|

| Editoriale
|
 |
|
Propositi
del nuovo anno per la Sanità pubblica
New
Year Resolutions for Public Health
|
Da
questo numero, che inaugura lanno 2004, Igiene e
Sanità
Pubblica cambia Editore.
Iniziative sanitarie, società di indiscussa
esperienza nel campo
delleditoria sanitaria a cui, tra gli altri, afferisce
per la diffusione
anche il settimanale Panorama della sanità
che fa bella mostra
su tutti i tavoli ove si discute di organizzazione e gestione
dei servizi sanitari, permetterà alla Rivista una più
capillare diffusione in considerazione del suo crescente apprezzamento
da parte di tutti
gli operatori di sanità pubblica. In questo cambiamento
la Rivista intende, oltre che mantenere le caratteristiche
di autonomia e di qualità tipiche di una conduzione
artigianale, acquisire anche i vantaggi che offre una struttura
organizzativa di larga esperienza.
Questo cambiamento coincide con il 10° anno della attuale
Direzione e permette di ricordare il decennale della morte
del suo fondatore prof. Gaetano Del Vecchio (21 marzo 1994).
Cè da credere che se il prof. Del Vecchio potesse
esaminare i numeri della rivista dellultimo anno, avanzerebbe
sicuramente suggerimenti migliorativi ma mostrerebbe grande
soddisfazione non solo per la continuità della sua
opera ma anche per la vitalità della iniziativa (dimostrata
dal gran numero di lavori da pubblicare) e per le modifiche
apportate in questi dieci anni alla veste editoriale ed alla
versione elettronica. |
Un tempo a Natale, i bambini nascondevano sotto il piatto dei
genitori la letterina
dei buoni propositi, preparata con laiuto della maestra,
che forniva in pratica la
dimostrazione dei progressi scolastici, perché doveva essere
scritta in bella calligrafia
e possibilmente decorata. Anche se le promesse venivano immancabilmente
presto
dimenticate, era il primo documento programmatico
che serviva quanto meno a
chiarire quali azioni fossero considerate apprezzabili e quali
no. Ora, limmissione in
commercio di una miriade di biglietti augurali prestampati, con
frasi di rito spiritose ed illustrate, ha reso desueta labitudine
di cimentarsi nella creazione di un programma
pervaso da serie intenzioni di realizzazione. Qualche
malizioso potrebbe cogliere
delle analogie con gli attuali Piani sanitari, preparati da esperti
e corredati con
quanto di più moderno mette a disposizione la tecnica multimediale,
i cui propositi
spesso rimangono inattuati.
Eppure la necessità di chiarire esplicitamente, prima a
sé stessi e poi agli altri, i
propositi che dovrebbero guidare il cammino del nuovo anno dovrebbe
essere sentita
da tutti coloro che praticano la Medicina di sanità pubblica
(senza entrare nel merito
della denominazione della disciplina)(1)
.
Perché allora non rammentare e cercare ispirazione nelle
quattro fondamentali strategie,
dirette a creare le condizioni perché la gente diventi
o permanga sana, proposte
dallOxford Textbook of Public Health?(2)
Potenziare gli aspetti preventivi dellassistenza
sanitaria;
Intensificare leducazione sanitaria e la promozione
della salute;
Migliorare le condizioni dellambiente;
Orientare la volontà politica verso le iniziative
di sanità pubblica(3) (peraltro la
più astuta delle strategie).
Pur nella loro apparente ovvietà perché storicamente
statuite, queste strategie
riprendono e si avvalgono di quanto di più moderno e innovativo
è stato concepito
per la pratica di sanità pubblica.
Con la prima strategia si tenta di superare lannoso problema
di come integrare i
principi di sanità pubblica nel sistema di erogazione dellassistenza
sanitaria,
fortemente orientato al momento diagnostico-terapeutico. Problema
che prende le
mosse dalla scarsa preparazione del personale sanitario in materia
di sanità pubblica,
dalla netta separazione delle carriere del personale secondo la
disciplina esercitata,
dalla divisione delle attività preventive e curative nelle
strutture sanitarie, dai
finanziamenti per la gran parte indistinti per funzioni(4).
Anche se gli operatori di sanità pubblica non si occupano
direttamente del recupero
della salute, se non per gli aspetti organizzativi, ciò
non toglie che i clinici, specialmente
i medici di Medicina generale, non debbano svolgere al contrario
azioni di sanità
pubblica(5). È noto infatti che alcune
pratiche di prevenzione individuale (vaccinazioni,
educazione sanitaria, screening diagnostici), pur facendo parte
di programmi
organizzati di sanità pubblica, vengono di norma effettuate
dai medici di medicina
generale(6). Lobiettivo è quindi
di operare per allargare ed approfondire le attività
preventive dellassistenza sanitaria per creare un modello
integrato di assistenza
sanitaria primaria e sanità pubblica (community-oriented
primary care model)(7) .
Tale modello potrebbe essere realizzato nei Distretti, sulla falsariga
delle primary
care trusts recentemente create nel National Health Service anglosassone(8).
Occorre
cioè guidare le iniziative, comuni a tutti i sistemi sanitari(9),
che incentivano anche
economicamente le attività preventive.
La seconda strategia, il potenziamento degli interventi di educazione
sanitaria e di
promozione della salute, è consequenziale in parte alla
prima, in quanto, stando ad
una delle tante definizioni di educazione sanitaria(10),
il tentativo di migliorare la
comprensione dei determinanti della salute e della malattia ed
aiutare le persone a
sviluppare la capacità necessaria a cambiare le abitudini
nocive, deve vedere limpegno
a tali interventi da parte di tutto il personale sanitario, anche
di quello con funzioni
assistenziali dirette.
Si impone a questo punto un chiarimento sia ideologico che pratico
della educazione
alla salute e della promozione della salute. Leducazione
alla salute (educazione
sanitaria) ha una storia più lunga della promozione della
salute essendo nata con il
movimento della sanità pubblica alla fine del 19° secolo
mentre la promozione della
salute è subentrata nella seconda metà del secolo
successivo(11). Leducazione sanitaria
aveva come principale obiettivo la riduzione della mortalità
e morbosità, puntando
quindi allobiettivo molto limitato di assenza di malattia.
Discende poi da una visione
positivista della realtà: ci si attende cioè che
gli individui, una volta informati,
agiscano razionalmente per il loro bene, modificando, se necessario
il loro modo di
vivere; concetto che fa appello al senso di responsabilità
individuale per cui non si
deve fare altro che diffondere le informazioni di quello che è
necessario per tutelare
la salute. La promozione della salute fa evolvere leducazione
sanitaria in almeno tre
fondamentali direzioni: 1. ampliamento del concetto di salute,
che dalla assenza di
malattia passa al benessere ed alla qualità di vita; 2.
interesse per tutti i
determinanti(12), quelli che potenziano
la salute ancor prima di quelli che ostacolano
la malattia(13); 3. superamento del concetto
di rischio individuale nel senso che non
appare più sufficiente la sola riduzione/eliminazione dei
fattori di rischio a livello
individuale ma si rendono necessari interventi a livello di intera
popolazione, che
cercano cioè di raggiungere tutti i membri di una popolazione
definita(14). Con questa
concezione può essere inoltre facilitata la valutazione
della efficacia degli
interventi(15) che, limitati solamente alla
educazione sanitaria, potevano suggerire
pericolosamente una loro inefficacia(16).
Le strategie per migliorare le condizioni ambientali sono troppo
note per essere discusse.
Nel mentre però il controllo dei rischi ambientali fisici,
chimici e biologici è forse la
attività più conosciuta ed attuata dagli operatori
di sanità pubblica(17), molto meno
praticati sono gli interventi sullambiente sociale. Questi
interventi, per loro natura
socio-sanitari, non solo richiedono il superamento dei ben noti
problemi di mancanza
di integrazione e comunicabilità tra servizi sanitari e
servizi sociali, ma anche il
coinvolgimento della comunità/popolazione. Si ritorna così
alla promozione della
salute che si sforza di mettere la gente in condizione di poter
influenzare i determinanti
dello stato di salute (tra i quali sono presenti i servizi pubblici)(18).
Si tratta in pratica
delle varie articolazioni del Patto di solidarietà per
la salute come erano previste dal
Piano sanitario nazionale per il triennio 1998-2000(19).
Il Patto di solidarietà per la salute si collega alla quarta
ed ultima strategia. Persuadere
i decision makers, a tutti i livelli di governo, che la tutela
e promozione della salute
è un nobile scopo significa orientare la volontà
politica verso le iniziative di sanità
pubblica. Volontà che si traduce in leggi, regolamenti,
regole formali ed informali
adottate per guidare i comportamenti individuali e collettivi.
È soprattutto a livello
locale che si evidenzia labilità di orientare la
volontà politica vincendo le resistenze
di portatori di interessi contrari ad iniziative di sanità
pubblica. Gli interventi
politici sono infatti misure che modificano o controllano lambiente
legale, sociale,
economico e fisico e, come la promozione della salute, scaturiscono
dalla nozione
che gli individui sono fortemente influenzati dallambiente
sociale e culturale in cui
vivono e lavorano(20).
Anche se possono essere ritenute scolastiche, le quattro
strategie hanno il pregio di
essere immediatamente operative nellattuale contesto della
sanità pubblica, essere
concrete nella definizione e realizzazione, fornire un orientamento
sicuro allazione dei
responsabili dei Dipartimenti di prevenzione e dei Distretti delle
Asl, apportare un
contributo, che non sia solo di tipo organizzativo e/o gestionale,
alle funzioni dirigenziali.
Anche se gli operatori di sanità pubblica sono stati penalizzati
dalle ricadute delle
continue riforme del sistema, che hanno prodotto sostanziali cambiamenti
dei rapporti
di forza allinterno delle organizzazioni sanitarie,
questo non giustifica una
mancanza di visione(21), di desiderio di
innovazione (non solo organizzativa) ed uno
scarso impegno nella disciplina. Si seguitano a fare sempre le
stesse cose, si esegue solo
quello che è stabilito da norme, da codici, da regolamenti(22),
si svolge un lavoro
fortemente burocratico e conformista, di tipo esecutivo e non
creativo, che mortifica
la professionalità. Sembra quasi che a praticare la sanità
pubblica non sia la mente
ed il braccio degli operatori ma soltanto questultimo.
Augusto Panà, Armando Muzzi
|
| Note |
| (1) |
«Quasi
sempre la denominazione riflette il momento evolutivo che la disciplina
attraversa in un determinato paese» (Boccia A, Ricciardi G,
McKee M. Levoluzione della sanità pubblica in Europa.
IgSanPubl 2001; 57: 513-27). |
| (2) |
Detels
R, Breslow L. Current scope and concerns in public health. In: Detels
R et al. editors:Oxford Texbook of Public Health: vol. 1, The scope
of Public Health, Oxford University Press,Oxford 1997. |
| (3) |
Alcuni
di questi temi sono stati analizzati, per la parte che riguarda
i Dipartimenti di
prevenzione, nel documento della Conferenza Stato-regioni Linee
guida per la prevenzione sanitaria e per lo svolgimento delle attività
del Dipartimento di prevenzione delle Aziende sanitarie locali,
integralmente pubblicato in IgSanPubl 2002; 58: 476-77. |
| (4) |
Per
approfondimenti cfr. Brandt AM, Gardner M. Antagonism and accommodation:
interpreting the relationship between public health and medicine
in the United States during the 20th century. Am. J.Public Health
2000; 90: 707-15. |
| (5) |
«La
disciplina della medicina generale/medicina di famiglia ha le seguenti
caratteristiche: i) promuove la salute e il benessere con interventi
appropriati ed efficaci; l) ha una responsabilità specifica
della salute della comunità» (WONCA Europa: Definizione
europea di medicina generale/di famiglia. Il sole 24 ore sanità
14-20 ottobre 2003). |
| (6) |
La scelta del tema del 20° congresso nazionale della SIMG la
medicina della salute, Firenze novembre 2003, è un
segnale di sensibilità al tema della protezione della salute
da parte deimedici di medicina generale. |
| (7) |
Iliffe
S, Lenihan P. Integrating primary care and public health: learning
from the community-oriented primary care model. Intern. J. Health
Services 2003;
33: 85-98. |
| (8) |
Il British Medical Journal ha dedicato una serie di cinque articoli
alla nuova organizzazione della assistenza sanitaria primaria. Wilkin
D, Gillam S, Smith K: Tackling organisational change in the new
NHS. BMJ 2001, 322, 1464-7; Wilkin D, Dowswell T, Leese B: Modernising
primary and community health services. BMJ 2001, 322, 1522-4; Campbell
S, Roland M, Wilkin D: Improving the
quality of care through clinical governance. BMJ 2001, 322, 1580-2;
Glendinning C, Coleman A, Shipman C, Malbon G: Progress in partnerships.
BMJ 2001, 323, 28-31; Gillam S, Abbott S, Banks-Smith J: Can primary
care groups and trusts improve health? BMJ 2001, 323, 89-92. |
| (9) |
Editoriale.
Sistemi sanitari orientati alla prevenzione. IgSanPubl 2000; 56:
81-84. |
| (10) |
Kemm
J. Health education: a case for resuscitation. Public Health 2003;
117: 106-111. |
| (11) |
La
legge istitutiva del Ssn (Legge 833/78) cita solo la promozione
della salute delletà evolutiva (art. 2) garantendo
lattuazione dei servizi medico-scolastici negli istituti di
istruzione pubblica e privata di ogni ordine e grado. Stante
la categoria di individui a cui è diretta, conferma
prima della sua evoluzione lequiparazione della promozione
della salute a quella di educazione sanitaria. |
| (12) |
Starfield
fa notare che si parla sempre di determinanti e non
di determinante perché agiscono sempre congiuntamente
non esistendo un singolo determinante di salute e/o malattia (Starfield
B. Basic concepts in population health and health care. J. Epidem.
Comm. Health 2001; 55: 452-4. |
| (13) |
Per
la storia dei determinanti ed una loro completa classificazione
(4 categorie e 19 indicatori) cfr. Glouberman S, Millar J. Evolution
of the determinants of health, health policy, and health information
systems in Canada. Am. J. Public Health 2003; 93: 388-92. |
| (14) |
Si
tratta degli interventi population-based o community-based interventions
(McLeroy KR, Norton BL, Kegler MC, Burdine JN, Sumaya CV. Community-based
interventions. Am. J. Public Health 2003; 93: 529-33) diretti cioè
a gruppi di popolazione e che si basa sul concetto di rischio attribuibile
alla popolazione (Sorensen G, Emmons K, Hunt MK, Johnston D. Implications
of the results of community intervention trials. Annu.Rev.Public
health 1998; 19: 379-416). |
| (15) |
WHO.
Evaluation in health promotion. Principles and perspectives. WHO
regional publications, European Series, n° 92, Copenhagen 2002. |
| (16) |
McHorney
CA. Health status assessment methods for adults: past accomplishments
and future challenges. Annu. Rev. Public Health 1999;
20: 309-35. |
| (17) |
Questo
non significa che non ci sia ancora molto da fare in questo campo
come, per citare solo un esempio, lapplicazione puntuale delle
linee guida per la prevenzione dellinquinamento indoor (De
Martino A. Linee guida per la tutela e la promozione della salute
negli ambienti confinati. IgSanPubl 2001; 57: 407-14). |
| (18) |
Viene
richiesta una vera alleanza di collaborazione tra comunità/popolazione
e tutte le organizzazioni di pubblici servizi (Roussos ST, Fawcett
SB. A review of collaborative partnership as a strategy for improving
community health. Annu. Rev. Public Health 2000; 21: 369-402) |
| (19) |
«Il
Patto di solidarietà per la salute: il contesto sociale mutevole
e complesso pone lesigenza di avviare nel Paese un vero e
proprio patto di solidarietà per la salute, che impegni le
istituzioni preposte alla tutela della salute e una pluralità
di soggetti: i cittadini; gli operatori sanitari; le istituzioni;
il volontariato; i produttori, non profit e profit, di beni e servizi
di carattere sanitario; gli organi e gli strumenti della comunicazione;
la comunità europea ed internazionale. I risultati di salute
non dipendono infatti solo dalla qualità tecnica delle prestazioni,
ma trovano radici più profonde nella responsabilizzazione
dei soggetti coinvolti e nella loro capacità di collaborare».
«Il Patto con i cittadini: la promozione della salute non
può
prescindere dalla maturazione di una coscienza civile e dalla assunzione
da parte di tutti i cittadini di una responsabilità diretta
e consapevole nei confronti del proprio benessere fisico, psichico
e sociale, in termini di diritti così come di doveri, avvalendosi
di tutti gli organismi di partecipazione e concertazione utili per
una gestione territoriale della salute» (DPR 23 luglio 1998
Approvazione del Piano sanitario nazionale per il triennio 1998-2000). |
| (20) |
Come
la promozione della salute, le politiche sanitarie possono avere
una influenza sia diretta e più evidente, che una più
indiretta ed implicita, sulla salute collettiva. Gli effetti diretti
sono misurabili ed includono la prevalenza dei fattori di rischio,
lincidenza e la prevalenza delle malattie, delle disabilità
e della morte; quella più indiretta riguarda cambiamenti
nelle norme sociali e modifiche degli atteggiamenti nei confronti
della salute (Brownson RC, Newschaffer CJ, Ali-Abarghoui F. Policy
research for disease prevention: challenges and practical recommendations.
AJPH 1997; 87: 735-9). |
| (21) |
Ad
esempio pochi, e tra questi gli stessi occupati, sanno cosa deve
fare un Dipartimento di prevenzione mentre un dipartimento di emergenza,
uno di salute mentale, uno chirurgico richiamano subito alla mente
quali potrebbero essere le attività che vi si svolgono. |
| (22) |
Una
eredità di polizia sanitaria che ha la sua Bibbia nel testo
unico delle leggi sanitarie (salvo qualche tenue aggiustamento)
fondamentale per il controllo della malattie infettivo contagiose
e per la sanità ambientale ma insufficiente per lattuale
situazione epidemiologica. |
|
|
 |
|