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| Editoriale
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| L'Etica
nel Servizio sanitario nazionale
Ethics in the Italian National Health Service
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| (Medline
- Index - Medicus) | | Nella
nostra epoca l'Etica è diventata di gran moda. Di volta in volta si argomenta
di Etica della politica, Etica del mercato, Etica della pubblicità,
Etica professionale, Etica dello sviluppo, Etica degli investimenti e persino
Turismo etico. La Medicina non poteva mancare all'appello, con discipline
quali l'Etica medica, la Bioetica, l'Etica clinica e, ovviamente, l'Etica
di Sanità pubblica. La nostra rivista ha contribuito, pur con i suoi limiti,
alla divulgazione di quest'ultima materia [1], ma è
comunque suggestivo che, in tempo di crisi dei valori morali, si ricerchino argomentazioni
etiche per guidare i comportamenti pratici della gente, per sostituire la "voce"
della coscienza individuale con quella della coscienza collettiva. La storia è
però piena di esempi sulla perversità che può assumere questa
soluzione: dalle guerre alle persecuzioni, dalle lotte politiche a quelle religiose.
Questa ambivalenza di valori, la necessità di fornire elementi di giudizio
senza al tempo stesso vincolare la libertà individuale, spiega la difficoltà
di elaborare un Codice etico. Questa premessa appare indispensabile per commentare
"L'etica del sistema" inserita nel quadro di riferimento del terzo
Piano sanitario nazionale (PSN), appena pubblicato [2].
L'attuale PSN si ispira esplicitamente ai cosiddetti "sette principi di Tavistock"
[3,4] ai quali ne vengono aggiunti due: la responsabilizzazione
di chi opera in sanità e la libera scelta del paziente. Ma questi fondamenti
non sono sembrati evidentemente ancora sufficienti perché il PSN fa ricorso
ad ulteriori otto principi essenziali, in parte sovrapponibili ai precedenti [5],
per "la necessità di garantire ai cittadini un sistema sanitario equo"
in quanto l'equità "è stata finora sottovalutata, uscendo spesso
perdente nel conflitto con l'efficienza" [6]. Coloro
che operano nel Servizio sanitario nazionale sono consapevoli delle iniquità
presenti nel sistema [7]. Non è detto però,
o per lo meno non è scontato come sembra, che: 1. siano conosciuti e compresi
dagli operatori sanitari i principi etici citati in mancanza di una formale istruzione
pre e post laurea di questa disciplina; 2. che sia sufficiente menzionare i principi
etici per farli diventare istruzioni etiche; 3. che sia facilmente realizzabile
il passaggio dalla conoscenza dei principi ai conseguenti comportamenti; 4. che
sia possibile creare un ambiente culturalmente etico nell'ambito delle istituzioni
senza prima aver attuato e soprattutto diffusamente condiviso un dibattito interno
sull'argomento. L'intenzione degli estensori del PSN è chiaramente
di fornire un insieme di principi che possano rappresentare una guida ed un supporto
etico per coloro che debbono prendere decisioni, a tutti i livelli del sistema
di erogazione dei servizi sanitari, riconoscendo implicitamente che a tutti i
livelli si possono creare conflitti etici. Riguarda quindi operatori che devono
prendere decisioni che interessano singoli pazienti e specifiche situazioni; come
pure le organizzazioni sanitarie che devono perseguire la propria missione, inclusa
la responsabilità di fare il bene dell'intera società; ed i governi
che devono garantire, con le loro politiche, non solo l'efficacia e l'efficienza
ma anche l'equità dell'intero sistema sanitario; ed infine la gente
che dovrebbe comprendere come il sistema sanitario funziona quando al suo interno
si manifestano problemi o conflitti di natura etica. Questo allargamento della
funzione etica da guida per i singoli individui ad indirizzo per azioni collettive
è caratteristica dell'Etica di Sanità pubblica, definita come l'identificazione,
l'analisi e la soluzione dei problemi etici che si manifestano nella pratica e
nella ricerca di sanità pubblica" [8]. Occorre
riconoscere che finora un approfondimento sull'Etica di Sanità pubblica
ha avuto luogo in USA e più recentemente in Inghilterra, ma poco in Italia
[9]. Nel PSN si fa esplicitamente menzione di "principi
etici di massima che si rivolgono a tutti coloro che hanno a che fare con la sanità
e la salute e che, non essendo settoriali, si distinguono dai codici etici elaborati
dalle singole componenti del sistema (medici, enti)". Viene quindi stabilito
che si tratta di generiche affermazioni di principi etici e non di un vero e proprio
codice, e che, per di più, non si identificano con i codici deontologici
professionali o di pubblici dipendenti [10,11]. Per
la verità, in un autorevole editoriale del BMJ, si proponeva la creazione
di un unico codice etico condiviso da tutti coloro che hanno interessi nel sistema
sanitario (stakeholders), in modo da creare le condizioni per ottenere un comportamento
cooperativo e di mutuo rispetto [12]. Anche se è
auspicabile che ogni professione si doti di un proprio codice etico, specifico
per la disciplina esercitata, deve essere chiaro che non potrà ignorare
o contraddire i principi di base che devono essere comuni e condivisi. Principi
che, si spera, diventino universali anche se è ammissibile che nei vari
paesi esistano alcune differenze di articolazione e/o di interpretazione in relazione
alla storia, alle situazioni sociali ed economiche, ad altre circostanze locali.
I codici etici, specifici per disciplina, se da una parte segnalano la encomiabile
aspirazione a fornire una piattaforma morale ai propri membri ed a rinforzare
i propri standard professionali presentano alcuni punti deboli: 1) dividono il
mondo dell'assistenza sanitaria che ha invece bisogno della massima cooperazione
funzionale; 2) sono fortemente orientati ai quattro principi di Gillon [13],
più noti perché sono il sostegno dell'Etica medica, ma più
circoscritti perché si riferiscono alla sola area della medicina clinica;
3) sono da considerarsi utili più per acquisire la fiducia dei clienti,
cioè dei malati che si rivolgono agli specialisti, che dei cittadini tutti.
A questo punto, tenuto conto che i principi etici generali sono inseriti nel PSN
e che i codici etici specifici per disciplina sono in certo qual modo "limitati",
viene spontaneo chiedersi se sia giusto dotarsi di un codice etico di sanità
pubblica. Giocano a favore di questa "impresa": 1) il riconoscimento
che la Sanità pubblica storicamente affonda le sue radici nell'Etica: sono
incontestabili le attinenze tra precetti igienici e precetti religiosi e le analogie
tra comportamenti virtuosi e comportamenti salubri, tanto che molti contenuti
dei Libri Sacri di tutte le Religioni non sfigurerebbero nei testi di Igiene ambientale
e personale; 2) il richiamo ai principi etici del PSN la cui applicazione è
in parte responsabilità degli operatori di sanità pubblica; 3) la
presa d'atto che l'ispirazione ai principi scientifici, particolarmente evidenziati
nel Piano sanitario nazionale per il triennio 1998-2000, si devono accompagnare
a principi etici, specialmente quando si orienta il sistema di tutela della salute
verso forme di mercato e di aziendalizzazione; 4) le iniziative in questo campo
come la pubblicazione del codice etico di sanità pubblica della Associazione
americana di Sanità pubblica (che viene tradotto e pubblicato in questo
numero della Rivista); 5) e, soprattutto, il fatto che Sanità pubblica
ed Etica sono inseparabili in quanto l'Etica pubblica o dell'organizzazione [14]
fornisce la piattaforma morale sulla quale la nostra disciplina fonda la propria
missione. Augusto
Panà, Armando Muzzi | | Note | |
| [1] |
Cfr. Bucci R. La Bioetica
in Sanità pubblica. IgSanPubl 1995; 51:14-7; Bucci R. Bioetica e nursing:
un binomio inscindibile nella sanità che cambia. IgSanPubl 1995; 51:197-200;
Bucci R. Per una Bioetica della Sanità pubblica. IgSanPubl 1995; 51:370-5;
Priorità nell'assistenza sanitaria. Etica, economia, realizzazione. Rapporto
finale della Commissione parlamentare svedese sulle priorità. IgSanPubl
1996; 52, suppl. n. 4:1-158; Bucci R. Cos'è la Bioetica ed in cosa si identifica
il suo fondamento epistemologico. IgSanPubl 1996; 52:384-93; Bastianel S. Lo specifico
etico della qualità in sanità. IgSanPubl 1997; 53:132-6; Cisbani
B. Aspetti clinici ed etici. IgSanPubl 1997; 53:137-8; Bucci R. Bioetica ed ambiente:
una sfida per la Sanità pubblica. IgSanPubl 1996; 52:151-5; Bucci R. Bioetica
e allocazione delle risorse. IgSanPubl 1997; 53:249-59; Atti sul Convegno: Le
scelte di priorità nel servizio sanitario nazionale. Interventi di Guzzanti
E, Berlinguer G, Muzzi A, Spinsanti S. IgSanPubl 1997; 53: 269-98; Bucci R, Zeffiro
G. Ambiente e salute: aspetti etici in epidemiologia ambientale. IgSanPubl 1998;
54:135-40; Bucci R. Problemi etici della ricerca biomedica. Da una pubblicazione
dell'Istituto Superiore di sanità alcuni argomenti di interesse per gli
operatori di Sanità pubblica. IgSanPubl 1999; 55:344-47; Petrini C. Strumenti
tecnici per la valutazione di rischi ambientali e loro implicazioni in Bioetica.
IgSanPubl 2000; 56:485-95; Mancini E. Orientamenti bioetica per l'equità
nella salute. IgSanPubl 2002; 58:89-96. | | [2] | Finora
sono stati pubblicati il Piano sanitario nazionale per il triennio 1994-1996 (DPR
1 marzo 1994), il Piano sanitario nazionale per il triennio 1998-2000 (DPR 23
luglio 1998) ed il Piano sanitario nazionale per il triennio 2003-2005 (DPR 23
maggio 2003). | | [3] | I
sette principi sono i seguenti: 1. Diritti - I cittadini hanno diritto alla salute
e alle azioni conseguenti per la sua tutela. 2. Equilibrio - La cura del singolo
paziente è centrale, ma anche la salute e gli interessi della collettività
vanno tutelati. In altri termini non si può evitare il conflitto tra interesse
dei singoli e interesse della collettività. Ad esempio, la somministrazione
di antibiotici per infezioni minori può giovare al singolo paziente, ma
nuoce alla collettività perché aumenta la resistenza dei batteri
agli antibiotici. 3. Visione olistica del paziente - che significa prendersi cura
di tutti i suoi problemi e assicurargli continuità di assistenza (dobbiamo
sforzarci continuamente di essere ad un tempo specialisti e generalisti). 4. Collaborazione
degli operatori della sanità tra loro e con il paziente - con il quale
è indispensabile stabilire un rapporto di partenariato: "Nulla che
mi riguardi senza di me" è il motto del paziente che dobbiamo rispettare
(Maureen Bisognano, Institute of Health Care Improvement, Boston). 5. Miglioramento
- Non è sufficiente fare bene, dobbiamo fare meglio, accettando il nuovo
e incoraggiando i cambiamenti migliorativi. Vi è ampio spazio per migliorare,
giacché tutti i sistemi sanitari soffrono di "overuse, underuse, misuse"
delle prestazioni (uso eccessivo, uso insufficiente, uso improprio). 6. Sicurezza
- Il principio moderno di "Primum non nocere" significa lavorare quotidianamente
per massimizzare i benefici delle prestazioni, minimizzarne i danni, ridurre
gli errori in medicina. 7. Onestà, trasparenza, affidabilità - rispetto
della dignità personale sono essenziali a qualunque sistema sanitario e
a qualunque rapporto tra medico e paziente". | | [4] | I
principi etici prendono il nome dagli estensori (Gruppo Tavistock) di questa elaborazione.
Il Gruppo si riuniva infatti a Londra in Tavistock Square, dove ha sede sia la
BMA (British medical associations) che il BMJ publishing group. |
| [5] | Gli
ulteriori otto principi sono: 1. il diritto alla salute; 2. l'equità all'interno
del sistema; 3. la responsabilizzazione dei soggetti coinvolti; 4. la dignità
ed il coinvolgimento di tutti i cittadini; 5. la qualità delle prestazioni;
6. l'integrazione socio-sanitaria; 7. lo sviluppo della conoscenza e della ricerca;
8. la sicurezza sanitaria dei cittadini. | | [6] | Desta
sorpresa il forte richiamo all'equità in presenza dell'affermazione che
"Il Piano 2003-2005 è il primo ad essere varato in uno scenario sociale
e politico radicalmente cambiato". Si poteva pensare che l'equità
fosse una peculiarità di un governo di centro sinistra e l'efficienza del
subentrante governo di centro destra. | | [7] | "Si
sono create così diverse iniquità di sistema che vanno dalle differenze
quali-quantitative nei servizi erogati in varie aree del Paese, alle disuniformi
e lunghe liste d'attesa anche per patologie che non possono aspettare, allo scarso
rispetto per il malato, agli sprechi e all'inappropriatezza delle richieste e
delle prestazioni, al condizionamento delle libertà di scelta dei malati,
alla insufficiente attenzione posta al finanziamento e all'erogazione dei servizi
per cronici ed anziani. Iniquità genera iniquità e le lunghe
liste di attesa innescano talvolta il sistema perverso della raccomandazione,
per cui il servizio può risultare ottimo o accettabile per una parte dei
cittadini, ma non altrettanto buono per altri". | | [8] | Cfr.
Coughlin SS, Beauchamp TL. Ethics and epidemiology. Oxford University Press, 1996. |
| [9] | Cfr.
Kessel AS. Public health ethics: teaching survey and critical review. SocSciMed
2003; 56:1439-45. Anche nel 39° congresso nazionale della SItI (Ferrara, settembre
2000) una sessione è stata dedicata a "L'etica dell'assistenza sanitaria"
e non all'Etica della Sanità pubblica, limitando il dibattito ai più
noti temi che presentano una componente etica come il razionamento delle risorse,
la ricerca medica, la prevenzione secondaria delle malattie. |
| [10] | I
Codici vengono definiti strumenti di autogoverno della professione, es. il Codice
deontologico dei Medici approvato dal Consiglio nazionale della FNOM-CeO nell'ottobre
1998 ed il Codice deontologico degli Infermieri approvato dal Comitato centrale
nel Febbraio 1999. | | [11] | Cfr.
DPCM 28 novembre 2000 Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni. |
| [12] | Berwick
D, Hiatt H, Janeway P, Smith R. An ethical code for everybody in health care.
BMJ. 1997;315: 1633-4. | | [13] | Per
approfondimento dei 4 principi (rispetto dell'autonomia, beneficienza, non maleficienza,
giustizia) cfr. Gillon R. Medical ethics: four principles and attention to scope.
BMJ 1994; 309:184-88. | | [14] | Spinanti
S. L'etica della prevenzione. Tendenze nuove 1998; n. 1: 71-78. |
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