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La
pubblicazione del primo numero del 2002, oltre a segnare il 58°
anno consecutivo di stampa, vede l'inserimento ufficiale della
rivista nel circuito di MEDLINE della National Library of Medicine
di Bethesda, USA. L'accreditamento ha avuto luogo con una valutazione
di "very good" da parte del Literature Selection Technical
Review Committee ed è il risultato di un severo impegno
pluriennale teso alla qualità, rigore ed originalità
dei contributi pubblicati unitamente alla politica editoriale
della testata, esplicitamente impegnata a coltivare argomenti
di sanità pubblica anche di frontiera e sicuramente innovativi
nello scenario italiano.
Il
primo aspetto è legato all'attenta selezione dei lavori,
condotta sulla base della ricerca di un diffuso interesse nei
lettori e di una concreta fruibilità del linguaggio scientifico
adottato. Chi ha familiarità con il lavoro redazionale
conosce la sua complessità e gravosità, che non
si riduce al mero ricevere e passivamente riprodurre i testi per
la stampa, ma riconosce diversi interventi. Il Comitato scientifico
vede i componenti agire da referi selezionando i lavori meritevoli
di pubblicazione sulla base dei contenuti aggiuntivi di conoscenza
apportati. Segue poi l'impegno della redazione nella rigorosa
revisione dei testi per adeguarli a regole editoriali allineate
ormai agli standard internazionali. Non ultimo l'impegno diretto
degli Autori, invitati a modificare, anche più volte, il
testo ed i contenuti dei lavori presentati. Si tratta nel complesso
di un lavoro aggiuntivo a quello della produzione originale di
ricerca, che offre peraltro nel caso italiano sempre meno gratificazioni
in termini di promozione dei percorsi individuali di carriera.
Il
secondo aspetto è legato ad una consapevole politica editoriale
basata sullo sforzo di analizzare e sintetizzare argomenti ritenuti
utili, aggiornare senza ricadere nella semplice cronaca, trasformare
sin dove possibile l'informazione in conoscenza, informare i lettori
su argomenti anche innovativi ma comunque rilevanti per la vita
professionale, sviluppare infine un concreto dibattito nella comunità
scientifica. Ma, sopra tutto, ricondurre la ricerca sanitaria
verso il suo giusto significato e il suo vero obiettivo di miglioramento
dello stato di salute della popolazione laddove, come fa giustamente
rilevare la Reale Commissione Olandese delle Scienze e delle Arti
[1]
si tende oggi a misurare la performance dei ricercatori solo con
la qualità scientifica e mai con le ricadute delle ricerche
in termini di produzione di salute. Qualità scientifica
che tende peraltro a restringersi alla originalità dell'argomento
trattato ed alla significatività della metodologia seguita
(di norma quantitativa). È utile ricordare come invece
molte ricerche, in particolare nelle discipline legate alla Sanità
Pubblica, assumono valore soprattutto per la capacità di
calarsi nella specifica realtà nazionale ottenendo un concreto
impatto sociale, ovviamente nel rispetto della qualità
e rigore scientifico adottato. Per ovviare a questi inconvenienti
la Commissione Olandese ha proposto una serie di indicatori per
l'accertamento dell'impatto sociale delle ricerche, al fine di
promuovere i lavori caratterizzati da importanti ricadute in termini
di benefici per la collettività, che magari possono altrimenti
riuscire perdenti nella ricerca di fondi.
Una
ulteriore critica si è abbattuta anche sugli attuali metodi
di valutazione della qualità della produzione scientifica,
apparentemente obiettivi perché quantitativi. Il tasso
di citazioni ed i fattori di impatto pubblicistico (impact factors)
costituiscono metodi applicati anche in Italia nei concorsi universitari
[2],
ma è stata dimostrata una serie di elementi di distorsione
che pongono severi dubbi circa la validità di questi metodi
di misura della qualità della ricerca [3].
In termini di impact factors di natura internazionale non vi è
dubbio che Igiene e Sanità pubblica, insieme ad altre riviste
con analoghi contenuti editoriali, è risulta sino ad oggi
visibilmente penalizzata. L'interesse spesso localistico, l'attenzione
all'organizzazione dei servizi sanitari ed all'analisi dei sistemi
sanitari, i frequenti riferimenti a provvedimenti specifici della
legislazione italiana, sebbene animati da espliciti intenti di
rilevanza pratica, non premiano di fatto la visibilità
e riconoscibilità in campo internazionale, fattore questo
aggravato dalla edizione in lingua italiana e dalla mancata indicizzazione
internazionale (ora superata).
In
questo contesto in parte critico, l'accreditamento della Rivista
nel circuito internazionale è accompagnato e supportato
da due ulteriori iniziative editoriali: una rilevante estensione
del comitato scientifico, che accoglie Marck McCarthy, Bertram
Flehmig e Walter Ricciardi [4]
fra i propri autorevoli componenti e lo sforzo di modernizzazione
tecnologica, con la messa a regime di un sito che consente l'accesso
ai contenuti pubblicati dal 1994 in poi [5].
Il percorso scelto non è facile. Da questo numero aumenta
l'esigenza di autorevolezza ed è evidente ed esplicita
la responsabilità di garantire pubblicamente e su una vetrina
internazionale che i contributi pubblicati forniscano informazioni
valide ed accessibili ad altri ricercatori, a chi pratica la disciplina
ed altri interessati all'argomento. Aumenta di conseguenza la
responsabilità di selezionare, e quindi giudicare, i lavori
da pubblicare sulla base dell'onestà delle informazioni,
dell'eticità del contenuto, della ricaduta sociale, della
consapevolezza dei costi, umani prima che monetari, che vanno
sprecati in caso di mancata pubblicazione. Tutti temi che uniscono
allo spessore specifico una stringente attualità. Basti
ricordare che l'Istituto Superiore di Sanità ha programmato,
per il 20-22 novembre 2002, il congresso "Salute e informazione
tra certezze e persuasione" che intende presentare una rassegna
dell'informazione sanitaria per ricercatori, operatori sanitari,
studenti e grande pubblico, offrendo una panoramica delle strategie
di comunicazione e diffusione dell'informazione. Ed inoltre la
World Association of Medical Editors (WAME, www.wame.org), costituita
nel 1995 a Bellagio, ha di recente pubblicato le linee guida di
un buon Editore (A Syllabus for Prospective and Newly Appointed
Editors).
In
conclusione, pur consapevoli dei debiti confronti e dovute relatività,
non si può che aderire agli obiettivi che l'autorevole
rivista JAMA si è data [6]
in tema di responsabilità editoriale. Rivisitati per l'occasione
a nostro uso tali linee guida possono così sintetizzarsi:
1.
pubblicare articoli originali, importanti, ben documentati e revisionati
sui diversi argomenti che costituiscono la nostra disciplina;
2. provvedere alla formazione continua nella teoria e la pratica
della sanità pubblica dei lettori, fornendo sin dove possibile
un supporto scientifico alle decisioni;
3. mettere in grado i lettori di essere informati nelle varie
branche della nostra disciplina, ed anche in quelle affini e complementari;
4. cercare di migliorare la sanità pubblica in tutti i
paesi elevando la qualità dell'assistenza sanitaria, della
prevenzione delle malattie, e la ricerca, con l'aiuto di una sempre
più ampia platea di lettori;
5. suscitare un dibattito approfondito ed equilibrato su problemi
controversi che interessano la sanità pubblica e l'assistenza
sanitaria in genere;
6. anticipare, ove possibile, importanti argomenti e tendenze
della sanità pubblica;
7. allargare, quando necessario, le informazioni ad argomenti
di cultura generale quali la
politica, la filosofia, l'etica, la giurisprudenza, l'economia,
la geografia, la storia e così via;
8. seguire la politica della nostra Società scientifica
(SItI) pur mantenendo l'indipendenza, l'obiettività e la
responsabilità editoriale;
9. rispettare l'etica del giornalismo medico e confezionare una
rivista puntuale, credibile, e comunque piacevole ed interessante
da leggere;
10. in aggiunta a questi obiettivi specifici di una Rivista scientifica,
tenere in ogni caso presente le finalità sociali di cercare
di migliorare la condizione umana.
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