| Lepidemia
di polmonite atipica, la sindrome respiratoria acuta severa (Severe Acute
Respiratory Sindrome o SARS) che nei primi mesi di questanno aveva suscitato
tanto interesse, ha molto da insegnare agli operatori di sanità pubblica.
Primo insegnamento. Allottimismo di aver debellato le malattie infettivo-contagiose
nei paesi tecnologicamente avanzati è subentrato un più maturo realismo.
Si è dimostrato che le relazioni tra microrganismi patogeni ed esseri umani
non sono mai completamente predicibili, che buone condizioni igienico-sanitarie
non sono tali da creare un ambiente definitivamente ostile allingresso di
nuovi patogeni e ancora che una buona organizzazione sanitaria di prevenzione
e controllo non è sempre insuperabile. Virus di nuova generazione, come
lHIV, forniscono abitualmente il loro contributo al corrente carico morboso
di molti paesi; altri, come lEbola, lHaantaan o il Nipah non si sono
mostrati capaci di adattarsi a diverse condizioni ambientali e sono divenuti endemici
solo in alcune limitate zone territoriali, rimanendo in tal modo confinati nel
luogo di origine. Il secondo insegnamento è la conferma, come da tempo
ipotizzato, che è sempre possibile la genesi di qualche nuova
malattia infettiva umana non solo dal punto di vista eziologico (agente patogeno
fino a quel momento sconosciuto) ma anche in termini patogenetici e sintomatologici.
Questo spiega le incertezze di intervento che riguardano sia gli aspetti clinici
(percorso diagnostico-terapeutico) che quelli di sanità pubblica (sorveglianza
sanitaria e misure di prevenzione). Con la maggior parte dei contagi verificata
in ospedale (con un tasso di infezione del 56%) [1], la
SARS si è caratterizzata come infezione ospedaliera [2],
una offesa al mondo tecnologico che si manifesta proprio nel luogo
dove più accentuati sono i provvedimenti terapeutici e preventivi. È
stato spiacevole constatare il fallimento, almeno parziale, delle misure di profilassi
allinterno degli ospedali, misure che dovrebbero costituire una collaudata
consuetudine. Il terzo insegnamento è il carattere moderno che le epidemie
hanno acquistato. La SARS ha dimostrato che è diventata enorme la velocità
di diffusione rispetto a quando le epidemie si spostavano lentamente (ad es. lungo
le vie carovaniere). Per quanto riguarda il tempo, il primo caso di SARS si è
probabilmente verificato nel sud della Cina nel novembre 2002; il caso indice
è stato riconosciuto il 4 marzo 2003; il primo decesso è avvenuto
ad Hong Kong il 12 marzo 2003; a giugno dello stesso anno linfezione si
era estesa ad oltre 20 paesi nel mondo (tra quelli che hanno un sistema di sanità
pubblica in grado di rilevare e segnalare linfezione). Inoltre lepidemia
si è diffusa in paesi a grande distanza tra loro e la ricerca epidemiologica
ha potuto provare una trasmissione lungo le linee aeree internazionali. Il
quarto insegnamento è la constatazione che senza una organizzazione di
sorveglianza sanitaria internazionale sarebbe stato impossibile seguire levoluzione
della epidemia ed approntare le necessarie misure di contenimento. Si è
avuta conferma della rapidità con cui oggi una buona organizzazione
(11 laboratori di ricerca dislocati in tutto il mondo si sono collegati tra
loro scambiandosi informazioni in tempo reale) e una tecnologia avanzata (è
stato possibile stabilire la sequenza di tutti i 30.000 nucleotidi che compongono
il Coronavirus responsabile), arriva a identificare in breve tempo lagente
eziologico: la ricerca ha permesso di identificare in circa 20 giorni un tipo
di coronavirus del tutto sconosciuto che si ritiene essere la causa della SARS.
Il quinto insegnamento è losservazione che lefficacia degli
interventi di prevenzione non ha mantenuto il passo degli indiscutibili successi
in tema di ricerca epidemiologica e di laboratorio. Pur avendo messo in atto severe
misure di profilassi, fino allisolamento stretto dei malati e la contumacia
dei sospetti, lepidemia è riuscita a superare queste barriere, per
la verità solo amministrative, e si è propagata dalla Cina ad Hong
Kong, quindi a Singapore e in Canada. Le misure di prevenzione, oggetto di apposite
raccomandazioni sia internazionali [3] che nazionali [4],
sono state omesse, o messe in atto in ritardo, o non sono state capaci di interferire
nella modalità di trasmissione dellagente patogeno. E cè
infine anche un sesto insegnamento, forse più importante dei precedenti.
Il fenomeno SARS ha dimostrato un ulteriore, pur se parziale, insuccesso della
Sanità Pubblica nel governare una corretta informazione sociale. Le
informazioni sono state fornite dai mezzi di comunicazione di massa con le stesse
modalità con cui vengono propagandati spettacoli catastrofisti
(letteratura e film che hanno per oggetto pestilenze travolgenti ed incontrollabili)
con il facile risultato che le notizie della SARS potevano facilmente apparire
una conferma a fatti già visti in spettacoli cinematografici. Pochi,
malgrado i lavori scientifici sullargomento, hanno curato adatte modalità
di comunicazione/informazione ad un pubblico che deve percepire correttamente
i rischi che lo riguardano. La gente tende a sovrastimare la frequenza e la gravità
di rischi alla salute rari, insoliti e fuori del comune ed a sottovalutare quelli
comuni [5]. Per un cittadino che vive in un paese occidentale,
il rischio di morire a causa della SARS è pressoché nullo in confronto
a quello di altre cause [6]. Lepidemia di SARS non
ha certamente la gravità, per mortalità e morbosità, di quella
da incidenti stradali, né la contagiosità di quella mostrata dai
virus influenzali, ma ha certamente avuto una risonanza di gran lunga superiore
a questi due ben più rilevanti problemi di sanità pubblica. Non
fa notizia un cane che morde un uomo, ma fa sicuramente notizia un uomo che morde
un cane, esattamente come un caso di complicazione vaccinale finisce sui giornali,
ma migliaia di casi di vaccinazione protettiva non sono nemmeno degni di essere
menzionati. I giornalisti hanno diritto di semplificare e scegliere le notizie
che ritengono più utili per interessare i lettori (e vendere i giornali),
ma debbono considerare con maggiore attenzione se le notizie, il loro commento
e presentazione possano causare concreti danni alla salute. Ed è compito
degli operatori di Sanità Pubblica stabilire canali di comunicazione privilegiati
ed un continuo scambio di informazioni tra operatori scientificamente preparati
e mass media. Lo sforzo degli operatori di sanità pubblica dovrebbe essere
diretto a garantire che ciò che viene riportato dai mass media rappresenti
con maggiore precisione possibile le più aggiornate conoscenze sulla situazione
epidemiologica e sui pericoli per la popolazione. In definitiva gli operatori
di sanità pubblica dovrebbero sommergere di comunicati tempestivi ed esaustivi
le redazioni nazionali e locali degli Uffici Stampa. Creare una finestra di
colloquio diretto con il pubblico, pur con tutte le difficoltà da superare
e le precauzioni da prendere [7], potrebbe essere una strategia
vincente, a patto di richiamare lattenzione della gente, desiderosa di informazioni
sanitarie sulla tutela della salute, su forme di comunicazione autorevoli, di
presentazione amichevole, di validità scientifica, come sta avvenendo in
molti paesi utilizzando la tecnologia internet [8]. Su questa
linea, occorre riconoscerlo almeno con riferimento alla SARS, il sito internet
dei medici di famiglia ha avuto modo di attrezzarsi differentemente da quello
della Società Italiana di Igiene, che ha prescelto contenuti molto tecnici
e meno adatti ad un raffronto con il pubblico [9]. Liniziativa
dei medici di famiglia della FIMMG è stata invece quella di presentare
con grande tempestività sul proprio sito lo Scudo sanitario italiano
(Italian Health Shield), «per fornire direttamente e attraverso tutti
i medici di famiglia una corretta informazione ai cittadini sul problema SARS»,
e così affrontare una eventuale emergenza in Italia e gestire gli eventi
epidemici di massa e lansia collettiva [10]. La nostra
categoria dovrebbe fare attento tesoro di tali esperienze. Augusto Panà,
Armando Muzzi |