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Igiene e Sanità Pubblica è una rivista scientifica fondata nel 1945
da Gaetano Del Vecchio.

Editoriale

Definire ed accertare i rischi per la salute

Defining and assessing risks to health

(Medline - Index - Medicus)

Anche se si possono avanzare critiche alla Epidemiologia perché si è concentrata quasi esclusivamente sullo studio dei fattori di rischio[1] e solo da poco tempo rivolge la sua attenzione ad altri importanti aspetti delle Scienze mediche (Epidemiologia clinica ed Epidemiologia dei Servizi sanitari), non vi è dubbio che questo tradizionale aspetto è quello che maggiormente ha contribuito all’affermazione che tale disciplina sia da ritenere l’architrave della Sanità pubblica. Nulla è più sicuro del principio che la prevenzione di qualsiasi fenomeno morboso, indiscutibile missione della sanità pubblica, richiede un sistematico accertamento delle cause, delle concause e dei fattori di rischio. Solo in questo modo è possibile tentare di ridurre, in modo scientifico e non empirico, il carico morboso correlato ad un determinato rischio. Per rischio, come è noto, si intende la probabilità che si verifichi un evento nocivo e per fattore di rischio un elemento che aumenta questa probabilità[2].
La recente pubblicazione del Rapporto WHO 2002 “ridurre i rischi e promuovere una vita
sana”[3] ha il merito, come è già avvenuto per i precedenti Rapporti, di portare alla ribalta argomenti di grande attualità ma anche di sollevare animate discussioni. Ciò è avvenuto, ad esempio, per il noto Rapporto dell’anno 2000 sulla misura della performance dei sistemi sanitari[4] che, se da una parte ha suscitato apprezzamenti per lo sforzo concettuale ed attuativo, dall’altra ha provocato critiche alla metodologia seguita ed ai risultati ottenuti[5].
La ragione di queste dispute risiede nel fatto che, per misurare i fenomeni sanitari (performance dei sistemi sanitari nel caso del Rapporto 2000, rischi per la salute nel rapporto 2002),sono necessarie premesse “politiche” che possono non essere universalmente condivise ed oggetto quindi di critiche quando non di vere censure.
Il Rapporto WHO 2002 ha l’indiscutibile pregio di mettere ordine concettuale sulla
relazione tra basi epidemiologiche ed attività preventive, punto centrale per la teoria e
la pratica della Sanità pubblica. In aggiunta, si sta manifestando un generale impegno a
fornire interventi, intesi a migliorare le condizioni di salute degli individui e delle popolazioni, supportati dalla cosiddetta conoscenza basata su prove scientifiche, sia che si parli di prevenzione (evidence-based prevention) che di sanità pubblica nel suo complesso (evidence based public health).
Nel Rapporto WHO 2002 PER STIMARE, per tutti i paesi del mondo (suddivisi in 14
diverse regioni sulla base della localizzazione geografica e del grado di sviluppo), IL livello
di cattiva salute (malattie, disabilità e morti), espressa in DALY (disability-adjusted life
year)[6], viene PRESO IN CONSIDERAZIONE un ristretto numero di fattori di rischio
la cui scelta è stata oggetto di lunghe discussioni. A fronte del loro incalcolabile numero ne sono stati presi in considerazione solo dieci: sesso non protetto, nascita sottopeso, carenza di ferro, elevata colesterolemia, alta pressione arteriosa, consumo di tabacco, consumo di alcool, acqua non potabile e cattiva igiene domestica, inquinamento indoor ed obesità. Questi fattori sono stati scelti perché rappresentano le cause attuali delle malattie a più elevata incidenza e prevalenza nel mondo: si calcola che complessivamente che essi siano la causa di più di un terzo dei decessi, senza contare inoltre che esiste una concreta possibilità della loro riduzione e/o eliminazione[7].
Il Rapporto WHO 2002 offre una quantità di argomenti meritevoli di essere presi in
considerazione ma tre in particolare richiamano l’attenzione ai fini della definizione ed
accertamento dei rischi per la salute:
1) il tentativo di precisare meglio le relazioni tra carico di malattia e fattori di rischio;
2) la attestazione della presenza, accanto a fattori di rischio pericolosi, di quelli protettivi per la salute;
3) l'elaborazione di un sistema di identificazione e di riferimento degli interventi preventivi
ad elevata efficacia rispetto al costo (il cosiddetto CHOICE, CHOosing Interventions
that are Cost-Effective).
L’identificazione, quantificazione e caratterizzazione dei pericoli per la salute umana (ed
anche per la salute ambientale) hanno dato luogo ad una serie di attività denominate
complessivamente accertamento del rischio (risk assessment). In questo campo, la maggior parte della ricerca scientifica è indirizzata a stabilire se esiste o meno un rischio mediante una stima del rischio assoluto e di quello relativo (comparazione tra persone esposte o meno al rischio). Di rado viene accertato l’impatto dei fattori di rischio sulla popolazione rispondendo al quesito: in una determinata popolazione quanta parte dell’intero carico di malattia potrebbe essere causata da tale rischio? Una possibile precisazione della relazione tra fattori di rischio e carico di malattia, infatti a, contribuendo a stimare il carico di malattia derivante dai diversi fattori di rischio, potrebbe fornire anche un quadro complessivo del contributo relativo dei diversi fattori di rischio allo stato di salute. Si tratta di un’informazione oltremodo utile a coloro che debbono programmare i servizi sanitari e fare scelte sulla allocazione delle risorse basandosi sul “peso morboso” che hanno intenzione di contrastare.
Il passo successivo dell’accertamento del rischio è infatti la possibilità di stimare il carico
morboso attribuibile (la proporzione del carico corrente dovuto alla passata esposizione ai fattori di rischio) ed il carico morboso evitabile (la proporzione del carico evitabile qualora il livello, attuale e futuro, dei rischi venga ridotto.
Il secondo elemento di riflessione è l’attestazione della presenza, accanto a quelli pericolosi, di “fattori di rischio” protettivi, di cui poco si sa e poco si parla. In particolare, i fattori psicosociali sembrano possedere capacità protettive sia dirette (la qualità delle relazioni sociali in famiglia, sul lavoro esercitano effetti sulla salute fisica e mentale), che indirette (influenzando comportamenti favorenti la salute)[8]. I fattori protettivi hanno quindi la capacità di promuovere comportamenti positivi ed inibire comportamenti negativi per la salute riducendo in questo modo l’impatto dell’esposizione ai rischi. Se la sanità pubblica deve perseguire la promozione della salute deve sempre più mettere al centro della sua azione i fattori protettivi superando l’esclusivo interesse per i fattori pericolosi, oggetto della prevenzione delle malattie.
Consapevoli che l’accertamento di un rischio rappresenta un’opportunità per la prevenzione e che la potenzialità della prevenzione nel ridurre i rischi già noti e più diffusi è enorme, di gran lunga maggiore di quanto comunemente si creda, rimangono da stabilire i tipi di intervento idonei a diminuire l’esposizione ai rischi o a ridurre l’effetto dei rischi sulla salute, i loro costi, la compatibilità con le risorse disponibili. Con il sistema CHOICE si intende fornire un database, regolarmente aggiornato, sui costi ed i risultati di un gran numero di interventi sanitari di natura promotiva, preventiva, terapeutica e riabilitativa[9]. Per realizzare questo progetto si sono dovute superare molte difficoltà perché, mentre sono numerose le informazioni che riguardano gli effetti degli interventi su singoli individui, molto più rare sono le conoscenze sull’impatto degli interventi sull’intera popolazione (anche per intrinseche difficoltà di valutazione)[10]. Nondimeno si tratta di un meritevole tentativo sul modo di selezionare gli interventi sanitari e di attribuire le priorità con scelte basate su elementi di giudizio certi. Non basta infatti essere in possesso delle conoscenze "evidence-based" su specifici interventi, ma occorre anche superare le incertezze di operare la migliore scelta tra opzioni diverse. Un ulteriore mossa verso la evidence based prevention e la "evidence based public health" che possono, a buona ragione, essere considerate il nuovo modo di praticare
la Sanità pubblica[11].


Armando Muzzi, Augusto Panà
Istituto di Igiene, Università di Roma Tor Vergata

Note 
[1] Skrabanek P. The emptiness of black box. Epidemiology 1994; 5: 553-555; Pearce N. Traditional epidemiology, modern epidemiology, and public health. Am.J.Public Health 1996; 86: 678-83; Shy CM. The failure of academic epidemiology: witness for the prosecution. Am.J.Epidem. 1997; 145: 479-84
[2]Questa definizione consente di superare la disamina delle proprietà di causa sufficiente, causa necessaria e fattore di rischio, i tre tipi fondamentali di relazioni causali in ordine decrescente di intensità ed efficacia. Il principio di cautela impone di prendere in considerazione non solo le cause ma anche i fattori di rischio e non solo quelli “precisati” ma anche quelli “probabili” (Kaufman JS, Poole C. Looking back on “causal thinking in the health sciences”. Annu. Rev. Public Health 2000; 21: 101-119).
[3]The World Health Report 2002: Reducing risks, promoting healthy life. Geneva, 2002
[4]Una libera traduzione del rapporto “Migliorare la performance dei sistemi sanitari” integrata per la realtà italiana è reperibile sul numero monografico di Igiene e sanità pubblica “La valutazione della performance dei sistemi sanitari” (IgSanPubl 2001; 57: 1-176)
[5]Barro G. Il gradimento degli utenti è un indice di successo dei servizi sanitari nazionali? Tendenze nuove 2001; n. 1: 115-20; Braveman P, Starfield B, Geiger HJ. World Health Report 2000: how it removes equity from the agenda for public health monitoring and policy. BMJ 2001; 323: 678-81; Evans DB, Tandon A, Murray CJL, Lauer JA. Comparative efficiency of national health systems:cross national econometric analysis. BMJ 2001; 323: 30710; Maciocco G. L’OMS e la valutazione
dei sistemi sanitari. Prosp. Soc. San. 2001; 31: 1-5; Navarro V. Assessment of the World Health report 2000. The Lancet 2000; 356: 1598-1601.
[6]Il DALY è stato introdotto per stimare il carico di malattie ed invalidità in una popolazione e misura il divario tra la salute attuale di una popolazione rispetto a quella di una considerata “normale”. I DALYs per una malattia o una condizione morbosa vengono calcolati come la somma degli anni di vita persi per mortalità prematura e degli anni di buona salute persi per disabilità in una popolazione per quella determinata malattia o condizione morbosa per cui 1 DALY corrisponde alla perdita di 1 anno di vita in buona salute (Gold MR, Stevenson D, Fryback DG: HALYs and QALYs and DALYs, Oh my: similarities and differences in summary
measures of population health. Annu Rev Public Health 2002, 23, 115-3).
[7] I fattori di rischio sono stati scelti sulla base dei seguenti elementi: a) impatto potenziale globale: cioè probabilità di essere le principali cause del carico di malattia come risultato dell’elevata prevalenza e/o il maggior incremento del rischio per le principali cause di morte e/o di disabilità; b) elevata probabilità di essere vere cause di malattia; c) loro potenziale modificabilità; d) grado di copertura né troppo specifica né troppo ampia; e) disponibilità di una ragionevole quantità di dati sulla distribuzione del fattore di rischio e sulle relazioni fattore di rischio/malattia.
[8]I fattori psicosociali hanno attratto talmente l’attenzione dei ricercatori da costituire una vera e propria “epidemiologia psicosociale” (Singh-Manoux A. Psychosocial factors and public health. J. Epidemiol. Community Health 2003; 57: 553-4; Macleod J, Davey Smith G. Psychosocial factors and public health: a suitable case for treatment? J. Epidemiol. Community Health 2003; 57: 565-70)
[9]Per ulteriori informazioni cfr. il sito www.who.int/evidence.
[10]Rychetnik L, Frommer M, Hawe P, Shiell A. Criteria for evaluating evidence on public health interventions. J. Epidemiol. Community Health 2002; 56: 119-27
[11]Editoriale. Le prove scientifiche per gli interventi di sanità pubblica. IgSanPubl 2002; 58: 277- 80