| Stover
e Bassett(1) si pongono il quesito "chi è un
professionista della prevenzione? " e così rispondono "il
professionista della prevenzione è una persona che svolge quotidianamente
una attività in strutture di sanità pubblica a livello nazionale
o regionale o locale". Ma definire questa attività non è
cosa facile perché è la più varia e la meno definita tra
quelle sanitarie ed anche di quelle svolte dai servizi pubblici in generale.
I due Autori, per risolvere questo problema, ricorrono all'elenco delle attività
preparato dal Dipartimento di Sanità pubblica della città di New York(2),
che ne enumera oltre 250. Anche se la realtà relativa alla sanità
pubblica è diversa tra gli USA e l'Italia, non vi è dubbio che
i problemi relativi a) alla pluralità delle persone coinvolte e b) alla numerosità
degli argomenti pertinenti la disciplina, siano presenti anche nel nostro paese
e tali da condizionare ogni dibattito sulla formazione dei professionisti della Prevenzione(3). Non
si intende approfondire il tema della formazione continua(4)
(che normativamente comprende l'aggiornamento professionale e la formazione
permanente(5)) come attualmente viene svolta perché
monopolizzata dalla Educazione Continua in Medicina (ECM)(6)
, che è quanto di più burocratico e formale si poteva escogitare(7).
La critica è rivolta alle modalità di esecuzione e non al progetto
in sé, apprezzando il richiamo alla peculiare caratteristica della formazione,
e cioè alla sua continuità (non una stazione di arrivo ma un
permanente viaggio nella conoscenza)(8). È utile
invece soffermarsi sulle prospettive intese, per le inevitabili difficoltà
da superare, più come auspicio ed aspettative che come certezza di realizzazione(9). Si
possono ridurre a quattro, in certo qual modo in ordine di importanza, le prospettive della
formazione dei Professionisti della Prevenzione: 1. creare un ambiente favorevole
alla formazione; 2. aggiornare i contenuti della formazione; 3. modificare
gli strumenti e le modalità della formazione; 4. creare nuovi supporti
alla formazione. 1. Creare un ambiente favorevole alla formazione. Sembra
superfluo ricordare che il più importante stimolo a migliorare la propria
competenza e cambiare il proprio comportamento è il desiderio dell'individuo
di vedere questi aspetti riconosciuti dalla società possibilmente con un
sistema premiante (non necessariamente monetario). Se l'ambiente sociale, nel
quale vive e lavora, non attribuisce alcun merito agli sforzi fatti dall'individuo
per migliorare la propria competenza e cambiare il proprio comportamento, è
illusorio sperare nella "obbligatorietà" della formazione
permanente e nell'acquisizione di crediti formativi per ottenere una proficua partecipazione
alle iniziative formative (che non si traduca cioè in mera presenza fisica
agli eventi formativi). Gli Igienisti sono i più consapevoli di questa
realtà in quanto promotori di programmi di promozione della salute tesi
appunto a modificare i determinanti ambientali per ottenere, come ricaduta,
un cambiamento delle abitudini individuali favorevoli alla salute. A questa
tesi, che può anche non essere condivisa da chi ritiene ogni professionista
dotato di un forte senso morale, segue un corollario. La motivazione alla formazione
continua è tanto più forte quanto più è "vendibile"
la competenza acquisita. I professionisti, laureati o meno, che possono affrontare
il libero mercato e trarne benefici economici sono anche quelli che più
sentono l'obbligo (non solo morale ma per vincere la concorrenza) di accedere
alle proposte formative. E questo è sempre successo tanto da dare per scontato
questo meccanismo negli esercenti una qualsiasi professione(10). Il
nuovo Piano sanitario Nazionale 2003-2005 accenna a questo processo quando afferma
(in puro stile "politichese") che "in una prospettiva ancora più
ampia, la formazione continua potrà diventare uno degli strumenti di garanzia
della qualità dell'esercizio professionale, divenendo un momento di sviluppo
di una nuova cultura della responsabilità e del giusto riconoscimento della
eccellenza professionale". La prospettiva che si auspica è quindi
quella di riuscire a creare un ambiente favorevole alla formazione che sia
cioè correttamente meritocratico nel senso di saper valutare e quindi
di premiare i frutti (se si preferisce gli outcomes) della formazione. Meglio ancora
se le stesse organizzazioni (learning organizations) incoraggiano i componenti (individui
e gruppi) ad imparare dal lavoro svolto, cioè apprendendo continuamente dall'esperienza. 2.
Aggiornare i contenuti della formazione. Può apparire paradossale
affermare che i contenuti della formazione permanente per i Professionisti
della Prevenzione debbano essere inerenti alla Sanità Pubblica (pur nella sua
intrinseca multidisciplinarietà). Ma si deve constatare che negli ultimi
anni è stato compiuto un enorme sforzo di "formazione manageriale"
non accompagnato da una parallela ed adeguato impegno in "formazione di
sanità pubblica". Ci si riferisce non tanto alla formazione specialistica
di Igiene e Medicina preventiva quanto proprio di organizzazione e gestione
dei servizi sanitari secondo metodologie (epidemiologiche) e pratiche (programmatorie)
specifiche di sanità pubblica. Da notare che le proposte formative di
cultura manageriale, tipica del sapere aziendale, hanno visto una forte presenza
proprio delle istituzioni universitarie di sanità pubblica che hanno
così lasciato indifeso il territorio di loro competenza. L'Istituto
di Medicina americano, che si è sempre interessato dell'argomento(11),
ha recentemente pubblicato uno studio approfondito sui bisogni formativi dei professionisti
di sanità pubblica ed ha concluso raccomandando che alle 5 discipline fondamentali (epidemiologia,
biostatistica, igiene ambientale, amministrazione sanitaria, scienze sociali e
comportamentali) ne vanno aggiunte otto nuove (informatica, genomica, scienza della
comunicazione, antropologia culturale, ricerca comunitaria e partecipata, legislazione
e politica sanitaria, salute globale, ed etica)(12). Ma
è proprio la "Prevenzione delle malattie" attualmente messa in
discussione, sostituita da una più moderna "Promozione della salute".
La prospettiva di diventare "Professionisti della salute" implica
un profondo cambiamento culturale da richiedere una specifica formazione con
nuovi programmi didattici. Significa infatti abbandonare, fin dalla formazione
di base, il modello biomedico per sostituirlo con il modello sociobiologico e
la conseguente trasformazione dell'operatore sanitario in operatore sociosanitario. Inoltre,
parlando di formazione, non è possibile ignorare il movimento evidence-based che
sta segnando profondamente le Scienze mediche in generale e la sanità pubblica
in particolare. Il "movimento" ha l'ambizione di fornire contenuti
scientifici alle decisioni che interessano sia i singoli individui che gruppi
più o meno numerosi di popolazione. La Medicina clinica ha partecipato
entusiasticamente al movimento (Evidence based Medicine), molto meno la sanità
pubblica (Evidence based Public Health). Uno dei motivi di questa lacuna è
la scarsa propensione a valutare gli interventi di sanità pubblica ed a
rendere pubbliche le esperienze. La prospettiva che si suggerisce è
quella di praticare, quanto più estesamente possibile, una sanità
pubblica basata su prove di efficacia. 3. Modificare gli strumenti e le
modalità della formazione. Certamente nel nostro paese non manca
una offerta formativa imponente per varietà di materie ed argomenti
e per qualità didattiche e comunicative. Sono però ancora poche
le iniziative che ricorrono a strumenti didattici più moderni (formazione
a distanza(13), e-learning) o altri modelli didattici(14),
superando i tradizionali metodi formativi accademici. Ancora di meno sono le
iniziative che tengono conto delle modalità didattiche più moderne.
Malcom Knowles ha introdotto il termine "andragogia" per definire "la
scienza e l'arte di aiutare le persone adulte ad imparare" ed ha consigliato
sette principi idonei ad ottenere i migliori risultati(15). Perché
non realizzare una formazione che si attui: a) con partecipazione a corsi ed
eventi accreditati coinvolgendo a questo fine, come dice il Piano sanitario
nazionale 2003-2005, "Ordini, Collegi, e Associazioni professionali, non
solo quali attori della pianificazione della formazione, ma anche quali organismi di
garanzia della sua aderenza agli standard europei ed internazionali"; b)
con schemi di apprendimento guidato, eseguito da docenti interni alle strutture operative
e verificato da docenti esterni, a forte connotazione pratica, con la trasmissione più
di esperienze che di conoscenze; c) con forme di auto-apprendimento che si
devono rivelare in manifestazioni programmate di discorsi, lezioni, conferenze,
letture pubbliche, interne e/o esterne alle strutture operative; d) con
la pubblicazione di articoli, rapporti, descrizioni ed esposizione di esperienze, non
necessariamente con stampa formale (libri, riviste) ma soprattutto informale (a circolazione
ristretta e mirata, anche in formato elettronico). 4. Creare nuovi supporti
alla formazione. In Sanità pubblica, come nelle altre discipline,
la diffusione delle conoscenze si attua attraverso i mezzi di comunicazione,
con la graduale sostituzione delle modalità cartacee con quelle elettroniche.
Internet è diventata una fonte pressoché inesauribile di conoscenze
che aspettano solo di essere raccolte, alla sola condizione di apprendere le semplici
modalità di accesso. In questo caso la prospettiva è la creazione
di un unico sito cui fare capo per la materia inerente la sanità pubblica.
Come modello potrebbe essere preso il National Knowledge Service (www.nks.nhs.uk),
recentemente istituito dal Ministero della Sanità anglosassone. Il suo
Motto è il seguente: "La conoscenza è la moneta dell'apprendimento. Possiamo
imparare solo quello che è già noto. Il National Knowledge Service
è un fondamentale componente dell'attività del Ministero della
sanità nel suo sforzo di assicurare fonti di conoscenza sulla lotta
alle malattie ed il miglioramento della salute". La missione del National
Knowledge Service (NKS) è quella di garantire che tutte le fonti di
conoscenza siano riunite insieme per fornire sia agli assistiti che agli operatori gli
elementi per basare le loro decisioni sulle migliori informazioni disponibili(16). Per
concludere, se si ammette che almeno una parte del miglioramento della salute registrato
in Italia possa essere attribuita agli interventi di sanità pubblica, e
cioè alla preparazione e competenza dei professionisti di questa disciplina,
per essi la formazione permanente rappresenta lo strumento ideale per perseguire
la propria missione in quanto "essa si configura come un elemento di tutela
dell'equità sociale e riassume in sé i concetti di responsabilità
individuale e collettiva, insito nell'esercizio di ogni attività volta
alla tutela e alla promozione della salute della popolazione" (PSN 2003-2005). Augusto
Panà, Armando Muzzi |