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Igiene e Sanità Pubblica è una rivista scientifica fondata nel 1945
da Gaetano Del Vecchio.

Editoriale

Propositi del nuovo anno per la Sanità pubblica

New Year Resolutions for Public Health

 

Da questo numero, che inaugura l’anno 2004, Igiene e Sanità
Pubblica
cambia Editore.
“Iniziative sanitarie”, società di indiscussa esperienza nel campo
dell’editoria sanitaria a cui, tra gli altri, afferisce per la diffusione
anche il settimanale “Panorama della sanità” che fa bella mostra
su tutti i tavoli ove si discute di organizzazione e gestione dei servizi sanitari, permetterà alla Rivista una più capillare diffusione in considerazione del suo crescente apprezzamento da parte di tutti
gli operatori di sanità pubblica. In questo cambiamento la Rivista intende, oltre che mantenere le caratteristiche di autonomia e di qualità tipiche di una conduzione artigianale, acquisire anche i vantaggi che offre una struttura organizzativa di larga esperienza.
Questo cambiamento coincide con il 10° anno della attuale
Direzione e permette di ricordare il decennale della morte del suo fondatore prof. Gaetano Del Vecchio (21 marzo 1994).
C’è da credere che se il prof. Del Vecchio potesse esaminare i numeri della rivista dell’ultimo anno, avanzerebbe sicuramente suggerimenti migliorativi ma mostrerebbe grande soddisfazione non solo per la continuità della sua opera ma anche per la vitalità della iniziativa (dimostrata dal gran numero di lavori da pubblicare) e per le modifiche apportate in questi dieci anni alla veste editoriale ed alla versione elettronica.


Un tempo a Natale, i bambini nascondevano sotto il piatto dei genitori la “letterina
dei buoni propositi”, preparata con l’aiuto della maestra, che forniva in pratica la
dimostrazione dei progressi scolastici, perché doveva essere scritta in bella calligrafia
e possibilmente decorata. Anche se le promesse venivano immancabilmente presto
dimenticate, era il primo documento “programmatico” che serviva quanto meno a
chiarire quali azioni fossero considerate apprezzabili e quali no. Ora, l’immissione in
commercio di una miriade di biglietti augurali prestampati, con frasi di rito spiritose ed illustrate, ha reso desueta l’abitudine di cimentarsi nella creazione di un programma
pervaso da “serie” intenzioni di realizzazione. Qualche malizioso potrebbe cogliere
delle analogie con gli attuali Piani sanitari, preparati da esperti e corredati con
quanto di più moderno mette a disposizione la tecnica multimediale, i cui propositi
spesso rimangono inattuati.
Eppure la necessità di chiarire esplicitamente, prima a sé stessi e poi agli altri, i
propositi che dovrebbero guidare il cammino del nuovo anno dovrebbe essere sentita
da tutti coloro che praticano la Medicina di sanità pubblica (senza entrare nel merito
della denominazione della disciplina)(1) .
Perché allora non rammentare e cercare ispirazione nelle quattro fondamentali strategie,
dirette a creare le condizioni perché la gente diventi o permanga sana, proposte
dall’Oxford Textbook of Public Health?(2)
– Potenziare gli aspetti preventivi dell’assistenza sanitaria;
– Intensificare l’educazione sanitaria e la promozione della salute;
– Migliorare le condizioni dell’ambiente;
– Orientare la volontà politica verso le iniziative di sanità pubblica(3) (peraltro la
più astuta delle strategie).
Pur nella loro apparente ovvietà perché storicamente statuite, queste strategie
riprendono e si avvalgono di quanto di più moderno e innovativo è stato concepito
per la pratica di sanità pubblica.
Con la prima strategia si tenta di superare l’annoso problema di come integrare i
principi di sanità pubblica nel sistema di erogazione dell’assistenza sanitaria,
fortemente orientato al momento diagnostico-terapeutico. Problema che prende le
mosse dalla scarsa preparazione del personale sanitario in materia di sanità pubblica,
dalla netta separazione delle carriere del personale secondo la disciplina esercitata,
dalla divisione delle attività preventive e curative nelle strutture sanitarie, dai
finanziamenti per la gran parte indistinti per funzioni(4).
Anche se gli operatori di sanità pubblica non si occupano direttamente del recupero
della salute, se non per gli aspetti organizzativi, ciò non toglie che i clinici, specialmente
i medici di Medicina generale, non debbano svolgere al contrario azioni di sanità
pubblica(5). È noto infatti che alcune pratiche di prevenzione individuale (vaccinazioni,
educazione sanitaria, screening diagnostici), pur facendo parte di programmi
organizzati di sanità pubblica, vengono di norma effettuate dai medici di medicina
generale(6). L’obiettivo è quindi di operare per allargare ed approfondire le attività
preventive dell’assistenza sanitaria per creare un modello integrato di assistenza
sanitaria primaria e sanità pubblica (community-oriented primary care model)(7) .
Tale modello potrebbe essere realizzato nei Distretti, sulla falsariga delle primary
care trusts recentemente create nel National Health Service anglosassone(8). Occorre
cioè guidare le iniziative, comuni a tutti i sistemi sanitari(9), che incentivano anche
economicamente le attività preventive.
La seconda strategia, il potenziamento degli interventi di educazione sanitaria e di
promozione della salute, è consequenziale in parte alla prima, in quanto, stando ad
una delle tante definizioni di educazione sanitaria(10), “il tentativo di migliorare la
comprensione dei determinanti della salute e della malattia ed aiutare le persone a
sviluppare la capacità necessaria a cambiare le abitudini nocive”, deve vedere l’impegno
a tali interventi da parte di tutto il personale sanitario, anche di quello con funzioni
assistenziali dirette.
Si impone a questo punto un chiarimento sia ideologico che pratico della educazione
alla salute e della promozione della salute. L’educazione alla salute (educazione
sanitaria) ha una storia più lunga della promozione della salute essendo nata con il
movimento della sanità pubblica alla fine del 19° secolo mentre la promozione della
salute è subentrata nella seconda metà del secolo successivo(11). L’educazione sanitaria
aveva come principale obiettivo la riduzione della mortalità e morbosità, puntando
quindi all’obiettivo molto limitato di assenza di malattia. Discende poi da una visione
positivista della realtà: ci si attende cioè che gli individui, una volta informati,
agiscano razionalmente per il loro bene, modificando, se necessario il loro modo di
vivere; concetto che fa appello al senso di responsabilità individuale per cui non si
deve fare altro che diffondere le informazioni di quello che è necessario per tutelare
la salute. La promozione della salute fa evolvere l’educazione sanitaria in almeno tre
fondamentali direzioni: 1. ampliamento del concetto di salute, che dalla assenza di
malattia passa al benessere ed alla qualità di vita; 2. interesse per tutti i
determinanti(12), quelli che potenziano la salute ancor prima di quelli che ostacolano
la malattia(13); 3. superamento del concetto di rischio individuale nel senso che non
appare più sufficiente la sola riduzione/eliminazione dei fattori di rischio a livello
individuale ma si rendono necessari interventi a livello di intera popolazione, che
cercano cioè di raggiungere tutti i membri di una popolazione definita(14). Con questa
concezione può essere inoltre facilitata la valutazione della efficacia degli
interventi(15) che, limitati solamente alla educazione sanitaria, potevano suggerire
pericolosamente una loro inefficacia(16).
Le strategie per migliorare le condizioni ambientali sono troppo note per essere discusse.
Nel mentre però il controllo dei rischi ambientali fisici, chimici e biologici è forse la
attività più conosciuta ed attuata dagli operatori di sanità pubblica(17), molto meno praticati sono gli interventi sull’ambiente sociale. Questi interventi, per loro natura
socio-sanitari, non solo richiedono il superamento dei ben noti problemi di mancanza
di integrazione e comunicabilità tra servizi sanitari e servizi sociali, ma anche il
coinvolgimento della comunità/popolazione. Si ritorna così alla promozione della
salute che si sforza di mettere la gente in condizione di poter influenzare i determinanti
dello stato di salute (tra i quali sono presenti i servizi pubblici)(18). Si tratta in pratica
delle varie articolazioni del Patto di solidarietà per la salute come erano previste dal
Piano sanitario nazionale per il triennio 1998-2000(19).
Il Patto di solidarietà per la salute si collega alla quarta ed ultima strategia. Persuadere
i decision makers, a tutti i livelli di governo, che la tutela e promozione della salute
è un nobile scopo significa orientare la volontà politica verso le iniziative di sanità
pubblica. Volontà che si traduce in leggi, regolamenti, regole formali ed informali
adottate per guidare i comportamenti individuali e collettivi. È soprattutto a livello
locale che si evidenzia l’abilità di orientare la volontà politica vincendo le resistenze
di portatori di interessi contrari ad iniziative di sanità pubblica. Gli interventi
politici sono infatti misure che modificano o controllano l’ambiente legale, sociale,
economico e fisico e, come la promozione della salute, scaturiscono dalla nozione
che gli individui sono fortemente influenzati dall’ambiente sociale e culturale in cui
vivono e lavorano(20).
Anche se possono essere ritenute “scolastiche”, le quattro strategie hanno il pregio di
essere immediatamente operative nell’attuale contesto della sanità pubblica, essere
concrete nella definizione e realizzazione, fornire un orientamento sicuro all’azione dei
responsabili dei Dipartimenti di prevenzione e dei Distretti delle Asl, apportare un
contributo, che non sia solo di tipo organizzativo e/o gestionale, alle funzioni dirigenziali.
Anche se gli operatori di sanità pubblica sono stati penalizzati dalle ricadute delle
continue riforme del sistema, che hanno prodotto sostanziali cambiamenti dei rapporti
di “forza” all’interno delle organizzazioni sanitarie, questo non giustifica una
mancanza di visione(21), di desiderio di innovazione (non solo organizzativa) ed uno
scarso impegno nella disciplina. Si seguitano a fare sempre le stesse cose, si esegue solo
quello che è stabilito da norme, da codici, da regolamenti(22), si svolge un lavoro
fortemente burocratico e conformista, di tipo esecutivo e non creativo, che mortifica
la professionalità. Sembra quasi che a praticare la sanità pubblica non sia la “mente
ed il braccio” degli operatori ma soltanto quest’ultimo.


Augusto Panà, Armando Muzzi

Note
(1) «Quasi sempre la denominazione riflette il momento evolutivo che la disciplina attraversa in un determinato paese» (Boccia A, Ricciardi G, McKee M. L’evoluzione della sanità pubblica in Europa. IgSanPubl 2001; 57: 513-27).
(2) Detels R, Breslow L. Current scope and concerns in public health. In: Detels R et al. editors:Oxford Texbook of Public Health: vol. 1, The scope of Public Health, Oxford University Press,Oxford 1997.
(3) Alcuni di questi temi sono stati analizzati, per la parte che riguarda i Dipartimenti di
prevenzione, nel documento della Conferenza Stato-regioni “Linee guida per la prevenzione sanitaria e per lo svolgimento delle attività del Dipartimento di prevenzione delle Aziende sanitarie locali”, integralmente pubblicato in IgSanPubl 2002; 58: 476-77.
(4) Per approfondimenti cfr. Brandt AM, Gardner M. Antagonism and accommodation: interpreting the relationship between public health and medicine in the United States during the 20th century. Am. J.Public Health 2000; 90: 707-15.
(5) «La disciplina della medicina generale/medicina di famiglia ha le seguenti caratteristiche: i) promuove la salute e il benessere con interventi appropriati ed efficaci; l) ha una responsabilità specifica della salute della comunità» (WONCA Europa: Definizione europea di medicina generale/di famiglia. Il sole 24 ore sanità 14-20 ottobre 2003).
(6) La scelta del tema del 20° congresso nazionale della SIMG “la medicina della salute”, Firenze novembre 2003, è un segnale di sensibilità al tema della protezione della salute da parte deimedici di medicina generale.
(7) Iliffe S, Lenihan P. Integrating primary care and public health: learning from the community-oriented primary care model. Intern. J. Health Services 2003;
33: 85-98.
(8) Il British Medical Journal ha dedicato una serie di cinque articoli alla nuova organizzazione della assistenza sanitaria primaria. Wilkin D, Gillam S, Smith K: Tackling organisational change in the new NHS. BMJ 2001, 322, 1464-7; Wilkin D, Dowswell T, Leese B: Modernising primary and community health services. BMJ 2001, 322, 1522-4; Campbell S, Roland M, Wilkin D: Improving the
quality of care through clinical governance. BMJ 2001, 322, 1580-2; Glendinning C, Coleman A, Shipman C, Malbon G: Progress in partnerships. BMJ 2001, 323, 28-31; Gillam S, Abbott S, Banks-Smith J: Can primary care groups and trusts improve health? BMJ 2001, 323, 89-92.
(9) Editoriale. Sistemi sanitari orientati alla prevenzione. IgSanPubl 2000; 56: 81-84.
(10) Kemm J. Health education: a case for resuscitation. Public Health 2003;
117: 106-111.
(11) La legge istitutiva del Ssn (Legge 833/78) cita solo la promozione della salute dell’età evolutiva (art. 2) “garantendo l’attuazione dei servizi medico-scolastici negli istituti di istruzione pubblica e privata di ogni ordine e grado”. Stante la categoria di individui a cui è diretta, conferma – prima della sua evoluzione – l’equiparazione della promozione della salute a quella di educazione sanitaria.
(12) Starfield fa notare che si parla sempre di “determinanti” e non di “determinante” perché agiscono sempre congiuntamente non esistendo un singolo determinante di salute e/o malattia (Starfield B. Basic concepts in population health and health care. J. Epidem. Comm. Health 2001; 55: 452-4.
(13) Per la storia dei determinanti ed una loro completa classificazione (4 categorie e 19 indicatori) cfr. Glouberman S, Millar J. Evolution of the determinants of health, health policy, and health information systems in Canada. Am. J. Public Health 2003; 93: 388-92.
(14) Si tratta degli interventi population-based o community-based interventions (McLeroy KR, Norton BL, Kegler MC, Burdine JN, Sumaya CV. Community-based interventions. Am. J. Public Health 2003; 93: 529-33) diretti cioè a gruppi di popolazione e che si basa sul concetto di rischio attribuibile alla popolazione (Sorensen G, Emmons K, Hunt MK, Johnston D. Implications of the results of community intervention trials. Annu.Rev.Public health 1998; 19: 379-416).
(15) WHO. Evaluation in health promotion. Principles and perspectives. WHO regional publications, European Series, n° 92, Copenhagen 2002.
(16) McHorney CA. Health status assessment methods for adults: past accomplishments and future challenges. Annu. Rev. Public Health 1999;
20: 309-35.
(17) Questo non significa che non ci sia ancora molto da fare in questo campo come, per citare solo un esempio, l’applicazione puntuale delle linee guida per la prevenzione dell’inquinamento indoor (De Martino A. Linee guida per la tutela e la promozione della salute negli ambienti confinati. IgSanPubl 2001; 57: 407-14).
(18) Viene richiesta una vera alleanza di collaborazione tra comunità/popolazione e tutte le organizzazioni di pubblici servizi (Roussos ST, Fawcett SB. A review of collaborative partnership as a strategy for improving community health. Annu. Rev. Public Health 2000; 21: 369-402)
(19) «Il Patto di solidarietà per la salute: il contesto sociale mutevole e complesso pone l’esigenza di avviare nel Paese un vero e proprio patto di solidarietà per la salute, che impegni le istituzioni preposte alla tutela della salute e una pluralità di soggetti: i cittadini; gli operatori sanitari; le istituzioni; il volontariato; i produttori, non profit e profit, di beni e servizi di carattere sanitario; gli organi e gli strumenti della comunicazione; la comunità europea ed internazionale. I risultati di salute non dipendono infatti solo dalla qualità tecnica delle prestazioni, ma trovano radici più profonde nella responsabilizzazione dei soggetti coinvolti e nella loro capacità di collaborare». «Il Patto con i cittadini: la promozione della salute non può
prescindere dalla maturazione di una coscienza civile e dalla assunzione da parte di tutti i cittadini di una responsabilità diretta e consapevole nei confronti del proprio benessere fisico, psichico e sociale, in termini di diritti così come di doveri, avvalendosi di tutti gli organismi di partecipazione e concertazione utili per una gestione territoriale della salute» (DPR 23 luglio 1998 Approvazione del Piano sanitario nazionale per il triennio 1998-2000).
(20) Come la promozione della salute, le politiche sanitarie possono avere una influenza sia diretta e più evidente, che una più indiretta ed implicita, sulla salute collettiva. Gli effetti diretti sono misurabili ed includono la prevalenza dei fattori di rischio, l’incidenza e la prevalenza delle malattie, delle disabilità e della morte; quella più indiretta riguarda cambiamenti nelle norme sociali e modifiche degli atteggiamenti nei confronti della salute (Brownson RC, Newschaffer CJ, Ali-Abarghoui F. Policy research for disease prevention: challenges and practical recommendations. AJPH 1997; 87: 735-9).
(21) Ad esempio pochi, e tra questi gli stessi occupati, sanno cosa deve fare un Dipartimento di prevenzione mentre un dipartimento di emergenza, uno di salute mentale, uno chirurgico richiamano subito alla mente quali potrebbero essere le attività che vi si svolgono.
(22) Una eredità di polizia sanitaria che ha la sua Bibbia nel testo unico delle leggi sanitarie (salvo qualche tenue aggiustamento) fondamentale per il controllo della malattie infettivo contagiose e per la sanità ambientale ma insufficiente per l’attuale situazione epidemiologica.