controllo, che ha come obiettivo primario la soddisfazione dei bisogni di salute della popolazione del proprio territorio, deve avere la corretta conoscenza degli stessi, diversificandoli da una mera domanda di prestazioni, indotta e non reale.
In tal modo potranno essere individuate la tipologia e la quantità dei servizi necessari per la loro soddisfazione. La conoscenza dello stato di salute della popolazione residente nel distretto diviene infatti fondamentale per rimodulare l'offerta dei servizi e qualificare la domanda, oggi ancora impropriamente rivolta in luoghi di ricovero, che, infatti, stentano ad assumere appieno il ruolo attribuito dalla programmazione regionale".
Questi esempi mostrano gli estremi delle possibilità organizzative di un Distretto:
un modello orientato prevalentemente ad acquirente di servizi nel primo caso ed un modello produttore diretto di servizi nel secondo caso.
Essendo quindi giustificato il quesito posto a base dell'odierno Seminario, il moderatore ed i relatori dovranno cercare di fornire gli elementi per stabilire se il distretto può essere concepito come una struttura fisica che racchiude sotto lo stesso tetto diversi servizi di assistenza primaria oppure come una funzione finalizzata ad assicurare l'erogazione coordinata di tutti i servizi primari dovunque allocati nell'ambito di un territorio o una comunità.
Per quanto mi concerne, mi sentirei di suggerire lo spunto che, pur essendo il Distretto uno dei livelli di governo dell'Azienda sanitaria locale, occorre evitare di far prevalere solo gli obiettivi aziendali in quanto si profila il rischio che le funzioni distrettuali si riducano a mera ricerca del contenimento della spesa sanitaria e a produzione di meccanismi di gestione efficiente di risorse piuttosto che diventare un'offerta qualificata di salute. Si tratta di affermare cioè che il ruolo del Distretto è sì quello di organizzare e gestire in modo ottimale i servizi, ma anche quello di essere l'anello terminale dell'offerta di servizi in grado di coprire tutte le necessità assistenziali (specialmente quelle non espresse).
Note
[1]Si è infatti sviluppato il dibattito sulla Medicina di Comunità una materia a cavallo tra
l'Igiene e la Medicina di base o di famiglia che doveva trovare nel Distretto la sede operativa naturale.
[2]Consiglio Sanitario Nazionale : I Distretti sanitari di base: attualità e prospettive. Atti Seminario di Udine: 26-27 gennaio 1987.