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Igiene e Sanità Pubblica è una rivista scientifica fondata nel 1945
da Gaetano Del Vecchio.

Editoriale

La formazione dei Professionisti della Prevenzione:
tendenze attuali e prospettive

(Medline - Index - Medicus)

Stover e Bassett(1) si pongono il quesito "chi è un professionista della prevenzione?
" e così rispondono "il professionista della prevenzione è una persona che svolge
quotidianamente una attività in strutture di sanità pubblica a livello nazionale o
regionale o locale". Ma definire questa attività non è cosa facile perché è la più
varia e la meno definita tra quelle sanitarie ed anche di quelle svolte dai servizi
pubblici in generale. I due Autori, per risolvere questo problema, ricorrono all'elenco
delle attività preparato dal Dipartimento di Sanità pubblica della città di New
York(2), che ne enumera oltre 250.
Anche se la realtà relativa alla sanità pubblica è diversa tra gli USA e l'Italia, non vi
è dubbio che i problemi relativi a) alla pluralità delle persone coinvolte e b) alla
numerosità degli argomenti pertinenti la disciplina, siano presenti anche nel nostro
paese e tali da condizionare ogni dibattito sulla formazione dei professionisti della
Prevenzione(3).
Non si intende approfondire il tema della formazione continua(4) (che normativamente
comprende l'aggiornamento professionale e la formazione permanente(5)) come attualmente viene svolta perché monopolizzata dalla Educazione Continua in Medicina
(ECM)(6) , che è quanto di più burocratico e formale si poteva escogitare(7). La critica è
rivolta alle modalità di esecuzione e non al progetto in sé, apprezzando il richiamo alla
peculiare caratteristica della formazione, e cioè alla sua continuità (non una stazione di
arrivo ma un permanente viaggio nella conoscenza)(8).
È utile invece soffermarsi sulle prospettive intese, per le inevitabili difficoltà da superare,
più come auspicio ed aspettative che come certezza di realizzazione(9).
Si possono ridurre a quattro, in certo qual modo in ordine di importanza, le prospettive
della formazione dei Professionisti della Prevenzione:
1. creare un ambiente favorevole alla formazione;
2. aggiornare i contenuti della formazione;
3. modificare gli strumenti e le modalità della formazione;
4. creare nuovi supporti alla formazione.
1. Creare un ambiente favorevole alla formazione.
Sembra superfluo ricordare che il più importante stimolo a migliorare la propria competenza e cambiare il proprio comportamento è il desiderio dell'individuo di vedere questi aspetti riconosciuti dalla società possibilmente con un sistema premiante (non necessariamente monetario). Se l'ambiente sociale, nel quale vive e lavora, non attribuisce alcun merito agli sforzi fatti dall'individuo per migliorare la propria competenza e cambiare il proprio comportamento, è illusorio sperare nella "obbligatorietà" della
formazione permanente e nell'acquisizione di crediti formativi per ottenere una proficua
partecipazione alle iniziative formative (che non si traduca cioè in mera presenza
fisica agli eventi formativi).
Gli Igienisti sono i più consapevoli di questa realtà in quanto promotori di programmi di
promozione della salute tesi appunto a modificare i determinanti ambientali per ottenere,
come ricaduta, un cambiamento delle abitudini individuali favorevoli alla salute.
A questa tesi, che può anche non essere condivisa da chi ritiene ogni professionista dotato di un forte senso morale, segue un corollario. La motivazione alla formazione continua è tanto più forte quanto più è "vendibile" la competenza acquisita.
I professionisti, laureati o meno, che possono affrontare il libero mercato e trarne benefici economici sono anche quelli che più sentono l'obbligo (non solo morale ma per vincere la concorrenza) di accedere alle proposte formative. E questo è sempre successo tanto da dare per scontato questo meccanismo negli esercenti una qualsiasi professione(10).
Il nuovo Piano sanitario Nazionale 2003-2005 accenna a questo processo quando afferma (in puro stile "politichese") che "in una prospettiva ancora più ampia, la formazione continua potrà diventare uno degli strumenti di garanzia della qualità dell'esercizio professionale, divenendo un momento di sviluppo di una nuova cultura della responsabilità e del giusto riconoscimento della eccellenza professionale".
La prospettiva che si auspica è quindi quella di riuscire a creare un ambiente favorevole
alla formazione che sia cioè correttamente meritocratico nel senso di saper valutare e
quindi di premiare i frutti (se si preferisce gli outcomes) della formazione. Meglio
ancora se le stesse organizzazioni (learning organizations) incoraggiano i componenti
(individui e gruppi) ad imparare dal lavoro svolto, cioè apprendendo continuamente
dall'esperienza.
2. Aggiornare i contenuti della formazione.
Può apparire paradossale affermare che i contenuti della formazione permanente per i
Professionisti della Prevenzione debbano essere inerenti alla Sanità Pubblica (pur nella
sua intrinseca multidisciplinarietà). Ma si deve constatare che negli ultimi anni è stato
compiuto un enorme sforzo di "formazione manageriale" non accompagnato da una
parallela ed adeguato impegno in "formazione di sanità pubblica". Ci si riferisce non
tanto alla formazione specialistica di Igiene e Medicina preventiva quanto proprio di
organizzazione e gestione dei servizi sanitari secondo metodologie (epidemiologiche) e
pratiche (programmatorie) specifiche di sanità pubblica.
Da notare che le proposte formative di cultura manageriale, tipica del sapere aziendale,
hanno visto una forte presenza proprio delle istituzioni universitarie di sanità pubblica
che hanno così lasciato indifeso il territorio di loro competenza.
L'Istituto di Medicina americano, che si è sempre interessato dell'argomento(11), ha recentemente pubblicato uno studio approfondito sui bisogni formativi dei professionisti di sanità pubblica ed ha concluso raccomandando che alle 5 discipline fondamentali
(epidemiologia, biostatistica, igiene ambientale, amministrazione sanitaria, scienze sociali
e comportamentali) ne vanno aggiunte otto nuove (informatica, genomica, scienza
della comunicazione, antropologia culturale, ricerca comunitaria e partecipata, legislazione e politica sanitaria, salute globale, ed etica)(12).
Ma è proprio la "Prevenzione delle malattie" attualmente messa in discussione, sostituita
da una più moderna "Promozione della salute". La prospettiva di diventare "Professionisti
della salute" implica un profondo cambiamento culturale da richiedere una specifica
formazione con nuovi programmi didattici. Significa infatti abbandonare, fin dalla formazione di base, il modello biomedico per sostituirlo con il modello sociobiologico e la
conseguente trasformazione dell'operatore sanitario in operatore sociosanitario.
Inoltre, parlando di formazione, non è possibile ignorare il movimento evidence-based
che sta segnando profondamente le Scienze mediche in generale e la sanità pubblica in
particolare. Il "movimento" ha l'ambizione di fornire contenuti scientifici alle decisioni
che interessano sia i singoli individui che gruppi più o meno numerosi di popolazione.
La Medicina clinica ha partecipato entusiasticamente al movimento (Evidence based Medicine), molto meno la sanità pubblica (Evidence based Public Health). Uno dei
motivi di questa lacuna è la scarsa propensione a valutare gli interventi di sanità pubblica ed a rendere pubbliche le esperienze.
La prospettiva che si suggerisce è quella di praticare, quanto più estesamente possibile,
una sanità pubblica basata su prove di efficacia.
3. Modificare gli strumenti e le modalità della formazione.
Certamente nel nostro paese non manca una offerta formativa imponente per varietà
di materie ed argomenti e per qualità didattiche e comunicative. Sono però ancora
poche le iniziative che ricorrono a strumenti didattici più moderni (formazione a distanza(13), e-learning) o altri modelli didattici(14), superando i tradizionali metodi formativi accademici.
Ancora di meno sono le iniziative che tengono conto delle modalità didattiche più
moderne. Malcom Knowles ha introdotto il termine "andragogia" per definire "la scienza
e l'arte di aiutare le persone adulte ad imparare" ed ha consigliato sette principi
idonei ad ottenere i migliori risultati(15).
Perché non realizzare una formazione che si attui:
a) con partecipazione a corsi ed eventi accreditati coinvolgendo a questo fine, come
dice il Piano sanitario nazionale 2003-2005, "Ordini, Collegi, e Associazioni professionali,
non solo quali attori della pianificazione della formazione, ma anche quali organismi
di garanzia della sua aderenza agli standard europei ed internazionali";
b) con schemi di apprendimento guidato, eseguito da docenti interni alle strutture
operative e verificato da docenti esterni, a forte connotazione pratica, con la trasmissione
più di esperienze che di conoscenze;
c) con forme di auto-apprendimento che si devono rivelare in manifestazioni programmate
di discorsi, lezioni, conferenze, letture pubbliche, interne e/o esterne alle
strutture operative;
d) con la pubblicazione di articoli, rapporti, descrizioni ed esposizione di esperienze,
non necessariamente con stampa formale (libri, riviste) ma soprattutto informale (a
circolazione ristretta e mirata, anche in formato elettronico).
4. Creare nuovi supporti alla formazione.
In Sanità pubblica, come nelle altre discipline, la diffusione delle conoscenze si attua
attraverso i mezzi di comunicazione, con la graduale sostituzione delle modalità cartacee
con quelle elettroniche. Internet è diventata una fonte pressoché inesauribile di conoscenze che aspettano solo di essere raccolte, alla sola condizione di apprendere le semplici modalità di accesso.
In questo caso la prospettiva è la creazione di un unico sito cui fare capo per la materia
inerente la sanità pubblica. Come modello potrebbe essere preso il National Knowledge
Service (www.nks.nhs.uk), recentemente istituito dal Ministero della Sanità anglosassone.
Il suo Motto è il seguente: "La conoscenza è la moneta dell'apprendimento.
Possiamo imparare solo quello che è già noto. Il National Knowledge Service è un
fondamentale componente dell'attività del Ministero della sanità nel suo sforzo di
assicurare fonti di conoscenza sulla lotta alle malattie ed il miglioramento della salute".
La missione del National Knowledge Service (NKS) è quella di garantire che tutte le
fonti di conoscenza siano riunite insieme per fornire sia agli assistiti che agli operatori
gli elementi per basare le loro decisioni sulle migliori informazioni disponibili(16).
Per concludere, se si ammette che almeno una parte del miglioramento della salute
registrato in Italia possa essere attribuita agli interventi di sanità pubblica, e cioè alla
preparazione e competenza dei professionisti di questa disciplina, per essi la formazione
permanente rappresenta lo strumento ideale per perseguire la propria missione in quanto
"essa si configura come un elemento di tutela dell'equità sociale e riassume in sé i
concetti di responsabilità individuale e collettiva, insito nell'esercizio di ogni attività
volta alla tutela e alla promozione della salute della popolazione" (PSN 2003-2005).

Augusto Panà, Armando Muzzi

 

Note
(1) Stover GN, Bassett MT. Practice is the purpose of public health. Am.J.Public Health 2003;93: 1799-1801.
(2)New York Department of Health and Mental Hygiene. Health Topics A-Z (www.nyc.gov)
(3)Questo tema è stato oggetto di approfondite relazioni nel 39° Congresso nazionale SItI tenuto a Ferrara nel settembre 2000 con la terza sessione plenaria dedicata a "La figura e le competenze professionali dell'Igienista in un sistema sanitario in evoluzione". In quella sede Vittorio Carreri ha tracciato il quadro della costellazione delle figure laureate e tecniche che sono indispensabili per la Prevenzione, nelle varie aree di erogazione: dal Dipartimento di Prevenzione, ai Distretti, agli Ospedali. Che tipo di operatori occorre avere e quindi formare.
(4)Per una ampia revisione dell'argomento cfr. Fara GM, Meloni C. La formazione specialistica e permanente degli igienisti nella normativa universitaria e sanitaria. Atti 39° Congresso nazionale SitI, Ferrara, settembre 2000, pagg 205-227.
(5) "Ai sensi del presente decreto, la formazione continua comprende l'aggiornamento professionale e la formazione permanente. L'aggiornamento professionale è l'attività successiva al corso di diploma, laurea, specializzazione, formazione complementare, formazione specifica in medicina generale, diretta ad adeguare per tutto l'arco della vita professionale le conoscenze professionali. La formazione permanente comprende le attività finalizzate a migliorare le competenze e le abilità cliniche, tecniche e manageriali e i comportamenti degli operatori sanitari al progresso scientifico tecnologico con l'obiettivo di garantire efficacia, appropriatezza, sicurezza ed efficienza all'assistenza prestata dal Ssn" (Art. 16-bis, D. lgs. 19.6.1999, n. 229).
(6) DM 5.7.2000; Circolare 5.3.2002, n. 448 del Ministero della Salute (GU n. 110 del 13.5.2002)
(7)Per approfondimento cfr. Editoriale. L'Educazione continua in Medicina (ECM) e la
costante crescita professionale. IgSanPubl 2002; 59: 185-88.
(8)Forse sarebbe stato utile mettere a fuoco la differenza esistente tra ECM e sviluppo
professionale continuo (continuing professional development, CPD). La prima è basata su una attività formativa sostanzialmente diretta e guidata dal docente, sia come contenuti sia come metodi di insegnamento, e rivolta alla crescita professionale; la seconda punta ad uno sviluppo personale globale identificato soggettivamente, con un curriculum stabilito dal discente, svolta in sedi informali e durante il lavoro.
(9) Senza ignorare i numerosi suggerimenti forniti per la formazione dei professionisti della salute (Istituto superiore di sanità. Organizzazione e gestione della formazione continua nelle aziende sanitarie. A cura di S. Boni, G. De Virgilio, R. Guerra, D. Guerriera. 2003, v. 33; Rapporti ISTISAN 03/9).
(10)Questo meccanismo si rivela piuttosto debole per i Professionisti della Prevenzione in
quanto è ridotta la loro attività libero-professionale a favore di quella prestata nell'ambito di strutture organizzative, più pubbliche che private.
(11) Institute of Medicine of the National Academies. Committee for the study of the future of public health. The future of public health. The national Academy Press, Washington 1988
(12)Gebbie K, Rosenstock L, Hernandez LM. Who will keep the public healthy? Educating public health professionals for the 21st century. Institute of Medicine of the National Academies. Committee on educating public health professionals for the 21st century. The national Academies Press, Washington 2003.
(13)Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento della funzione pubblica. Direttiva 13 dicembre 2001 Formazione e valorizzazione del personale delle pubbliche amministrazioni. (Gazzetta Ufficiale N. 26 del 31 Gennaio 2002).
(14) Davis D et al. The case of knowledge translation: shortening the journey from evidence to effect. BMJ 2003; 327: 33-5.
(15)Kaufman DM. Applying educational theory in practice. BMJ 2003; 326: 213-216.
(16)The mission of the National Knowledge Service is to ensure that all these sources
of knowledge are brought together to let patients and professionals base their decisions on best current knowledge. To do this the National Knowledge Service has three strategies: a) developing common standards for the production and procurement of knowledge; b) mobilising the knowledge so that there is a common core of knowledge integrated in every patient record and care pathway; c) developing and implementing the technical standards and solutions to make these objectives possible.