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| Editoriale
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| La
"riabilitazione" del servizio sanitario nazionale |
| (Medline
- Index - Medicus) | | Il
Servizio sanitario nazionale (Ssn) compie in questi giorni 25 anni 1.
Se per un uomo si tratta di una scadenza che viene considerata il passaggio dalla
giovinezza, cui si perdonano errori di inesperienza, alla piena maturità
responsabile e produttiva, per un sistema sanitario è il tempo necessario
per trarre un bilancio del passato e concepire promesse per il futuro 2.
Sono stati proposti diversi modi per valutare la performance di un sistema sanitario
3. L'Organizzazione mondiale della sanità, nel
Rapporto 2000, ha usato tre criteri: la salute prodotta, la capacità
di rispondere alle aspettative dei cittadini e l'equa contribuzione
4. A fronte dei plausi per la temeraria impresa di valutare la performance
dei sistemi sanitari dei 198 paesi che costituiscono l'OMS, non sono mancate
critiche alla metodologia ed ai risultati ottenuti 5.
La più seria delle obiezioni è la difficoltà di attribuire
ad un sistema sanitario i guadagni di salute di una popolazione, in quanto
è da tempo noto che, tra tutti i più importanti determinanti della
salute, i servizi sanitari hanno il peso più modesto 6.
Nel caso del Ssn, per poter trarre un bilancio, sarebbe stato necessario fare
un confronto, in identiche condizioni, con un sistema sanitario alternativo, ad
esempio mutualistico obbligatorio,prendendo in considerazione non tanto il livello
di salute della popolazione quanto la valutazione della efficacia (in termini
di impatto dei servizi sanitari sulla prevenzione ed il trattamento delle malattie
e malesseri di coloro che ricorrono ad esso), di efficienza (in termini di combinazione
di risorse richieste per produrre i servizi sanitari al più basso costo)
e di equità (in termini di giusta distribuzione dei costi e benefici nella
erogazione dei servizi sanitari). Ad ogni modo, col passare del tempo, la
gente ed i suoi rappresentanti elettivi si sono resi conto che il miglioramento
della salute della popolazione, evidente e misurabile col notevole guadagno di
speranza di vita ottenuto, era da attribuire alle superiori condizioni di vita
e di lavoro piuttosto che ai servizi sanitari. Anzi si è presa coscienza
che i servizi sanitari, specialmente quelli rivolti alla persona, trovano ostacoli
sempre più insuperabili per migliorare la salute ed il benessere della
popolazione in quanto vengono richieste prestazioni che non riguardano più
il recupero della salute perduta ma l'acquisto del benessere fisico e psichico
7. Un fenomeno che non veniva eliminato neanche aumentando
la spesa sanitaria e un sintomo che non poteva passare inosservato, sopratutto
alle autorità economico-finanziarie. Questo comportamento, da "figlio
degenere e spendaccione", non poteva essere previsto dai padri fondatori
del SSN in quanto allora prevaleva l'opinione, poi dimostratasi errata, che la
istituzione di un sistema di servizi sanitari di libero ed universale accesso
avrebbe potuto migliorare il livello di salute della popolazione al punto da indurre
una riduzione della domanda sanitaria e quindi una progressiva riduzione della
spesa sanitaria. Questo errore era da imputare alla situazione del tempo che faceva
registrare ad es. l'enorme successo delle terapie antibiotiche per il trattamento
delle malattie infettivo contagiose allora prevalenti. È stata una
sgradita "sorpresa" constatare che la domanda sanitaria andava aumentando
sempre più al modificarsi delle condizioni demografiche, epidemiologiche
e tecnologiche che oggi ben si conoscono 8. Certamente
ha contribuito a determinare questa situazione anche la mancata realizzazione
del modello di Ssn basato su tre pilastri fondamentali (le cosidette tre "P")
prevenzione, programmazione, partecipazione: la prevenzione come metodo per attuare
la tutela della salute, la programmazione come metodo ordinario di governo della
sanità, la partecipazione come metodo per programmare, organizzare e gestire
il territorio. Esse sono state diffusamente ignorate trovando culturalmente, oltre
che professionalmente, impreparati tutti coloro che dovevano realizzare un servizio
sanitario veramente nazionale. Non si è pensato infatti ad un servizio
a tutela della salute di tutti i cittadini (sani e malati) ma ad un servizio per
i soli malati: tutt'oggi la maggior parte delle risorse viene utilizzata nei processi
assistenziali (pazienti trattati), senza tener conto abbastanza dei risultati
(guadagni di salute). Va detto che il Ssn si è trovato a risolvere
i sette fondamentali interrogativi tecnico-politici che ogni sistema sanitario,
secondo Klein e Light 9, si trova ad affrontare: 1.
Come contemperare le esigenze di coordinamento a livello nazionale o regionale
con la capacità di rispondere ai bisogni locali? 2. Come conciliare le
necessità assistenziali in località urbane con quelle in località
rurali o, più in generale, i problemi di disomogenea distribuzione delle
strutture sanitarie? 3. Come si può architettare un sistema sanitario nazionale
senza reprimere le energie, la creatività e le risorse del settore privato
e del volontariato? 4. Come bilanciare la responsabilità verso la pubblica
amministrazione con la autonomia e la competenza professionale? 5. Come si può
integrare l'assistenza primaria con l'assistenza specialistica e con quella ospedaliera?
6. Come si possono salvaguardare le esigenze individuali, ed i modelli di pratica
medica, con un sistema nazionale, dotati di standard nazionali? 7. Come mettere
d'accordo in un sistema l'attenzione alla singola persona con quello alla comunità
ed alla popolazione? Né le cose cambiano, anzi si aggravano, se la soluzione
ai quesiti viene affidata a più regioni invece che allo stato centrale.
La risposta ai quesiti è stata affidata a soluzioni contingenti, con attenzione
prevalente agli aspetti finanziari dei problemi e senza un sufficiente apporto
informativo oltre che scientifico. È certo che, malgrado sia mancata
una valutazione "scientifica" della performance del Ssn (come è
avvenuto per il National Health Service anglosassone)10,
si sono susseguiti i tentativi di modifica del sistema 11.
Anzi è stata proprio la velocità dei cambiamenti una delle cause
di impedimento della valutazione della performance. Durante i 25 anni di vita
del Ssn, i numerosi governi che si sono succeduti hanno proclamato la loro fedeltà
ai principi ispiratori (universalismo, equità, gratuità di accesso)
mentre non c'è mai stato accordo su come, basandosi su questi principi,
organizzare i servizi sanitari. Tant'è vero che, a fronte della stabilità
dei principi, sono stati effettuati continui cambiamenti strutturali ed organizzativi
12. Questo fenomeno si è andato progressivamente
accentuando mano a mano che le Regioni acquisivano il loro potere decisionale,
costituzionalmente protetto 13, in merito al governo del
sistema sanitario regionale. Pochi hanno messo in evidenza l'intrinseca contraddizione
esistente tra immodificabilità dei principi e desiderio di cambiamento:
alla stabilità dei principi consegue, a ragione o a torto, una resistenza
a qualsiasi cambiamento organizzativo che possa in qualche modo incidere sui
valori fondanti. Senza contare che, poiché sono i valori che guidano le
azioni umane, anche cambiando i modelli organizzativo-gestionali non si avvera
contestualmente la modifica dei comportamenti di tutti coloro che hanno rapporto
con il Ssn. Plamping 14, ad esempio, ha indicato quattro
valori, specifici delle scienze mediche, che per radicata convinzione entrano
in conflitto con le modifiche organizzative: 1. se si può fare qualcosa
si deve fare; 2. fare significa trattare; 3. trattare significa solo recuperare
la salute anche quando non c'è questa possibilità; 4. il sanitario
è l'unico responsabile del trattamento. Malgrado quindi i notevoli
cambiamenti strutturali a livello macro, a livello micro la natura intrinseca
del Ssn è rimasta notevolmente stabile e la maggior parte dei comportamenti
non si è modificata in quanto alla relativa rapidità dei primi si
contrappone il lungo tempo di reazione dei secondi. Ne deriva che, per valutare
la performance di un sistema sanitario, accanto ai tradizionali criteri (equità,
efficacia ed efficienza) occorre tener conto di uno nuovo: la capacità
del sistema di adattarsi alle esigenze ed ai cambiamenti, utilizzando le opportunità
offerte dalla combinazione della tecnologia dell'informazione e della "evidence-based
health care". La difficoltà di ipotizzare un sistema sanitario che
possegga maggiore costo-efficacia del Ssn non deve costituire un motivo di inerzia
ed un ostacolo al suo miglioramento. Dati i tempi lunghi di una modifica
comportamentale, per "restaurare" il Ssn si potrebbero quanto meno
realizzare i tre pilastri del Ssn: prevenzione, programmazione, partecipazione,
opportunamente aggiornati e modernamente intesi. La prevenzione non più
generica, per cui tutti gli interventi definiti preventivi sono meritevoli di
attuazione, ma solo le attività che sono sottoposte ad una verifica di
efficacia; prevenzione intesa cioè come "evidence-based prevention"
15 facente parte della più ampia "evidence-based Public Health"
16. La programmazione non più dirigista, dall'alto
in basso, ma intesa come una continua e quotidiana scelta 'politica' di governo
a tutti i livelli del Ssn ed uno strumento del management, considerata cioè
parte integrante dei processi decisionali. Una programmazione che serva: a. ad
identificare i traguardi da raggiungere e i relativi indicatori per misurare l'effetto
desiderato; b. ad evidenziare se gli obiettivi sono tutti egualmente validi o
se ci sono delle priorità, delle incongruenze, delle incompatibilità;
c. a rilevare chi fa che cosa, assegnando specifici compiti ai membri dell'organizzazione;
d. a verificare se i risultati ottenuti sono quelli attesi, con le relative conseguenze.
La partecipazione intesa non come la sola presenza di una rappresentanza politica
dei cittadini nella programmazione, organizzazione e gestione dei servizi
sanitari ma come impegno diretto della gente, quale espressione del diritto
di cittadinanza 17. Si avverte una crescente sensibilizzazione
a questo problema, sotto forma però più di singole iniziative che
non di una strategia coerente e diffusa nell'ambito del Ssn. Gli studi in questo
campo stanno producendo molti promettenti risultati specialmente per quanto concerne
la valutazione della partecipazione 18. Per non cadere
nell'errore di voler guarire ad ogni costo un "malato" affetto da una
malattia cronica è meglio ricorrere alla riabilitazione. Riabilitazione
che, secondo il dizionario italiano, ha il significato di "reintegrazione
nella stima e nella reputazione gravemente compromessa o addirittura perduta"
o anche "restituire (ad una azienda) un grado di efficienza o di funzionalità".
Quale che sia la definizione, dopo i numerosi tentativi di "riforma",
che hanno preso il nome prima di "riordino" 19
e poi di "razionalizzazione" 20, sarebbe preferibile
pensare ad un restauro del sistema sanitario in termini di "riabilitazione",
dimostrando, oltre ad una buona conoscenza della lingua italiana, anche una buona
dose di "humour". Augusto
Panà, Armando Muzzi | | Note | |
| [1] |
Il 23 dicembre 2003
ricorrono i 25 anni dalla legge istitutiva del Ssn (Legge 23 dicembre 1978, n.
833 Istituzione del servizio sanitario nazionale, pubblicata in SO della GU n.
360 del 28.12.1978) | | [2] | Editoriale.
Uno scenario di sanità pubblica. IgSanPubl 2002; 58: 97-100 |
| [3] | Secondo
Buchanan sono nove le caratteristiche di un sistema sanitario che andrebbero valutate:1.
Un accesso universale; 2. Un accesso ad un livello adeguato di assistenza sanitaria,
che risponda cioè a tre requisiti: a. in ogni società il livello
di assistenza dovrebbe essere inferiore alla migliore assistenza tecnicamente
disponibile; b. la possibilità di acquistare a spese proprie una assistenza
di livello superiore a quella 'adeguata'; c. l'esistenza di limiti morali a ciò
che dobbiamo ai nostri concittadini; 3. Un accesso senza eccessivi ostacoli; 4.
Una equa ripartizione dei costi finanziari necessari per assicurare un accesso
universale ad un livello 'adeguato' di assistenza sanitaria; 5. Una ragionevole
distribuzione delle responsabilità di razionare l'assistenza; 6. Una formazione
ed addestramento degli erogatori di assistenza sanitaria quali-quantitativamente
appropriate; 7. Un efficace impegno per una ricerca biomedica di elevato livello;
8. Un uso dei risultati della ricerca biomedica in termini di costo-efficacia
degli interventi; 9. Una intrinseca capacità di miglioramento verso un
sistema sanitario giusto (conforme a diritto e a ragione) (Buchanan A: Privatization
and just health care. Bioethics 1995, 9, 220-39) | | [4] | Una
libera traduzione del Rapporto WHO 2000 "La valutazione della performance
dei sistemi sanitari" è stata pubblicata in IgSanPubl 2001; 57: 1-176
(n. 1/2) | | [5] | Mulligan
J, Appleby J, Harrison A. Measuring the performance of health systems. BMJ 2000;
321: 191-2; Navarro V. Assessment of the World Health Report 2000. Lancet 2000;
356: 1598-1601; McKee M. Measuring the efficiency of health systems. BMJ 2001;
323: 295-6; Evans DB, Tandon A, Murray CJL, Lauer JA. Comparative efficiency of
national health systems: cross national econometric analysis. BMJ 2001; 323: 307-10;
Braveman P, Starfield B, Geiger HJ. World health report 2000: how it removes
equity from the agenda for public health monitoring and policy. BMJ 2001; 323:
678-81; Barro G. Il gradimento degli utenti è un indice di successo dei
servizi sanitari nazionali? Tendenze nuove 2001; 1. 115-20 |
| [6] | Questa
tesi viene sostenuta da autorevoli organismi (Canadian Institute fo Advanced Research
= CIAR) ed anche da molti ricercatori (Evans RG, Stoddard G. Producing health
consuming health care. Soc.Sci.Med. 1990, 31, 1347-63; MacKenbach JP: The contribution
of medical care to mortality decline: McKeown revisited. J Clin Epidemiol 1996,
49, 1207-13) | | [7] |
Bunker JP. The role of medical care in contributing to health improvements within
societies. Intern.J.Epidem. 2001; 30: 1260-63 | | [8] | L'Organizzazione
mondiale della sanità ripubblica, con un moderno commento, i "classici
della sanità pubblica". Tra questi il lavoro di Omran (Omran AL. The
epidemiologic transition. A theory of the epidemiology of population change. Milbank
mem. Fund Quart. 1971; 49: 509-38) che per primo ha introdotto il concetto di
transizione epidemiologica per indicare le modificazioni dello stato di salute
della popolazione conseguenti a modifiche strutturali demografiche e di patologia
(Caldwell JC. Population health in transition. Bull. WHO 2001; 79: 159-170) |
| [9] | Light
DW. Universal health care: lessons from the British experience. Am. J. Public
Health 2003; 93: 25-30 | | [10] |
La ricerca, costata 18 mesi di lavoro, ha preso in esame un numero enorme di indicatori
in precedenza mai tra loro collegati (Leatherman S, Sutherland K. The quest for
quality in the NHS: a mid term evaluation of the ten-year quality agenda. Nuffield
Trust, London, 2003) | | [11] | Editoriale.
Le continue riforme del sistema sanitario. IgSanPubl 2001; 57: 545-8 |
| [12] | A
parte il proliferare di norme specifiche, anno dopo anno, la "legge finanziaria"
ha sempre dedicato un capitolo al sistema sanitario per imporre cambiamenti "tampone"
ispirati al contenimento della spesa sanitaria. | | [13] | Il
precetto dell'art. 117 della Costituzione è stato recentemente rafforzato
dalla Legge costituzionale 18.10.2001, n. 3, recante "Modifica al titolo
V della parte seconda della Costituzione". | | [14] | Plamping
D. Change and resistance to change in the NHS. BMJ 1998; 317: 69-71 |
| [15] | Amadei
A, Carceri V, Muzzi A, Panà A, Pavan A, Valsecchi M. La prevenzione basata
su prove di efficacia. Atti Conferenza di Sanità Pubblica, Roma, 19-20
novembre 2003 | | [16] | Editoriale.
Le prove scientifiche per gli interventi di sanità pubblica IgSanPubl 2002;
58: 277-80 | | [17] | Abelson
J, Forest PG, Eyles J, Smith P, Martin E, Gauvin FP. Deliberations about deliberative
methods: issues in the design and evaluation of public participation process.
SocSciMed 2003; 57: 239-51 | | [18] |
Il Picker Institute Europe (www.pickereurope.org) dell'Università di Oxford
si è dedicato a studiare metodologie per misurare desideri ed esperienze
della gente e fornire strumenti validati scientificamente per misurare questi
aspetti della qualità dell'assistenza sanitaria | | [19] | Oltre
dieci anni fa il Servizio sanitario nazionale ha subito un imponente intervento
innovativo. Infatti, il decreto legislativo del 30 dicembre 1992, n. 502, modificato
e integrato dal decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517, ha profondamente
rinnovato la disciplina dell'ordinamento del Servizio sanitario nazionale, nell'intento
di superare la crisi del sistema sanitario pubblico italiano così come
congegnato dalla legge 833/78 e di restituire al medesimo efficienza, efficacia,
economicità, competitività, affidabilità. |
| [20] | Il
decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229, emanato in attuazione della Legge
30 novembre 1998, n. 419, ha introdotto norme per "razionalizzare" l'assistenza.
Ha definito i livelli di assistenza "uniformi, essenziali e appropriati",
nell'intento di conciliare il principio di universalità dell'assistenza
sanitaria con quelli della qualità e della compatibilità della spesa
con le risorse del Paese; inoltre, di spostare il baricentro del sistema sanitario
dalla regolazione dell'offerta dei servizi alla individuazione, analisi e orientamento
della domanda su basi epidemiologiche e di evidenza scientifiche. |
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